Bastano quattordici giorni nell'aprile del 2022 perché la vita di Joe Locke cambi per sempre. Due milioni di persone si riversano sul suo profilo Instagram nel giro di poco tempo (un contatore che oggi viaggia oltre i 3,6 milioni!). Il copione è quello dei grandi cult di Netflix sulla scia di Stranger Things o Outer Banks, dove un gruppo di ragazzi sconosciuti si risveglia da un giorno all'altro al centro della pop culture globale. Perché se è vero che la graphic novel di Alice Oseman muoveva già una community caldissima, la risposta allo show va oltre ogni calcolo, regalandoci il debutto assoluto di Joe nei panni di Charlie Spring. Il segreto? Aver riscritto da zero la narrazione LGBTQIA+. Heartstopper ha spazzato via anni di racconti dolorosi legati al coming out, portando sul piccolo schermo una boccata d'aria fresca orgogliosamente positiva. Poi, di pari passo con la crescita dei suoi protagonisti, lo show ha alzato l'asticella andando a toccare con delicatezza temi complessi come la salute mentale e i disturbi alimentari di Charlie. Uno sguardo empatico e maturo che nella terza stagione è valso a Joe la vittoria di un Emmy Award, persino davanti al co-protagonista Kit Connor.

Il problema è che fuori da questa bolla il mondo reale ha preso una piega diversa. Con i diritti civili di nuovo messi in discussione e conquiste storiche improvvisamente sotto attacco, l'addio della serie ha un significato inaspettato. Heartstopper Forever, il film ora disponibile su Netflix che adatta il sesto e ultimo capitolo della saga, è un manifesto di resistenza e visibilità quantomai necessario. «Spero con tutto il cuore che il mondo riesca a riscattarsi dall'inferno in cui è sprofondato ultimamente e che diventi finalmente un posto migliore», ci confida con disarmante sincerità. L'abbiamo incontrato a pochissimo dal debutto del film in streaming per farci raccontare le sue ultime emozioni nei panni di Charlie e quali sorprese ci riservi il futuro della sua carriera.



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È difficile credere che siano passati quattro anni dalla prima messa in onda di Heartstopper . Che sensazione si prova sapendo di essere vicini alla fine di questo percorso?

«È una sensazione stranissima. Sembra quasi di essere alle prese con il solito tour promozionale prima di una nuova stagione, con l'idea che poi ce ne sarà un altro e poi un altro ancora, come è sempre stato. Credo che realizzerò davvero che è finita durante la première: quando mi guarderò intorno e vedrò tutti gli altri... lì che mi crollerà addosso la realtà».

Questa serie è sempre dato l'idea di essere attuale e l'impatto che ha avuto sui fan, soprattutto su quelli cresciuti con essa, è evidente. Che impatto ha avuto su di te?

«Per chi fa il mio mestiere, non c'è privilegio più grande del sentire che la gente ama davvero ciò che fai. Giorni fa ero in giro con un amico che non mi aveva mai visto venire fermato dai fan. Una persona si è avvicinata, raccontandomi quanto la serie le avesse cambiato la vita. Quando si è allontanata, il mio amico è rimasto a bocca aperta: "Ma è pazzesco!". Per me è diventata quasi la quotidianità, ma quel momento mi ha ricordato quanto sia raro e prezioso tutto questo. Guardando indietro mi sento solo incredibilmente fortunato. E devo dirlo: in questi giorni, la malinconia mi sta travolgendo».

Hai iniziato questo ruolo da giovanissimo. Che sensazione hai provato a crescere insieme a Charlie?

«Heartstopper ha stravolto la mia vita in ogni singolo dettaglio. Guardando dove sono oggi, non c'è davvero nulla che sarebbe rimasto uguale senza lo show. Mi ha dato l'opportunità di vivere il mio sogno e fare il lavoro dei miei sogni. E soprattutto mi ha insegnato a essere orgoglioso di chi sono e delle mie idee, oltre che del mio modo di guardare il mondo e di tutto ciò che ho provato. E spero mi abbia reso anche una persona migliore».

Hai ricoperto il ruolo di produttore esecutivo del film. Com'è stato poter sbirciare dietro le quinte in un modo nuovo?

«È stato bellissimo quando hanno proposto a me e a Kit di diventare produttori esecutivi. L'ho vissuto proprio come il traguardo ideale di questo percorso. Heartstopper è sempre stata un'opera profondamente collaborativa. Alice Oseman e il nostro produttore Patrick Walters si sono sempre mostrati apertissimi ai nostri spunti, quindi fare questo salto è sembrato l'evoluzione più naturale del mondo.

Leggere le sceneggiature e sentirsi davvero presi in considerazione è stato pazzesco. Vedere un tuo appunto trasformarsi in una battuta vera e propria sulla pagina, pronta per essere girata, ti dà una carica incredibile. E poi, vivere il set anche da produttore oltre che da attore mi ha aperto gli occhi su tantissimi aspetti del dietro le quinte che normalmente, quando ti limiti a presentarti per recitare le tue scene, non ti immagini neppure».

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Hai avuto la sensazione di avere un vantaggio particolare potendo leggere in anticipo i fumetti?

«Girare il film è stato speciale proprio perché ormai abitiamo questi personaggi da anni. Alice è sempre stata lì con noi sul set, ogni singolo giorno. Per noi è diventata un punto di riferimento fondamentale a cui potevamo chiedere qualsiasi cosa, dandoci accesso a una profondità di dettagli incredibile su chi siano davvero Charlie e Nick. La verità è che quando siamo arrivati a girare questo capitolo finale, i personaggi erano talmente impressi dentro di noi che quasi non serviva più fare domande. Potevamo fidarci ad occhi chiusi del nostro istinto, sapendo che era quello giusto».

Le vite di Charlie e Nick sono intrecciate fin dalla prima stagione, quindi è stato sorprendente vedere molti momenti in cui Charlie era da solo. Com'è stato esplorare questa dinamica?

«È un punto davvero fondamentale del film. Credo che uno dei messaggi più forti sia imparare ad amarsi e capire quanto sia importante stare bene con se stessi prima di poter investire così tante energie in un'altra persona. Nel film, sia Nick che Charlie affrontano questo viaggio individuale e, alla fine, è proprio questa crescita personale a rendere il loro legame ancora più solido come coppia».

La scena tra lui e Tori sembra proprio un momento di grande illuminazione per lui. Com'è stato vivere quel momento tra i fratelli Spring?

«Adoro Jenny Walser e la sua Tori. Nel film ogni singola scena è calibrata al millimetro e ha un peso ben preciso, il che è un vantaggio enorme rispetto al dover riempire i classici 30 minuti di un episodio tv. Il legame tra Charlie e sua sorella è qualcosa di tremendamente autentico e commovente, ed è stato davvero emozionante poterlo esplorare così da vicino».

Lo show ha avuto un successo davvero inimmaginabile. Com'è stato gestire una fama che pochissimi sperimentano a un'età così giovane? E come influisce sui progetti che vuoi realizzare in futuro?

«Imparare a gestire il cambio di vita è stato un processo continuo ed è ancora in corso... spero davvero continui a lungo. Oggi però mi sento immensamente fortunato: posso permettermi di scegliere progetti che abbiano un peso reale, una posizione privilegiata in cui pochissimi attori hanno la fortuna di trovarsi. All'inizio è successo tutto così in fretta che non avevo proprio idea di cosa fosse la privacy, di cosa significasse esporsi troppo. Negli anni ho scoperto di essere una persona molto più riservata di quanto credessi. Del resto sono inevitabili errori di percorso. Non esiste un manuale di istruzioni per cose del genere, semplicemente perché non è una situazione comune. È stato un salvagente poter contare sul resto del cast. Stiamo attraversando tutti insieme un'esperienza assurda, unica e bellissima che nessun altro al mondo può capire davvero fino in fondo. Avere al mio fianco persone che stavano vivendo la stessa identica trasformazione è stata una vera benedizione. Senza di loro, non credo sarei riuscito a gestire tutto questo senza lasciarmi schiacciare».

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Hai trovato la tua voce in tanti modi diversi, parlando di temi che ti stanno molto a cuore. Ad esempio, ti sei espresso sul fatto che agli uomini gay nella tua città natale sull'Isola di Man non fosse permesso donare il sangue, il che ha portato all'abrogazione di quella norma. In che modo interpretare Charlie ti ha aiutato a scoprire la tua voce?

«Sono sempre stato un tipo senza peli sulla lingua. Chi mi conosce sa che non mi tirerei mai indietro da una discussione e che dico sempre come la penso. Magari ogni tanto a mio discapito, ma ho imparato a calibrare meglio i tempi e a capire quando vale davvero la pena espormi. Nella serie vediamo Charlie trasformarsi da ragazzo schivo e introverso a qualcuno capace di farsi rispettare e lottare per ciò in cui crede. Sotto questo aspetto sento che ci siamo mossi di pari passo. L'augurio che mi faccio è di continuare così, senza mai farmi spaventare dall'idea di far sentire la mia voce».

Pensando al futuro: quali progetti hai in cantiere?

«Sto cercando di attrarre due cose fondamentali per il futuro. Da un lato, visto che in questo momento mi sento più felice e in pace come mai prima d'ora, il mio desiderio più grande è preservare questa serenità. Sul piano professionale, poi, spero di poter continuare a lavorare a progetti stimolanti e ad abbracciare sfide che mi appassionino davvero.

Dall'altro lato, guardando oltre me stesso, spero con tutto il cuore che il mondo riesca a riscattarsi dall'inferno in cui si trova in questo momento, trasformandosi finalmente in un posto migliore».

Qual è un ultimo messaggio che vorresti inviare ai fan prima di dire addio alla storia di Nick e Charlie?

«La serie continuerà a vivere per sempre su Netflix e attraverso tantissime altre forme. Sinceramente, non credo proprio che la storia di Nick e Charlie sia destinata a finire mai del tutto».


PH: Petros.


DaCosmopolitan US
Traduzione e adattamento a cura di Luca Guarneri