I BTS hanno comunicato ufficialmente la decisione di non candidare il loro ultimo album, Arirang, alla 69esima edizione dei Grammy Awards. L'annuncio è arrivato attraverso un messaggio condiviso contemporaneamente sui profili Instagram di tutti e sette i membri del gruppo.
La scelta nasce come protesta contro la recente introduzione, da parte della Recording Academy, della nuova categoria creata appositamente per premiare la musica pop asiatica.
Aggiungi Cosmopolitan alle tue fonti su Google
- I BTS incontreranno Joe Biden per parlare di razzismo e asian hate
- Se i veri eroi vestono Louis Vuitton, ecco perché amiamo i look dei BTS
- I BTS sono una bomba (anzi una dynamite) e niente, praticamente è impossibile non amarli
Niente Grammy per i BTS: la protesta della band
Il messaggio pubblicato sui social dai ragazzi sudcoreani chiarisce da subito lo spirito della loro scelta: la speranza che le canzoni vengano ascoltate e apprezzate per il loro valore artistico, senza distinzioni di lingua o di provenienza geografica.
L'annuncio arriva a un mese di distanza dalla scelta della Recording Academy di istituire il premio per la Miglior performance di pop asiatico, un riconoscimento riservato al mercato di K-pop, J-pop e C-pop con il vincolo dell'uso principale delle lingue locali. Un dettaglio non da poco, dato che un paletto simile avrebbe escluso dalla gara brani cantati in inglese come la traccia "Swim", presente proprio nell'ultimo lavoro del gruppo.
Rientrati dal servizio militare obbligatorio con un album da primo posto nella Billboard 200 e un tour mondiale da tutto esaurito distribuito su 23 paesi, i componenti della band avevano tutti i requisiti per competere ad armi pari nelle categorie generali dell'evento, a partire da quelle per il Miglior disco o la Migliore canzone dell'anno.
Creare una sezione separata è stato visto dal gruppo come l'ennesimo tentativo di isolare la musica non anglofona, applicando una mossa già vista in passato con il pop latino o con la musica africana o di genere country o jazz, per esempio.
Principio di uguaglianza o un'occasione persa per chi deve crescere? La replica della Recording Academy
La presa di posizione dei sette ragazzi di Seul porta con sé una riflessione molto più ampia che va oltre la semplice protesta. Da un lato c'è l'orgoglio di una band che, in pezzi come "Aliens", ha affrontato apertamente i pregiudizi dei media occidentali verso la musica coreana, dimostrando di non aver più bisogno dell'approvazione di una giuria americana per certificare il proprio valore. Il potere economico del gruppo e l'affetto del fandom dimostrano che il mercato globale sa muoversi in autonomia.
Dall'altro lato, però, la rinuncia al premio apre un interrogativo importante per l'intero movimento musicale asiatico. Se per un gigante come la band di Arirang rifiutare il premio speciale è un gesto di indipendenza, per i gruppi emergenti o per le etichette indipendenti quella nuova finestra potrebbe aprire diverse porte.
Negli anni passati, la nascita di sezioni dedicate ad altri generi specifici ha permesso a molti artisti meno noti di farsi scoprire da una platea internazionale che altrimenti li avrebbe ignorati. Resta da capire se per abbattere davvero le barriere sia più utile pretendere subito le stesse regole del gioco per tutti o sfruttare ogni spazio a disposizione per fare strada a chi sta ancora cercando il suo posto.
Ha provato a dare una risposta a questo dubbio Harvey Mason Jr., CEO della Recording Academy, che ha chiarito la posizione dell'organizzazione. Pur dicendosi dispiaciuto per il passo indietro dei BTS ma rispettoso della loro scelta, Mason Jr. ha precisato che la nuova categoria nasce per ampliare la visibilità degli artisti asiatici e non per isolarli.
Ha infatti ricordato che la presenza in una sezione di genere non esclude affatto la possibilità di correre per i premi principali come Album o Canzone dell'anno, trattandosi di corse parallele e del tutto compatibili. I BTS ci ripenseranno?










