Dopo un paio d'ore di treno da Milano, il viaggio può finalmente iniziare. Appena scesi a Rimini, la prima cosa che ci accoglie è un velo di sale sulla pelle, il rumore della riviera e l’aria di mare. La nostra prima tappa è il Cocoricò, dove incontriamo Enrico Galli, il proprietario del club dal 2020.
Da DJ cercavo una scena internazionale, l'ho trovata a Riccione
Vedere il Cocco di giorno è quasi straniante. Siamo abituati a immaginarlo acceso, pieno, pulsante. Invece, alla luce del sole, l'iconica piramide racconta un'altra storia: tecnici al lavoro, persone che montano le scenografie, il sound check, gli ultimi dettagli prima della serata. Tutto si sta preparando per Eastenderz, il rinomato brand e record label londinese fondato dal dj East End Dubs, una realtà che negli anni ha costruito eventi tra Londra, Barcellona, Amsterdam e Miami. Oggi anche Riccione fa parte di questa geografia.
Vedere il Cocoricò in quella lista mi rincuora. Mi dà la speranza che anche l'Italia stia rialzando l'asticella e possa tornare a giocare nella stessa partita della scena internazionale. Quella con Eastenderz non rappresenta l'unica collaborazione internazionale della stagione del Cocoricò: nelle prossime settimane saranno protagonisti anche Moonchild (il 29 luglio) e a settembre Paradise, lo storico party firmato da Jamie Jones.
Perché il Cocoricò continua ad attirare i grandi brand della musica elettronica
Parlando con Enrico emerge subito quanto lavoro esista dietro una singola notte. Non solo la ricerca musicale, ma anche tutta la macchina organizzativa e strutturale che permette a un luogo come questo di esistere. Un club non è solo un dancefloor: è un ecosistema culturale che vive grazie a centinaia di persone. Ogni dettaglio è pensato, ogni scelta pesa. È un lavoro complesso e porta con sé una responsabilità enorme.
È bello vedere un club italiano capace di dialogare con una scena internazionale, rispettato tanto dal pubblico locale quanto dagli organizzatori di eventi di tutto il mondo. Per me questo è anche un insegnamento culturale.
Le club night curate bene stanno educando le nuove generazioni alla club culture. Stanno insegnando etichetta, rispetto per lo spazio, curiosità musicale e soprattutto gusto. In un momento in cui tutto sembra consumarsi velocemente sui social, entrare in un club dove la musica è ancora il centro dell'esperienza è quasi rivoluzionario.
Dopo l'intervista facciamo tappa da Gher, al porto di Riccione. È diventato uno di quei rituali che ormai accompagnano ogni passaggio da queste parti. Sullo sfondo si sentiva il concerto di Geolier arrivare da lontano, ma la nostra notte aveva preso un'altra direzione.
Nel tragitto verso il club mi colpisce una cosa: la vitalità della città. Le persone sono ancora tutte fuori, mangiano, passeggiano, ascoltano musica. Non importa l'età. È una fotografia che mi fa riflettere, soprattutto vivendo a Milano, dove i locali con la musica combattono ogni giorno con ordinanze, polemiche sul rumore e una vita notturna sempre più fragile. Qui, invece, la musica sembra ancora essere vissuta come un piacere collettivo, non come un disturbo. Ed è una sensazione che dà speranza.
Una notte tra Ciao Sex e T-Room, dove la club culture prende forma
Arriviamo verso l'una di notte. Dalle enormi vetrate della piramide il light design sembrava uscire dal club e fondersi con il cielo. Nel frattempo, un temporale illuminava il mare con lampi continui mentre i Di Chiara Brothers erano già in console.
Una cosa è chiara: al Cocoricò il warm-up non esiste. Hai la sensazione di entrare in una festa che è iniziata ore prima e che continuerà indipendentemente dal tuo arrivo.
Poi finiamo al Ciao Sex. Un piccolissimo dancefloor direttamente nelle toilette: otto bagni con porte coloratissime, un DJ nell'angolo, una vocalist che domina la stanza con un'aura 100+ e persone che ballano sui lavandini. Nessuna foto, nessun video. Solo il mood giusto. Se porti l'energia giusta, vieni premiato con un lollipop.
È una delle stanze più divertenti. Ti sembra di essere finita nel bagno di un club di New York insieme a FKA twigs e alla sua crew di ballerini. Fa caldo come Milano a luglio, ma nessuno vuole andarsene.
Poi ci spostiamo nella T-Room. La sala dedicata all'hard techno è un'esperienza quasi fisica. Ti dimentichi perfino di respirare e, nello stesso tempo, hai la sensazione di fluttuare. È uno spazio liberatorio, dove per qualche ora puoi lasciare fuori tutto il resto. Se la lineup della serata era affidata alla direzione artistica di Eastenderz, la programmazione musicale del T-Room è rimasta invece curata dal Cocoricò. Una scelta che riflette la volontà del club di continuare a proporre, in ogni appuntamento, uno spazio dedicato alle sonorità techno, mantenendo un'identità artistica riconoscibile anche in occasione delle collaborazioni con promoter internazionali. Si alternano in console gli Ankkh, Sizing, Kaai, T78.
Cosa mi ha insegnato il Cocoricò sul futuro della nightlife italiana
Da DJ e da artista, questa notte mi ha ricordato una cosa importante: la scena non è così bianca o nera come spesso sembra dalla mia bolla.
In Italia esistono realtà che lavorano con standard internazionali. Serate curate come quelle di Londra, lineup costruite con la stessa attenzione di un festival europeo, artisti che qui non arrivano per fare "l'italianata", ma perché trovano un contesto credibile e un pubblico preparato. La cura con cui vengono costruite certe line-up potrebbe tranquillamente appartenere a un Face 2 Face di Berlino.
Forse non serve sempre andare all'estero per sentirsi parte della scena. Basta guardare meglio. Ci sono persone che stanno combattendo la tua stessa battaglia: quella di costruire una club culture contemporanea, internazionale e autentica. Anche in Italia.
* NAVA è il progetto di musica elettronica della cantautrice iraniana con base a Milano. La sua musica nasce dalla fusione tra gli elementi dell’elettronica occidentale moderna con le sonorità, gli strumenti e sample della tradizione persiana. NAVA crea un sound che fonde la cultura della sua terra con quella club e underground.Tramite la collaborazione con produttori della scena musicale italiana ed estera arriva al suo primo vero album, Gabbeh, dopo due anni e mezzo di lavoro in cui ha intrecciato memoria, identità e trasformazione come si intreccia un tappeto persiano.















