C'è un'immagine che torna più volte nel nuovo album di Gracie Abrams: quella di una figlia che prova a fare pace con la persona che era da adolescente. Il titolo, Daughter From Hell, potrebbe far pensare alla classica ribelle che sbatte le porte della camera e litiga con i genitori. In realtà racconta qualcosa di molto più universale: il momento in cui ci si accorge che crescere significa anche guardare con maggiore tenerezza ai propri errori.

Pubblicato il 17 luglio, il terzo album della cantautrice americana è il lavoro più maturo della sua carriera. Non parla soltanto di relazioni finite o cuori spezzati, ma di identità, responsabilità e del difficile passaggio verso l'età adulta. «I'm a daughter from hell but I came around. I'll try to become you now», canta nella title track, rivolgendosi alla madre. È una dichiarazione che racchiude tutto il progetto: il desiderio di lasciarsi alle spalle la rabbia degli anni più difficili per diventare una versione più consapevole di sé.



Da Good Riddance a Daughter From Hell: come è cambiata Gracie Abrams

Negli ultimi anni Gracie Abrams ha vissuto una trasformazione rapidissima. Dai concerti in streaming organizzati dalla sua camera durante la pandemia è arrivata ai tour mondiali, alle nomination ai Grammy e ai palchi condivisi con Taylor Swift durante l'Eras Tour.

Se Good Riddance e The Secret of Us raccontavano soprattutto la vulnerabilità sentimentale, Daughter From Hell allarga lo sguardo. L'amore resta centrale, ma diventa solo uno degli elementi attraverso cui osservare la propria crescita.

Il disco che racconta la Generazione Z diventata adulta

L'aspetto più interessante dell'album è che Gracie Abrams non canta più soltanto la fine di una relazione. Racconta cosa significa avere vent'anni oggi.

In brani come "Humming" emerge tutta l'inquietudine di una generazione cresciuta in un clima politico sempre più instabile, dove la fiducia nelle istituzioni vacilla e il futuro appare meno lineare di quanto sembrasse durante l'infanzia. «Che modo di vivere i propri vent'anni», sembra chiedersi tra le righe.

Accanto a questa inquietudine, però, c'è anche la ricerca di nuovi luoghi sicuri. Non più la casa dell'infanzia, ma le persone che scegliamo di avere accanto.

Anche l'amore cambia

Tra le canzoni più intime c'è "Afflictions", considerata da molti il riferimento più esplicito alla relazione con Paul Mescal, che compare anche tra gli autori di Imaginary Friend.

Non è una canzone costruita su grandi dichiarazioni romantiche. Al contrario, Abrams descrive l'amore come qualcuno disposto a «tenerle la mano durante la turbolenza». Una definizione semplice, quasi quotidiana, che racconta un'idea di relazione molto diversa rispetto agli amori totalizzanti dei suoi primi lavori.

Scrivere per capire chi si diventa

Se c'è un filo rosso che attraversa tutto Daughter From Hell, è il rapporto con la scrittura.

Per Gracie Abrams le canzoni continuano a essere il luogo in cui dare un senso a ciò che accade. In un passaggio canta: «Non so dove mettere tutto questo. Ti metterò in una canzone». È la conferma che scrivere resta il suo modo per elaborare emozioni, paure e cambiamenti.

Ed è forse proprio qui che si trova la differenza più grande rispetto ai suoi album precedenti. Le sue ballate conservano la stessa delicatezza che l'ha fatta amare da milioni di fan, ma oggi sono attraversate da una consapevolezza nuova. Daughter From Hell non racconta più soltanto il dolore di crescere. Racconta il momento in cui, finalmente, si accetta che diventare adulti significa imparare a convivere con le proprie contraddizioni, senza smettere di cercare un posto da chiamare casa.