È ormai da qualche tempo che gli artisti prendono posizione evidenziando le crepe nell'industria musicale, da Charli XCX a Chappell Roan, rivendicando migliori condizioni per gli artisti e il loro pubblico. In questi giorni, James Blake has entered the chat, pubblicando nelle Storie Instagram un post in cui mette in luce alcuni dei meccanismi contraffatti del mercato. Evidenziando come il successo artistico non sia più da tempo una questione organica, ma frutto di strategie di marketing anche poco etiche, il cantante ha dato voce a un sentimento di frustrazione, chiedendo agli artisti di non lasciarsi condizionare dalla logica dei numeri e, a chi ascolta, di tornare a sentire la musica con la propria pancia.
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«Non ci si può fidare di una recensione perché i blog e le riviste non guadagnano più, quindi ora i giornalisti vengono pagati dalle etichette discografiche», scrive James Blake sottolineando gli accordi commerciali tra le due realtà che finiscono inevitabilmente per minare la neutralità delle posizioni. Continua poi l'artista: «Non ci si può fidare della sezione dei commenti, perché è piena di finti fan account che commentano 'Oh mio Dio, che voce!' solo per generare engagement». Dai social passa poi alle piattaforme streaming: «Non ci si può fidare dei dati di YouTube perché le etichette comprano le visualizzazioni», e alla mano pesante dell'Intelligenza Artificiale nella parte produttiva: «Non ci si può fidare nemmeno del fatto che una canzone sia stata effettivamente realizzata da esseri umani».
Il cantante e produttore fa quindi un appello ai colleghi: «Se sei un artista, ricorda che nel 2026 non è rimasta nemmeno una singola parte del sistema che non sia contraffatta. Con tutta probabilità, stai facendo meglio di ciò che pensi». La riflessione, che è stata ricondivisa da altri artisti, tra cui Judeline, è da leggersi come un invito agli artisti, ma anche agli ascoltatori, per essere più consapevoli delle logiche di mercato che si nascondono dietro le classifiche e l'hype, dietro ai brani fatti ad uso e consumo, la promozione massiccia e la rivendita di biglietti a prezzi esorbitanti. Una riflessione sulla musica deve arrivare da entrambe le parti, solo in questo modo potrà innescarsi un cambiamento.
Per la verità, James Blake è una sorta di pioniere del tentativo di dare una nuova struttura al sistema di creazione, promozione e distribuzione musicale. Prima nel 2025 e, successivamente, nel marzo 2026, in occasione dell'uscita del suo ultimo disco, Trying Times, James Blake ha raccontato a Variety il suo nuovo percorso da artista completamente indipendente. L'anno scorso, infatti, il cantante ha abbandonato il suo team, rescisso il contratto con la major e si è affidato a nuove piattaforme che permettono agli artisti di gestire più direttamente tutti i passaggi della propria promozione.
Nello specifico, James Blake si appoggia a quattro partner: la piattaforma Vault per la pubblicazione, la Good Boy Records come etichetta, Bside per la gestione dei biglietti, Indify per marketing e investimenti. In più predilige newsletter e messaggi sul telefono alla comunicazione social. Racconta a Variety: «Ho corso rischi enormi. Ho lasciato la mia etichetta discografica, il mio management, l'intero sistema e ho rischiato grosso creando un nuovo team con un'etichetta indipendente [Good Boy Records] che non aveva mai lavorato con un artista come me, e poi ho iniziato a mettere insieme il resto della squadra. Anche solo capire come fosse strutturato un team era qualcosa di completamente estraneo alla mia realtà, inizialmente. E abbandonare il sistema di biglietteria tradizionale per affidarmi alla vendita diretta ai fan... insomma, ci sono tantissimi aspetti da considerare, ed è stata una scommessa enorme, senza sapere se queste cose avrebbero funzionato».
Un cambiamento di cui oggi vede i frutti, ma che nel 2025, come raccontava in questa precedente intervista, è stato spinto dal non poter più fare finta di non notare le dinamiche: «L’industria è strutturata in modo da privare di potere qualsiasi artista che vi entri. Credo che alla maggior parte degli artisti venga fatto credere di non avere il controllo. Che non siano loro la fonte di tutte le opportunità che li circondano. Credo che a molti artisti venga fatto credere di lavorare per i propri manager, per le proprie etichette discografiche e che anche le persone del proprio team lavorino per loro. E credo che parte della mia motivazione sia ricordare agli artisti che sono loro i padroni della propria attività».
A distanza di un anno, James Blake si dice soddisfatto del suo percorso e nota come ci sia un cambiamento più ampio in atto: «Le etichette si stanno orientando verso la distribuzione piuttosto che verso i contratti tradizionali, e si vedono sempre meno quei folli accordi a 360 gradi. Non sto dicendo di averlo fatto io, l'industria stava già cambiando».
Conclude poi James Blake: «Ci sono molti artisti che hanno voce in capitolo, e ci sono alcune grandi aziende tecnologiche ed etichette che stanno facendo qualcosa di diverso. Sono loro che stanno effettivamente influenzando il cambiamento e modificando il modo in cui vengono firmati i contratti». Non è detto che questa visione riesca a diventare quella preponderante nel settore, ma se fosse, ma se succedesse. Quando e se l'attuale bolla si romperà, questo potrebbe essere il futuro della musica.












