Quando vivevo nel nord dell'Inghilterra c'era, vicino a casa, una libreria di fumetti. Vendeva solo graphic novel, manga, comics di generi diversissimi e poi anche giornali indipendenti e fanzine homemade di tutti i tipi. Ci passavo davanti ogni giorno e ci entravo spesso. Un'intera parete era dedicata alle graphic novel femministe e queer, qualcosa che fino a quel momento non credevo esistesse. Come tante, da ragazzina avevo letto Persepolis di Marjane Satrapi, ma qualcosa mi faceva pensare che fosse un'eccezione, e comunque nelle librerie italiane non c'erano sezioni dedicate. Da quello scaffale ho letto Hark! A Vagrant di Kate Beaton col suo sguardo acuto, comico e sempre sottilmente femminista sui personaggi della storia e della letteratura (ci sono le suffragette, le sorelle Brontë e le "Straw Feminists" femministe che odiano gli uomini, vogliono evirarli tutti e si dice esistano anche se nessuno le ha mai incontrate). Ho letto Nimona di ND Stevenson, ben lontana dalle supereroine con seni pompatissimi e destini agghiaccianti di Marvel e DC Comics, ho letto Trottole di Tillie Walden, la storia di una ragazzina queer che tutti i giorni si allena nel pattinaggio artistico e intanto cerca di sopravvivere alla vita terrificante da adolescente, e poi tanti altri.
Il fumetto femminista oggi esiste oltre i ripiani delle piccole librerie indipendenti ed è pratica politica, è una forma d'arte che consente di dare visibilità a esperienze lasciate al margine e immaginare futuri alternativi. Ce lo ricorda Bande de Femmes, il festival transfemminista di fumetti e illustrazioni che si tiene a Roma, quest'anno dal 30 giugno al 4 luglio. Bande de Femmes, che vuol dire "banda di donne", come mi spiegano le organizzatrici (ma è anche un gioco di parole con Bande dessinée, il termine francese per indicare le strisce dei fumetti), esiste dal 2013 sulla scia del collettivo francese Bdégalité, nato per lottare contro il sessismo nel mondo del fumetto. «Noi ci sforziamo di creare uno spazio per dare visibilità ad artiste ed artist3 che troppo spesso vengono penalizzat3 nel mondo dell’arte che è ancora dominato dall’artista maschio bianco etero abile e cis, a tutti i livelli della gerarchia artistica», spiegano e, nel farlo organizzano nel quartiere Pigneto presentazioni, workshop, dialoghi con gli autori, laboratori di disegno e incontri in cui si fanno collage e si leggono i tarocchi. In particolare, l'edizione del festival di quest'anno sarà dedicata alle streghe. «Abbiamo deciso di rifarci alla figura delle streghe perché il loro corpo incarna le ferite del mondo», spiegano, «Chi decide cosa è possibile e cosa no? Quali strumenti possiamo costruire, inventare, evocare per animare le nostre resistenze e plasmare il nostro quotidiano? Ma anche: quali sortilegi e malefici sarebbero utili per sradicare la violenza e l’oppressione con cui vorrebbero annientare le nostre vite? Bande de Femmes 2026 sarà quindi un rituale di immaginazione collettiva, in cui tante voci, immagini e immaginari confluiranno nell’articolare il mondo che vorremmo e si faranno archivi viventi di pratiche e di storie».
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Com'è nato Bande de Femmes?
«Bande de Femmes è nato nel 2013, nella libreria delle donne Tuba di Roma, nel quartiere Pigneto. Avevamo voglia di dedicare uno spazio alle narrazioni a fumetti perché, da grandi lettrici di graphic novel, stavamo vedendo emergere un immaginario dirompente che aveva molto a che fare con il femminismo e il transfemminismo e diceva altro rispetto a un mondo solitamente raccontato come prettamente maschile e ci sembrava qualcosa da osservare da vicino e a cui dare voce e spazio. Tuba e successivamente anche Bande de Femmes nascono dalla convinzione che è importante dare visibilità e riscoprire le voci delle donne e delle persone queer del passato per contrastare l’assenza di rappresentazione. La scarsa presenza nell'immaginario collettivo, nei libri di testo e nei programmi scolastici, di donne scrittrici, ricercatrici, scienziate o matematiche impedisce a molte ragazz3 di immaginare una società in cui poter semplicemente essere quello che si desidera».
Cosa si intende per fumetti e illustrazioni transfemministe?
«Il transfemminismo nel mondo del fumetto e dell’illustrazione si può approcciare da due punti di vista. Da un lato, è transfemminista per i temi che tratta perché sostituisce lo sguardo eterocis maschile con cui è stato sempre letto il mondo e anche la sua rappresentazione, con sguardi altri, sguardi sghembi, marginali e non previsti. E, così facendo, amplia infinitamente gli immaginari che il fumetto e l’illustrazione possono abbracciare, restituendo voce a chi in genere non ce l’ha e permettendo a un pubblico molto più ampio di riconoscersi. Ma è anche il mondo del fumetto e dell’illustrazione fatto e reso vivo da chi in quel mondo non è stato per molto tempo previsto: in questo senso, uno dei motivi per cui è nato il festival Bande de Femmes è proprio per creare uno spazio di visibilità e presa di parola per le tutte quelle persone che faticano ad affermarsi nel mondo dell’editoria e dell’arte che è ancora dominato da logiche prettamente patriarcali».
Il fumetto viene tradizionalmente visto come un genere più "maschile"?
«Il mondo della cultura e della produzione del sapere è storicamente una prerogativa che è stata riconosciuta solo agli uomini, così come in generale la presa di parola pubblica. I libri di testo su cui studiamo - dalla scuola dell’infanzia all’università - ci rimandano una storia fatta da grandi uomini, in cui le donne hanno un ruolo ancillare e le altre soggettività, che siano queer, razzializzate, disabili, semplicemente non esistono, se non per subire la dominazione dei suddetti uomini. E questa asimmetria di potere è evidente anche nell’accesso a questo sapere: anche in questo caso gli uomini hanno sempre avuto la priorità. Il fumetto non è esente da queste dinamiche di oppressione e privilegio: i fumettisti più conosciuti sono uomini e questo non pensiamo sia un caso quanto piuttosto una questione di possibilità. E il pubblico del fumetto sappiamo, per esperienza personale, che è tutt’altro che maschile».
Il fumetto femminista è sempre esistito? Ci sono state delle autrici che hanno inaugurato questo genere?
«Per noi la genealogia è molto importante, non a caso Cattive ragazze, di Assia Petricelli e Sergio Riccardi, uscito per Sinnos nel 2013 era tra i fumetti presentati durante la prima edizione di Bande de Femmes e ripercorreva la biografia di artiste dimenticate dalla storia patriarcale. Il format "Chicche antiche" è nato proprio per riscoprire la figura di artiste che il canone ha trascurato. Da Tove Jansson a Trina Robbins e Aline Kominsky-Crumb. Quest’anno Elsa Klée, fumettista francofona autrice di Elsa&The haters uscito in Francia per le edizioni Cambourakis ci narrerà una storia soggettiva delle fanzine femministe e queer in cui tornerà sulle fumettiste che hanno aperto la strada».
Che autrici consigliereste alle ragazze che vogliono avvicinarsi a questo mondo?
«Ci sono autrici che riescono in poche tavole a disegnare mondi e aprire nuovi universi, pensiamo a Marjane Satrapi, Tillie Walden, Jen Wang ma anche Rita Petruccioli, per citarne alcune. Ma la cosa da fare sempre secondo noi per poterle scoprire al momento giusto è affacciarsi alla libreria indipendente di quartiere e chiedere consigli su misura».
Il tema di quest'anno è la stregoneria, come mai questa scelta?
«Bande de Femmes è un festival transfemminista e, in quanto tale, fortemente politico. È evidente che stiamo vivendo una fase politica che - a livello mondiale - non permette con facilità di immaginare un mondo migliore: la guerra sembra essere diventato l’unico orizzonte possibile, il riarmo è all’ordine del giorno dell’agenda politica come imperativo ineluttabile, la violenza di genere e del genere attenta alle nostre vite di donne, di lesbiche, di persone trans e queer, il cambiamento climatico e la miopia dei decisori politici sta condannando il pianeta alla devastazione. Con l’edizione di quest’anno vorremmo riappropriarci della possibilità di creare utopie collettive e di ampliare le pratiche pensabili che le alimentino. E per farlo, vogliamo sottrarci alla velocità fine a se stessa per prendere il tempo dell’ascolto e quello della memoria, vogliamo attingere alle pratiche antiche e nuove della potenza femminista, inventando mondi nuovi, magici, stregoneschi».













