Se non fosse morta sessantaquattro anni fa per un'overdose di barbiturici, Marilyn Monroe ora avrebbe 100 anni. Non sarebbe più la ragazza che era e che ci sorride nelle foto, sarebbe invecchiata come succede agli essere umani (mai alle divinità) e avrebbe preso le forme di un'anziana signora. Allora, forse, una volta sfiorita la giovinezza, smagrite le forme e sbiadita la fama, avremmo iniziato a prenderla sul serio, guardando oltre quel corpo da pin-up che il mondo intero desiderava e faceva a pezzi. Le avremmo domandato come fosse riuscita a salvarsi, da ragazza triste a sopravvissuta, o cosa pensasse della vita e dell'amore, concentrandoci davvero su ciò che aveva da dire. E poi, come si fa oggi con le moderne lit-girl, le avremmo chiesto di stilare una lista dei suoi libri preferiti per leggerli e sentici uguali. Marilyn amava leggere, leggeva tanto e leggeva a dispetto di chi la considerava una bionda stupida e facile, anche se è tra le cose che di lei non ci sono state raccontate.
In mezzo ai suoi beni personali, finiti all'asta qualche tempo fa - le pellicce, gli abiti a clessidra, le ciprie profumate, i simboli della Golden Age Hollywoodiana - sono stati ritrovati anche oltre 400 libri che l'attrice portava con sé da una casa all'altra. È una collezione eclettica e ricercata, che di lei riesce a dirci qualcosa, proprio come le librerie delle case di amici in cui entriamo. Possedeva libri di filosofia, romanzi russi, libri d'arte, di giardinaggio, di psicologia, narrativa contemporanea e opere teatrali. «Se sei ignorante, i libri non si faranno beffe di te», aveva detto una volta riferendosi ai suoi studi da autodidatta: aveva lasciato la scuola superiore dopo il primo matrimonio, ma poi aveva studiato Letteratura in un corso serale per adulti all'UCLA. Così, leggeva I fratelli Karamazov sognando di interpretare Grushenka prima o poi, leggeva La Morte a Venezia e Il Profeta di Kahlil Gibran (ne aveva quattro copie), apprezzava Martin Buber e conosceva di persona Carl Sandburg, Carson McCullers e Isak Dinesen. Ma nella libreria di Marilyn si ritrovano anche libri sugli animali (uno sulle api e uno sulle tartarughe come animali domestici), libri della sua infanzia segnati dagli abbandoni e dagli abusi, e libri di poesia.
In Marilyn and Her Books: The Literary Life of Marilyn Monroe, l'autrice Gail Crowther parla di una raccolta di libri costruita sull'eterna ricerca di miglioramento personale. Ci sono volumi che raccontano di sogni e speranze, di illusioni di fronte a una vita che ti schiaccia, di amore disperato, di bellezza e di arte. Dopo aver conosciuto Monroe sempre attraverso gli occhi degli altri - degli uomini -, è bello poter fare il percorso inverso, provare a seguire gli occhi di lei, vedere su cosa si posavano, dove si immergevano, quali parole sceglievano.
- La storia segreta dell'abito rosa di Marilyn
- La matita rossa per occhi grandi come Marilyn
- Segreti, tormenti, dolori di Marilyn su Netflix
Sulla strada di Jack Kerouac
Assai prima che Jacob Elordi girasse con un libro nella tasca dei jeans e le it-girl si facessero fotografare con in mano il romanzo giusto come certificato di coolness, Marilyn Monroe leggeva ovunque: sui set cinematografici, tra una ripresa e l'altra, a casa, a letto, sul divano. Pare le piacesse passeggiare con un libro sotto il braccio, ma più per necessità che per ostentazione. Chissà dove ha letto Sulla strada di Kerouac, il romanzo on the road per eccellenza simbolo eterno della Beat generation. Sal Paradise e Dean Moriarty si mettono in viaggio tra autobus e autostop, coltivano sogni e ricercano loro stessi nell'eccesso delle droghe e nella libertà di viaggiare, lontano dall'America bigotta che le nuove generazioni provano a lasciarsi alle spalle. Sulla strada trovano l'amore, il sesso, le incertezze che non riescono ad allontanare e, più di tutto, l'amicizia.
Il grande Gatsby di F. Scott Fitzgerald
Il Grande Gatsby racconta qualcosa che è facile ricondurre alla vita patinata di Marilyn: un periodo d'oro ormai svanito, un mito che si spezza e a cui, però, ci si continua ad aggrappare («Gatsby credeva nella luce verde, nel futuro orgiastico che anno dopo anno si allontana da noi. Ieri c'è sfuggito, ma non importa: domani correremo più forte»). Il romanzo di Scott Fitzgerald parla dell'amore tra Jay Gatsby e Daisy Fay e di come questo sentimento, una volta che i due sono costretti ad allontanarsi, diventi per il protagonista un'ideale, un obiettivo su cui poggiare tutto se stesso. Dov'è il confine tra il reale e la proiezione dei nostri desideri? Dev'esserselo chiesto anche un'attrice idolatrata dal mondo intero.
Madame Bovary di Gustave Flaubert
Anche Emma Bovary crede nei sogni e nell'amore più di quanto dovrebbe e col tempo è diventata più di un personaggio, un simbolo: delle donne tormentate, dell'ambizione femminile che distrugge, della passione che diventa dissolutezza, degli inganni delle fantasie romantiche. Charles è un uomo pigro, poco interessante e senza ambizioni. Seguendo i desideri della madre apre uno studio da medico di provincia e sposa una vedova per cui non prova un sentimento blando. Emma diventa quindi la signora Bovary eppure, a differenza di quello che tutti sarebbero portati a credere, lei è un'essere pensante, con delle volontà, dei desideri che la portano a rifiutare il ruolo che le è stato assegnato assieme a un'esistenza mediocre per provare a vivere davvero, dimenandosi e accumulando scelte sbagliate. Emma ricerca la realizzazione di sé sempre e solo in un altro, in un uomo, nell'amore romantico, nel sogno. Forse tutte siamo state lei almeno una volta, proprio come Marilyn.
La ballata del caffè triste di Carson McCullers
Di questo racconto, Monroe possedeva una copia ormai consumata, forse per le troppe letture. È un racconto toccante che parla di solitudine, di amore e, ancora una volta, di speranze vane a cui ci si aggrappa fino che non crollano. In un villaggio nel Sud degli Stati Uniti, Miss Amelia è una donna matura e indipendente, ha una bottega e produce liquori di contrabbando. La sua vita cambia con l’arrivo del cugino Lymon che la convince a trasformare la bottega in un caffè, che diventa un punto di ritrovo per la comunità. La felicità di Amelia, però, viene minacciata dal ritorno dell’ex marito, che fa ritorno portando con sé violenze e tensioni. Il racconto di McCullers, di cui Marilyn era amica, mostra cosa vuol dire scorgere la felicità in mezzo alla desolazione e provare a credere che sia reale. Assomiglia a una favola, in un mondo in cui le favole non hanno mai un lieto fine.
Tanto vale vivere di Dorothy Parker
Anche di Dorothy Parker Monroe era amica. Parker dell'attrice scrisse «È sempre terrorizzata. Non così diversa da te e da me, solo molto più bella!» mentre Marilyn della scrittrice apprezzava l'ironia sferzante e la critica senza fronzoli alla società del tempo. Non c'è da stupirsi che amasse i suoi racconti di cui possedeva una raccolta: parlano di uomini meschini, di illusioni (ancora una volta), di donne fragili e sole, di matrimoni che non funzionano, della consolazione dell'alcol e del bisogno disperato di sentirsi amate. Sono spesso brevissimi, ma affilati come spilli, proprio come le sue poesie («I rasoi fanno male,/i fiumi sono freddi,/ l’acido macchia,/ le droghe danno i crampi, /le pistole sono illegali, /i cappi cedono,/ il gas è nauseabondo.../ Tanto vale vivere»).
L'arte di amare di Erich Fromm
È chiaro ormai che Marilyn si interrogasse spesso sull'amore. L'arte di amare di Erich Fromm, però, potrebbe essere utile anche oggi a certe ragazze innamorate di malesseri o in cerca di fuckboy da salvare. Il saggio si base su una domanda: l'amore è un'arte? Secondo l'autore sì. Non basta cercare il sentimento, il brivido momentaneo che ti toglie il fiato. Non ci si può accontentare di essere desiderate, se si cerca davvero l'amore. Ad amare bisogna imparare lentamente, senza fretta, coltivandolo. Il saggio si concentra sull'aspetto sociologico e psicoanalitico dell'amore, si parla di egocentrismo e di narcisismo (altra parola del dating contemporaneo) ma anche di come il capitalismo rovini l'amore riducendoci ad automi e peggiorando le nostre relazioni a cui non abbiamo tempo da dedicare.
Le migliori poesie di Emily Dickinson
I i giornalisti chiedevano raramente a Marilyn Monroe delle sue abitudini di lettura. Quando lo facevano, lei sapeva che, probabilmente non le avrebbero dato retta. «La Dea e il Genio», «L'Intellettuale e la Clessidra», così la apostrofavano dopo il matrimonio con il famoso drammaturgo Arthur Miller. Allora, se le chiedevano cosa leggesse, rispondeva secca «Leggo poesie per risparmiare tempo». In realtà, Marilyn leggeva poesie perché le amava, al punto che spesso annotava versi lei stessa sui suoi taccuini. Tra le raccolte di poesie compare anche Emily Dickinson e sarebbe bello sapere su quali l'attrice ha piegato l'angolo della pagina. «Ho preso un Sorso di Vita/ Vi dirò quanto l’ho pagato/ Precisamente un’esistenza /Il prezzo di mercato, dicono. /M’hanno pesata, Granello per Granello /Bilanciata Fibra con Fibra,/Poi m’han dato il valore del mio Essere / Un solo Grammo di Cielo!».


















