C'è chi accumula fotografie, chi conserva biglietti di concerti, chi riempie scatole di ricordi da non aprire mai. Federica Zacchia, invece, conserva tutto nel telefono. Note vocali, messaggi, immagini, conversazioni rubate alle cene tra amici. Frammenti di vita che per molti sarebbero destinati a svanire e che per lei diventano materiale prezioso, tanto da diventare parte del suo secondo libro. È da questa esigenza quasi istintiva di trattenere ciò che passa che nasce Vorrei tutto presente, un racconto che sfugge alle definizioni tradizionali: un libro, un archivio personale, un racconto che spazia tra luoghi ed emozioni.

Tra amicizie che diventano famiglia, una dedica al papà, il desiderio di costruire un amore duraturo, gli interrogativi sulla maternità e i viaggi per lavoro che sfiniscono e sorprendono, Venezia e Sanremo, Vorrei tutto presente attraversa molti dei temi che hanno accompagnato Federica. Nelle sue pagine si trova una leggerezza autentica e profonda, capace di sfiorare anche i ricordi più complessi e le questioni più intime, senza mai appesantirle. Lo stesso sguardo con cui affronta la vita, penso dopo poco che siamo al telefono. La sua voce è fresca, coinvolgente, piena di energia. Si capisce subito che la comunicazione è il suo linguaggio naturale. E si capisce, altrettanto facilmente, perché tra le cose che racconta, le amicizie occupino un posto così importante.

Perché vorresti tutto presente?

«Perché ho questa cosa che non voglio perdermi pezzi di vita. Il libro è una raccolta di aneddoti, pensieri e ricordi che negli anni ho conservato perché mi hanno insegnato qualcosa. È una sorta di cartella dei preferiti. E poi è un modo per non affrontare la fine delle cose»

In che senso?

«Io ho una grande paura “delle fini” e tendo a trasformare le cose così per portarmele dietro sempre. Vorrei tutto presente significa proprio questo».

Ma quindi sei davvero una di quelle persone che annotano tutto?

«Assolutamente sì. Tengo qualsiasi cosa: foto, note vocali, video, messaggi. Pago una quantità assurda di spazio iCloud per conservare tutto. A volte registro perfino conversazioni o cene tra amici. Alcune di quelle registrazioni mi sono state utilissime durante la scrittura del libro».

Nel libro il passato sembra avere un ruolo molto forte. E il futuro?

«Il passato è una parte viva del mio presente. Tutte le persone che ho incontrato e le cose che ho vissuto continuano a costruire chi sono oggi. Il futuro invece è un pensiero molto più debole. Ho desideri e obiettivi, certo, ma non vivo proiettata in avanti. Mi aiuta a stare serena».

Ti senti nel posto giusto della tua vita?

«Per la prima volta sì. Dal punto di vista lavorativo sto vivendo una sensazione nuova. Mi sento, sì, indispensabile. Ho fatto tanti lavori, ma ora è la prima volta che mi capita di percepire questa sensazione. Anche nella vita privata mi sento nel posto giusto grazie alle persone che mi circondano».

Nel libro affronti temi importanti, ma sempre con leggerezza. È una scelta?

«Più che una scelta è il modo in cui affronto la vita. Non significa che tutto vada bene o che i problemi si risolvano sempre. Però negli anni ho conquistato una serenità che prima non avevo. Credo che nel libro emerga proprio questa attitudine».

Le amicizie occupano uno spazio enorme nelle tue pagine.

«Per me sono fondamentali. Ho una famiglia meravigliosa, ma gli amici rappresentano davvero il mio nucleo quotidiano. Ci sentiamo continuamente, ceniamo insieme, condividiamo tutto. È probabilmente l'ambito della mia vita che funziona meglio e di cui vado più fiera».

E l'amore?

«Lì è più complicato. È una delle cose che desidero di più. Il mio sogno è costruire una famiglia. Ho incontrato persone importanti, ma non sono ancora riuscita a trovare quella con cui condividere davvero la vita. Oggi però vivo questa mancanza con maggiore serenità rispetto al passato».

Il libro è dedicato a tuo padre.

«Era inevitabile. Non c'è più da dieci anni, ma è stato lui a spingermi verso la curiosità, i libri, il teatro, i viaggi. Era la parte artistica della famiglia. Credo che si farebbe delle grandi risate sapendo che ho scritto un libro, perché mi ha sempre presa in giro per il fatto che a scuola fossi quella più distratta e meno brillante. Ma ha sempre creduto in me».

La copertina sembra quasi una mappa della tua vita. Se dovessi guidarci tra quei simboli, da quale partiresti e perché?

«I disegni sulla copertina sono tutte illustrazioni del mio amico tatuatore Leonardo De Amicis. Sono tutti tatuaggi che porto sulla pelle e che raccontano pezzi diversi della mia storia. C'è la casetta con il cuore che piange che richiama una relazione importante del passato, un tatuaggio fatto proprio alla fine della storia; ci sono gli spaghetti al pomodoro, che per me rappresentano l'amicizia e il modo in cui il mio migliore amico Cristiano (Caccamo, ndr.) si prende cura di me e delle sue persone; ci sono i due topolini, che simboleggiano il legame con mia sorella. E poi c'è la parola "Fine" sbarrata, che forse è un po’ la filosofia della mia vita, l’ho tatuato dietro il collo. Poi c’è la fragola perché venivo chiamata così dai miei amici, e la nuvoletta con la pioggia perché mi piaceva. Mi richiama un po’ di malinconia, che è un sentimento che mi piace tanto. Insomma diverse cose importanti di ieri che continuo a rendere importanti nel presente».

Ma un po’ di futuro lo vedi? Cosa ti aspetta prossimamente?

«Tanto lavoro, una nuova stagione di Babes su RaiPlay e un progetto YouTube che voglio assolutamente realizzare con Edoardo Tavassi e Leonardo De Amicis. Poi ci sarà l'estate. Per la prima volta senza grandi programmi: una casa in Grecia, qualche amico che andrà e verrà e la voglia di lasciarmi sorprendere da quello che succederà».

Del resto, per chi passa la vita a raccogliere frammenti e a salvarli dalla dimenticanza, anche l'imprevisto è solo un altro ricordo da tenere con sé. Presente, il più a lungo possibile.