La star della quarta stagione di Bridgerton è indubbiamente Yerin Ha che dopo il successo avuto sfrutta la sua visibilità per raccontare non solo di sé, ma di tutta la cultura da dove proviene. Un viaggio che attraversa Australia e Corea. «L’intera storia di Sophie è molto potente - racconta Yerin Ha a Teen Vogue parlando del suo personaggio nella serie Netflix - soprattutto nella sua scelta di scegliere sempre se stessa, nel non mostrarsi mai vulnerabile. È un messaggio importante. Spesso, come persona asiatica, mi è stato imposto di non mostrarmi sensibile, di non piangere, e di tenere ogni emozione dentro me per non mostrarmi mai debole».

Una nuova stagione che offre spazio a Yerin Ha nelle vesti di una Sophie Baek dal background asiatico. E come lei, alle attrici che interpretano la matrigna, Katie Leung, e le sorellastre, Isabella Wei e Michelle Mao.



«Quando ho visto che stavano scegliendo un’intera famiglia di asiatici orientali ho pensato: “è pazzesco”. Ricordo questa sensazione, è il nostro momento», ha raccontato alla BBC proprio Wei che interpreta Posy Li. Una scelta di cast che rispecchia una trasformazione dell’industria televisiva, più attenta nel rappresentare diverse identità culturali.

La sua presenza riflette una trasformazione più ampia dell’industria televisiva, sempre più attenta a rappresentare identità culturali diverse. E proprio Yerin Ha è riuscita in diverse interviste a sottolinearne l’importanza raccontando di una forte sorellanza che ha colto sul set, proprio con le altri attrici asiatiche: «Soprattutto con Isabella che interpreta mia sorella».

I nomi più interessanti della scena

E così la presenza di Ha si inserisce in un momento in cui le attrici e gli attori dell’Asia orientale stanno guadagnando sempre più visibilità nella cultura pop globale. Un esempio evidente è HoYeon Jung, nata a Seoul nel 1994 e diventata una star internazionale grazie a Squid Game nel 2021. Come Zine Tseng, ora su Prime Video con Young Sherlock, già conosciuta in 3 Body Problem.

Questo cambiamento non riguarda solo le piattaforme streaming, ma fa parte di un fenomeno culturale più ampio. Se un momento simbolico è arrivato nel 2020 con Parasite, il primo film non in lingua inglese a vincere l’Oscar come miglior film, da allora il cinema e le serie asiatiche hanno trovato uno spazio sempre più stabile tra piattaforme e festival internazionali. Ma non solo, le stesse star finalmente hanno trovato il proprio spazio nelle produzioni americane.

Si fanno strada così attrici e attori da tenere sott’occhio. L’attrice coreana Kim Tae-ri, classe 1990, è diventata una delle interpreti più rispettate della sua generazione soprattutto dopo il riconoscimento internazionale per il ruolo nel film Mademoiselle di Park Chan-wook. Charles Melton, nato in Alaska da padre americano e madre coreana, è noto per il suo ruolo in Riverdale e in May December, e lo ritroveremo su grande e piccolo schermo con Her Private Hell e Saturn Return per Netflix. Lo stesso per Stephanie Hsu, americana ma di origine taiwanese, amata per il suo ruolo in Everything Everywhere All at Once e attiva anche per i diritti delle donne e della comunità LGBTQ+.

Ridefiniscono Hollywood e tutto il sistema cinematografico, insieme a loro anche l’attore Steven Yeun, nato in Corea del Sud e cresciuto negli Stati Uniti, diventato nel 2021 il primo attore asiatico-americano candidato all’Oscar come miglior protagonista per Minari. Quest’anno lo troveremo su Netflix con Animals, progetto cinematografico che vede la regia di Ben Affleck.

Attraversano il cinema d’autore, lo streaming globale e la cultura pop. Un cambiamento anche narrativo: protagonisti romantici, personaggi complessi e storie che parlano di identità contemporanee senza essere ridotte a stereotipi. Ed è forse proprio questo il segnale più interessante: non più una presenza eccezionale o una tendenza passeggera, ma una nuova normalità culturale in cui le star asiatiche fanno parte a pieno titolo dell’immaginario globale.