Dopo cinque stagioni di grande successo, Mare Fuori torna con la sesta, pronta a esplorare nuove storie all’interno del carcere minorile IPM di Napoli. La serie targata Rai, tra le più seguite della televisione italiana negli ultimi anni, è diventata un punto di riferimento per il pubblico giovane. I primi sei episodi della nuova stagione sono disponibili dal 4 marzo su Rai Play, mentre dall’11 marzo sarà possibile vedere l’intera stagione, in attesa della messa in onda su Rai2. Tra i volti protagonisti dei nuovi sviluppi c’è Federico Notari, interpretato da Francesco Di Tullio, un personaggio arrivato la scorsa stagione ma già centrale nelle dinamiche della serie. Segnato da un passato difficile, Federico si confronta con i propri errori, vivendo con difficoltà il trasferimento come detenuto da Milano a Napoli. In questa intervista, Di Tullio ci racconta le nuove sfide che il suo personaggio intraprenderà in questa nuova stagione. E per fare un breve recap su questa nuova stagione, ci abbiamo pensato noi con i link qui sotto.
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La nostra intervista a Federico Notari, la new entry di Mare Fuori
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Le prime sei puntate della nuova stagione di Mare Fuori sono arrivate su Rai Play. Hai già avuto modo di rivederle? Che effetto ti fa rivederti sullo schermo?
Sì, sono andato subito a vedere i primi sei episodi. Ogni anno li aspetto con molta ansia, quindi ero molto curioso. Sono sempre molto critico con me stesso: quando mi riguardo penso subito a quello che avrei potuto fare meglio. Però in generale mi è piaciuto il risultato: la storia è seguita bene e il montaggio finale funziona davvero. Noi attori vediamo solo parte del girato, quindi scoprire il prodotto completo è sempre un’emozione. Questa stagione secondo me può davvero andare molto bene.
Federico arriva nella quinta stagione ed è subito un personaggio misterioso e complesso. Qual è stata la tua prima impressione quando ti è stato proposto questo ruolo?
All’inizio non si sapeva ancora quale personaggio avrei interpretato: avevo fatto il provino sia per Federico sia per Samuele. Mi piacevano entrambi perché rappresentavano due facce della stessa medaglia. Federico mi aveva colpito per l’umanità che, nonostante tutto, ancora portava dentro di sé. Per costruire il personaggio ho dovuto immaginare molto della sua storia, interpretando il carattere attraverso le indicazioni del regista e le battute scritte. Tra l’altro, prima di entrare in questa esperienza non ero un attore: facevo la vita normale di uno studente. È stato un percorso che mi ha portato a scoprire questo mondo passo dopo passo.
Nella serie Federico arriva da Milano e si ritrova nel carcere minorile di Napoli. Come hai lavorato per rendere credibile questo adattamento?
All’inizio è stato difficile: eravamo solo in due a venire dal nord e la differenza con l’ambiente del carcere era molto evidente. Però proprio questo è stato il bello: portare qualcosa di diverso all’interno di un mondo già noto al pubblico. In questa stagione Federico e Samuele incarnano inizialmente un lato più oscuro, ma col tempo le loro dinamiche si trasformano e il contrasto tra i due personaggi diventa centrale.
Hai raccontato che per prepararti al ruolo hai fatto anche esercizi particolari, come chiuderti in una stanza per provare la sensazione di isolamento. Quanto ti ha aiutato?
Il regista della scorsa stagione, Ludovico Di Martino, ci ha proposto diversi esercizi per entrare nel mondo del carcere e sperimentare le sensazioni di isolamento dei ragazzi. Ognuno li adattava al proprio modo di vivere il personaggio. Questo tipo di preparazione mi ha aiutato moltissimo a capire come Federico si sente nelle scene di isolamento e più in generale a immedesimarmi nel contesto del carcere.
Quando si parla di serie cult, spesso si dice che le prime stagioni siano le più amate (come per I Cesaroni o Un medico in famiglia). In Mare Fuori sei arrivato in corsa: com’è stato inserirsi in una serie già così consolidata?
All’inizio spaventava molto. Entrare in una serie già avviata, con una storia e un pubblico consolidato, è una responsabilità. Però il cast e il regista ci hanno accolto subito. Abbiamo fatto gruppo, sia sul set sia fuori, condividendo momenti insieme e sui social. Questo senso di squadra ha permesso di inserirci senza creare discontinuità nella serie e di sentirci parte del progetto fin da subito.
Il tuo personaggio mostra spesso chiusura emotiva e fragilità. Quanto è stato complesso interpretare un ragazzo che cerca di difendersi dal mondo ma allo stesso tempo vuole trovare il suo posto?
Penso che sia un tema che riguarda un po’ tutti i giovani. Fare l’attore significa saper cogliere e trasmettere emozioni reali, anche prendendo spunto da esperienze proprie o immaginate. In quei momenti è come se diventassi Federico: è una sfida e allo stesso tempo una magia, perché puoi mettere dentro al personaggio parti di te stesso e dei tuoi vissuti.
Al di là della recitazione, quali sono le tue passioni? Cosa fai nel tempo libero?
Oltre alla recitazione, mi sto avvicinando molto al teatro. Ho fatto recentemente una commedia chiamata Beyond Therapy con altri cinque attori e ad aprile interpreterò un monologo intitolato Gen Z, incentrato proprio sui giovani della mia generazione. Mi piace scoprire anche nuovi linguaggi e modi di esprimermi fuori dal set.
In questa stagione il pubblico sta scoprendo nuovi lati di Federico. C’è un aspetto della sua evoluzione che secondo te potrà sorprendere?
Sicuramente c’è un lato di redenzione. La serie ruota molto intorno a questo concetto: tutti i personaggi hanno la possibilità di cambiare. Per Federico il percorso passa anche dall’amore e dalla relazione con Lorenza, una ragazza giovane con le sue difficoltà, che lo porta a vedere le cose da un’altra prospettiva e a rimettere in discussione le sue scelte.
La serie parla molto ai ragazzi della Generazione Z. Tu ti ritrovi nelle tematiche che affronta, come fragilità, paure e ricerca della propria strada?
Assolutamente sì. La Generazione Z è molto fragile e spesso alle prese con ansie e dubbi. Mare Fuori parla a questo pubblico mostrando ragazzi che affrontano difficoltà, cercano di costruire relazioni e di fare le scelte giuste nonostante gli errori del passato. Federico diventa così uno specchio di queste esperienze, senza mai perdere il desiderio di riscattarsi.
Chiudiamo con un confronto tra te e Federico: qual è la strada per il futuro di Francesco e quale per il tuo personaggio?
Per me la strada è fare arte, seguendo ciò che amo e coltivando le mie passioni. Federico, invece, cerca una pace che non ha mai avuto: deve capire cosa è giusto e cosa è sbagliato per lui, e il suo percorso verso la redenzione passa proprio attraverso questa consapevolezza. Entrambi, in fondo, stanno cercando libertà e comprensione.












