Una Los Angeles calda e complicata, dove l'oceano è solo un miraggio (o una possibilità, ma solo per chi ha ore da perdere per raggiungerlo) e si è circondati da influencer, celebrità wannabe, star in crisi e nepo-baby che non si rendono conto del loro privilegio, fa da sfondo a una delle serie tv più quotate e apprezzate della passata stagione televisiva: si chiama I Love LA, l'ha scritta e prodotta l'attrice Rachel Sennott (Shiva Baby, Bottoms al cinema, High Maintenance e The Idol in tv) e vede nel cast la rising star del momento, Odessa A'zion, reduce dal successo di botteghino di Marty Supreme con Timothée Chalamet.
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Di cosa parla I Love LA e perché sta dettando tendenza
Giunta su HBO Max US a novembre (in Italia il 13 gennaio), I Love LA è stata rinnovata per una seconda stagione e la news del ritorno di questa coming-of-age-comedy non ha stupito nessuno: Sennott e A'zion, che nello show interpretano due migliori amiche che cercano di sfondare, ognuna a modo suo, sul piano professionale, hanno una chimica e una verve umoristica difficile da trovare altrove. Come già faceva Girls, altra serie culto della HBO scritta da Lena Dunham che parlava di un gruppo di amiche ventenni (dislocate a New York) tra amori, fallimenti, ambizioni infrante e promesse non mantenute, anche I Love LA prova a farsi manifesto di una generazione, ma con toni ancora più dissacranti e grotteschi. I protagonisti navigano a vista in una Los Angeles che non fa sconti a nessuno se non ai ricchi, ai famosi (ma neanche a quelli: c'è un cammeo di Elijah Wood che dà la misura dei mental breakdown delle celeb) e figli di, ma la zattera sulla quale cercano di rimanere a galla fa acqua da tutte le parti. Perché a remare dritto non ci tengono neanche loro. E infatti la vita di tutti gli amici di Maia (Sennott), che si trapianta a LA da NY per avviare una carriera come talent manager al servizio di Alyssa (una falsamente melliflua Leighton Meester), va completamente a caso, con risvolti comici non banali.
La forza di I Love LA: estetica cool, umorismo senza scampo
Se molte serie hanno provato a raccontarci l'indolenza di Los Angeles (basta ricordare New Girl, anche se lo show con Zooey Deschanel aveva altri toni), I Love LA fa di più: ci racconta chi sono i personaggi che animano (e trasformano in un cliché) la città. A'zion interpreta Tallulah, una svampita, su di giri, superficiale, bellissima e opportunista influencer: Maia, che è la sua migliore amica del college, decide di intrecciare la sua carriera a quella della sua best friend e farle da manager per svoltare nei rispettivi ambiti professionali. Il risultato è a tratti surreale ma sempre divertente - le punchline dei protagonisti sono molto convincenti - e anche splendidamente crudo. Come quando Tallulah deve pubblicare un video di scuse dopo una shitstorm causata dalla faida con un'altra influencer e il top talent manager consiglia a Maia (ancora una junior nel settore) la perfetta timeline dell'apology video: «Per pubblicare devi aspettare tre giorni per il razzismo, due per l'omofobia. Per l'antisemitismo, rispondi subito».
Intorno a Maia e Tallulah si muovono altri personaggi: Charlie (Jordan Firstman) fa il personal stylist ed è circondato solo da celebrità drama queen che lo sabotano; Alani (True Whitaker) è la figlia di un noto regista di Hollywood ed è squisitamente cieca davanti al suo privilegio. Il fidanzato di Maia, Dylan (Josh Hutcherson), è il più candido del gruppo, fa l'insegnante dunque è l'unico ad avere un lavoro "normale" ed è anche il più flessibile davanti alle follie di Tallulah e company, ma alla fine anche lui cade nelle spire della psichedelica LA e nelle sue tentazioni. Nella seconda stagione capiremo se i pezzi della relazione frantumata tra lui e Maia alla fine del primo capitolo si potranno aggiustare.
A'zion e Sennot sono una coppia comica perfetta
L'estetica di I Love LA, la coollness di tutto il cast - i look sono superlativi - e la chimica comica tra le due attrici principali rendono questo show il vero e sorprendente must watch del 2026. Perché Sennott, che la serie l'ha scritta e ideata, è bravissima a disegnare gli eccessi, soprattutto quelli sgradevoli, del mondo che la circonda. Come Hannah in Girls, la sua Maia non è un personaggio facile da amare: è ossessionata dalla carriera, dal piacere agli altri, dallo smartphone, dal successo, dai soldi. Tallulah è invece il simulacro fatto personaggio di Odessa A'zion: tutto, nei suoi outfit meravigliosamente cool ed eccessivi, nelle sue risposte superficiali, nel suo tono di voce indolente, nel suo voler diventare famosa senza sforzo, persino nel suo sgomento per essere diventata la testimonial queer di una marca di cracker senza volerlo, grida carisma. La combo con Sennott, altrettanto magnetica, regala al pubblico uno spettacolo come se ne vedono pochi in tv, sia da un punto di vista narrativo che interpretativo. Se Girls ha segnato, con il suo racconto delle 20-something, la seconda metà dei Duemila, I Love LA disegna in modo netto l'attualità dei giorni nostri. E lo fa con un cast sensazionale e senza peli sulla lingua e con una sceneggiatura dissacrante come non se ne leggono più.












