Il 24 settembre è finalmente arrivato su Sky e in streaming su NOW una delle serie più attese della stagione: parliamo ovviamente di The Pitt, il medical drama di HBO che, ai recenti Emmy, ha vinto 6 statuette prestigiosissime, tra cui quella per la Miglior serie drammatica. Noah Wyle, che nella serie interpreta il dottor Robinavitch, è il cuore dello show: è un medico di pronto soccorso - la serie è ambientata nel Pittsburgh Trauma Medical Center - che porta avanti con grande fatica "il pozzo" (il "the pitt" del titolo, appunto), un non luogo in cui infermieri, dottori e specializzandi sono chiamati a prestare le prime e più immediate cure ai pazienti in difficoltà con poche risorse (e pochi letti a disposizione.



Da E.R. a Grey's Anatomy, i medical drama hanno cambiato per sempre il modo in cui guardiamo gli ospedali

Se il nome di Noah Wyle e la trama essenziale di questa serie regalano un senso di daja-vu è perché l'attore è famoso per aver interpretato, negli anni Novanta, il dottor Carter di E.R. Medici in prima linea, medical drama che tra le altre cose ha lanciato la sua carriera e quella di George Clooney, il mitico dottor Ross, ed è diventato una vera istituzione per tutti i prodotti televisivi simili arrivati dopo.

The Pitt, inoltre, è firmata da R. Scott Gemmill, tra gli autori, insieme a Michael Crichton, di E.R., cerchio narrativo pressoché perfetto per uno show che ha catturato il pubblico con una trama essenziale, cruda, onestissima e serrata. Se la serie degli anni Novanta con Wyle e Clooney ha fatto da spartiacque tra i drama in corsia del passato e quelli contemporanei, è stato senz'altro Grey's Anatomy, longseller di Shonda Rhimes ormai giunta alla 22esima stagione (in onda dal 9 ottobre sulla ABC), ad aver regalato agli spettatori una nuova prospettiva sulla vita di medici e specializzanti divisi tra letti d'ospedale, flebo, estenuanti turni di notte e, ovviamente, i loro affari privati.

Ma se Grey's Anatomy scava nelle ferite e nelle ambizioni dei suoi protagonisti scavallando spesso in toni da soap opera, The Pitt punta al minimalismo estremo: la prima stagione è composta da 15 episodi che raccontano, ciascuno, un'ora del turno di lavoro del dottor Robinavitch. Non c'è spazio (solo) per i drammi personali dei medici del pronto soccorso, tra un'emergenza e l'altra si fa denuncia sociale (per i letti ai piani alti dell'ospedale, che non ce la fanno ad accogliere tutti i pazienti) e si celebra la memoria collettiva (il protagonista è traumatizzato dalla pandemia di covid, esperienza tragica che abbiamo vissuto tutti, in un modo o nell'altro, e che quindi riconosciamo come anche nostra). Delle occhiate languide di Derek e Meredith (Patrick Dempsey ed Ellen Pompeo) i The Pitt non resta niente: rimangono solo le facce distrutte dei dottori del pronto soccorso dopo una rianimazione andata male o l'ennesima strigliata dei manager dell'ospedale per contenere i costi.

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Craig Sjodin//Getty Images
Grey’s Anatomy, Derek e Meredith: una storia d’amore in corsia

GenZ e medical drama: un rapporto a due facce

A Grey's Anatomy, comunque, va il merito di aver avvicinato le giovani generazioni a un genere, il medical drama, appunto, non particolarmente appealing per i ragazzi, creando un immaginario romanticizzato della vita in corsia che ha superato indenne gli ultimi due decenni, diventando anche un fenomeno culturale e social: basti pensare che il trend della pick me girl tanto caro a TikTok è calcato proprio sul personaggio di Meredith Grey, la protagonista dello show di Shonda Rhimes. Proprio come E.R. per i Millennials, Grey's Anatomy ha inoltre amplificato l'interesse del pubblico anagraficamente più giovane verso le carriere mediche, da un lato creando attese e ambizioni spesso irrealizzabili, dall'altro rinvigorendo le vocazioni sanitarie di milioni di ragazzi.

Perché guardare The Pitt, dunque, anche se i medical drama ci triggerano o ci annoiano?

The Pitt potrebbe fare lo stesso, ma con presupposti diversi da quelli di Grey's Anatomy: le 15 ore di turno suddivise in altrettante puntate da un'ora rendono incredibilmente realistico il racconto e la sensazione non è più di voler stare in corsia con i protagonisti in termini ispirazionali (come accadeva e accade ancora con gli specializzandi e i dottori della serie di Shondaland), ma di esserci per davvero, con tutta la fatica che questo comporta. Per chi cerca sostanza, ottime interpretazioni e una serie che fa riflettere oltre la trama orizzontale - che oscilla tra le vite del personale dell'ospedale e quelle dei pazienti - The Pitt è davvero perfetta: la seconda stagione, trascinata dal successo del primo capitolo, è già stata confermata, segno che il medical drama non è ancora pronto ad andare in pensione finché ci saranno nuove idee per raccontare cosa si nasconde dietro il mestiere più difficile e vitale del mondo.