La foto pubblicata da Netflix con il reveal del cast del nuovo Orgoglio e Pregiudizio scritto da Dolly Alderton ha riacceso una febbre antica: quella per i period drama. Non che serva l'ennesimo adattamento di un romanzo di Jane Austen - per quanto fedele, come ha promesso la sceneggiatrice - per ricordarci quanto amiamo i drammi in costume, ma di certo ci stimola una riflessione: la serialità oggi sfrutta due filoni editoriali in particolare, quello dei young adult per il pubblico giovane e poi quello dei classici rivisitati in chiave contemporanea.



Il Gattopardo e Cent'anni di solitudine su Netflix e il nuovo adattamento di Cime Tempestose firmato da Emerald Fennell con Jacob Elordi e Margot Robbie sono la prova che le grandi case di produzione hanno riscoperto i classici; titoli come Il mio anno a Oxford, The Love Hypotesis e Marked Men, già in streaming o in arrivo sulle piattaforme prossimamente raccontano un panorama editoriale rivolto alla GenZ che riesce a trovare terreno fertile anche su mezzi di comunicazione altri rispetto alle pagine di un romanzo. Il period drama, con la sua aura vincente, sta proprio in mezzo, perché è un genere che riesce a mettere insieme la magnificenza e le atmosfere dei grandi classici della letteratura con le dinamiche pop delle serie per teenager o i cliché delle rom-com. Dobbiamo citare Bridgerton o, come immaginiamo, non ce n'è affatto bisogno?

Da Jane Austen a Bridgerton, passando per Reign e My Lady Jane

Se Jane Austen è modello e ispirazione inesauribile per le autrici di romance in costume e per gli sceneggiatori e i registi di film sentimentali, Bridgerton, frutto della brillantissima strategia di marketing di Shondaland in collaborazione con Netflix, è diventato un manifesto dei period drama moderni. E se anche prima e dopo la serie - adattamento dei romanzi di Julia Quinn dedicata agli otto fratelli del casato Bridgerton - sono arrivate in streaming e in tv molti altri show in costume, è la creatura di Shonda Rhimes ad aver impostato un nuovo linguaggio, un nuovo codice espressivo e persino musicale, poi mutuato su diversi altri progetti (non sempre con lo stesso successo).

Ci aveva provato Prime Video con My Lady Jane, poi cancellato, nello sgomento dei fan, dopo una sola stagione. Ci ha provato la HBO con The Gilded Age (in streaming su Sky), creatura di Julian Fellowes recentemente giunto in streaming con il terzo capitolo. Successo questo riuscito, visti i dati delle visualizzazioni. Ci proveranno Dolly Alderton, che per interpretare la mitica signora Bennett ha chiamato niente meno che Olivia Colman e nel ruolo di Lizzie - che già è stato di Jennifer Ehle nella serie degli anni Novanta sulla BBC e poi di Keira Knightley nel celebre film del 2005 - l'attrice britannica Emma Corrin. E ovviamente Emerald Fennell, che per il suo Cime Tempestose potrebbe prendere una strada tutta nuova (strada di cui i fan del romanzo di Emily Brontë non sembrano affatto contenti).

Il mix tra attori in hype e storie senza tempo è la chiave del successo dei period drama

Se Bridgerton è riuscita a lanciare un'intera generazione di nuovi attori, da Phoebe Dynevor a Jonathan Bailey, già attore di teatro amatissimo poi diventato nazionalpopolare grazie al visconte Anthony, gli adattamenti televisivi di romanzi storici di successo e le serie in costume più in hype del momento sfruttano un carnet di attori dal grande carisma, vedi Margot Robbie o Jacob Elordi, per attirare il pubblico di ogni età, soprattutto quello più giovane. Tutti questi ingredienti messi insieme, abbinati a un'iconografia senza tempo, a costumi sempre più aderenti a quelli originali e a trame che strizzano l'occhio al romance, rendono i period drama praticamente irresistibili. Per dirla in altre parole siamo vittime di un incantesimo e se è così speriamo che nessuno trovi l'antidoto per risvegliarci.