In una manciata di stagioni Massimiliano Caiazzo è diventato uno dei volti più riconosciuti della televisione italiana, icona della moda (testimonial della campagna primavera estate 2024 di Fendi), protagonista delle cronache rosa grazie alla storia d’amore con la ballerina Elena D’Amario. Ma la popolarità del giovane attore, nato 27 anni fa a Vico Equense, Napoli, è legata a doppio filo al grande successo di Mare fuori e alle sfumature del suo personaggio, Carmine Di Salvo, coinvolto suo malgrado nelle maglie della criminalità, in cerca perenne di riscatto sociale e di una vita diversa. Pronto a tornare nella quarta stagione della serie, in onda su Raiplay e dal 14 febbraio su Rai 2, e a vivere l’amore impossibile con la nemica di un tempo Rosa Ricci (interpretata da Maria Esposito), abbiamo incontrato Massimiliano Caiazzo in occasione del lancio di un progetto formativo sul territorio, voluto dalla Fondazione Lavazza e realizzato insieme al Cesvi e alla Casa del Sorriso di Napoli. “A cup of learning”, questo il nome dell’iniziativa, ha permesso a un gruppo di ragazzi provenienti da realtà difficili di partecipare a un corso di formazione dedicato all’universo della caffetteria, per dare loro una reale opportunità di inserimento nel mondo del lavoro. Un’occasione concreta per allontanarsi dai pericoli dei quartieri fragili, come San Pietro a Patierno di Napoli, dove si trova la Casa del Sorriso e dove è stato presentato il progetto. «Trovarmi con questi ragazzi» ci ha raccontato Caiazzo «è stato come parlare al Massimiliano di qualche anno fa, è stata un’esplorazione. All’inizio ero un po’ spaesato ma è stata un’esperienza stimolante che mi ha restituito un’energia contagiosa». Sebbene l’attore non abbia un passato difficile alle spalle, la sintonia è stata immediata: «Io faccio della formazione il mio cavallo di battaglia ed è questo uno dei motivi per cui ho scelto di partecipare a questo progetto. Ma quando mi hanno chiesto cosa fare se a fronte di un grande impegno il successo non arriva, mi sono riscoperto a difendere l’importanza dei nostri sogni, al dire: “credeteci e qualcosa succederà”». “A cup of learning”di Lavazza entrerà concretamente nella narrazione di Mare fuori, nella stagione in corso, e sarà supportata da una campagna pubblicitaria con protagonista Caiazzo.

Parli di passione, di crederci, di volere le cose. Quanto ti riguardano questi temi?

«Tantissimo. Se ripenso a quando ero piccolo non avevo neanche consapevolezza che la recitazione potesse diventare un mestiere. Mi piaceva, ma avevo accantonato l’idea, vivevo il cinema come un’esperienza dalla mia cameretta. Poi mi ci sono approcciato, più grande, ma sempre in maniera distaccata, anche se chi mi stava intorno si era accorto del mio grande amore per questa forma di arte. Alla fine non ho potuto più mentire, e ho fatto outing».

Dalla fiction alla realtà e viceversa. Che impatto ha avuto conoscere dei ragazzi con alle spalle delle difficoltà vere, molto simili a quelle recitate per copione...

«La cosa principale che mi ha colpito è la curiosità di questi ragazzi, che io trovo fondamentale per evolvere. E poi la loro caparbietà in cui mi rispecchio. Io sono un attore, un artista che usa la recitazione come strumento per veicolare i suoi messaggi. Ma per poterlo fare devo avere dentro quella cosa, mi ci devo immergere fuori per portarla dentro il set. Succede anche nella nuova stagione di Mare fuori: il carcere diventa il punto di partenza per poi andare a vedere com’è fuori e riportare tutto dentro».

Dove trovi la tua ispirazione?

«Guardo alla natura perché credo che lì ci siano tutte le risposte. Per il Carmine della prima stagione mi sono ispirato a un gorilla, per la seconda a una tigre bianca, per la terza a un leone con ali».

E per la quarta?

«Te lo dico la prossima volta che ci vediamo!».

Ti senti un ragazzo fortunato?

«Sì, molto. Sto iniziando a vivere del lavoro che faccio, a volte ci sono delle difficoltà ma ho sempre la possibilità di lavorare su me stesso e questo non è scontato».

Hai trovato dei buchi neri?

«Ci sono sempre, le zone d’ombra. Momenti che riesci a decifrare solo dopo averli superati, quando ne esci. Allora puoi capire che sono stati anche una grandissima ricchezza perché in quell’ombra, quando ci sei dentro, hai la possibilità di vederti davvero allo specchio e di trovare dei nuovi aspetti di te che poi ti porti dietro. Anche questa per me è una fortuna, avere la possibilità di lavorare su certi temi. Ci sono persone che sprofondano dentro i buchi neri senza neanche saperlo, io invece ne ho consapevolezza, posso trarne un insegnamento. Del resto, dietro ogni processo creativo ci sono dei vuoti ed è il motivo per cui quella sensazione che prima era in ombra merita invece di essere messa in luce».

Com’è la tua generazione?

«Curiosa, abbiamo voglia di fare, siamo coinvolti in una transizione importante. Direi che ci sentiamo un po’ persi. Non abbiamo la direzione, non sappiamo esattamente dove andare ma già questo può essere un ottimo punto di partenza. Poi, certo, abbiamo bisogno di avere dei punti di riferimento nuovi e validi ma non credo alla narrazione di una generazione distratta. Non si presta attenzione rispetto a ciò che non merita attenzione. Noi siamo consapevoli ma giovani, stiamo evolvendo, e provando a capire come funziona questa giostra che è la vita».

Ti piace questa vita?

«Sì, perché ha la mia firma. Scelgo di fare quello che mi piace e che mi fa stare bene. Non sono sempre felice ma ci sto mettendo del mio. Come tutti, mi ritengo una media delle cinque persone che più mi stanno vicine. Sono influenzato dalla loro vita, dal loro lavoro, dai loro pensieri. Io mi nutro della loro esperienza e grazie a queste cinque persone riesco a staccare quando ne ho bisogno. È la mia famiglia».

Indossi due grandi anelli con i quali non smetti di giocare. Cosa rappresentano?

«Il mare e il vento. Il mare è casa, il vento una parte di me».

Un sogno o un regalo che vorresti?

«Un bagno in mare a febbraio. In mare aperto».

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Courtesy of Press Office