Se vi siete divorati l’ultima stagione di Sex Education e la seconda di Hearstopper, segnatevi questo titolo: Everything Now. Dal 5 ottobre è arrivata su Netflix la storia di Mia Polanco (Sophie Wilde, Talk to me, 2022), una sedicenne londinese che, dopo essere stata dimessa dall’ospedale dove si trovava per combattere i disturbi alimentari, torna a vivere la sua vita da adolescente con i suoi tre migliori amici. Improvvisamente però scopre che tutto intorno a sé è passato a un altro livello. Ora i suoi amici fanno sesso, si ubriacano, hanno segreti e danno feste. Nello scoprire di essere rimasta indietro su tutta la linea stila una lista delle cose da fare: dare il primo bacio, innamorarsi, fare qualcosa di illegale.

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Netflix

Oltre a Mia a raccontare la storia c’è la sua voce fuori campo. È con quella che diventano palesi quei sentimenti che solitamente un adolescente tace. Possiamo ascoltare il terrore che prova a nascondere con un sorriso, o il dubbio che si insinua nella mente nonostante la voce dica “sì lo faccio”. Perché la verità è che le parole raramente seguono i pensieri che si mescolano nella testa, soprattutto se tra i pensieri si celano molte insicurezze. E Mia, una ragazza che soffre di disturbi alimentari, con un passato costellato di quelle insicurezze, si trova catapultata in un mondo che non riconosce, dentro a un corpo che non riesce a starle dietro.

La capacità di Everything Now di toccare più temi – dal rapporto con il sesso a quello con il corpo e con i disturbi alimentari – senza perdere dinamicità, spensieratezza e interesse è il suo punto di forza. La storia funziona perché è semplice e reale. Non pretende di raccontare storie complesse o di analizzare Mia psicologicamente.

Possono dirsi soddisfatti Thandiwe Newton e di Ol Parker, genitori di Ripley Parker, la 22enne creatrice di questa serie. L’obiettivo era proprio quello di concentrarsi sui problemi di salute mentale affrontati da tanti adolescenti britannici. Con delicatezza Parker mette in evidenza le fasi altalenanti che colorano la vita di Mia dopo il ricovero. Mostrano la complessità di questi disturbi, il fatto che l’uscire dalla malattia sia un percorso a ostacoli su cui è importante continuare a lavorare. Subito dopo le dimissioni si sente condizionata, giudicata dagli altri, come se fosse stata etichettata esclusivamente come l’anoressica, e questa condizione la spinge a prendere decisioni non consigliabili – come ubriacarsi mentre prende le medicine – solo per piacere di nuovo ai suoi amici. Una sensazione che continuerà ad andare e a venire. Lungo la strada scopre che semplicemente non tutto è pianificabile. Che il primo passo è rimpossessarsi del suo corpo.

Nel corso degli otto episodi Parker esplora le emozioni e le paure di Mia, ma anche quelle delle persone intorno a lei: l’aspetto interessante non è tanto la loro vita privata, che serve giusto per condire un po’ la narrazione, quanto ciò che provano nel supportare il recupero della loro amica. L’istinto primario è quello di proteggere i nostri amici, ma questo vuol dire nascondergli notizie che potrebbero turbarli? O essere al cento per cento sinceri con loro? Sono domande a cui con cui è difficile confrontarsi a qualsiasi età, figuriamoci a sedici anni.

Everything Now è una serie sulla salute mentale che arriva in un periodo in cui finalmente se ne è tornati a parlare. È un prodotto pensato per gli adolescenti ma adattabile a qualsiasi tipo di pubblico. Su X la scrittrice televisiva Emily Bashforth ha scritto: «Everything Now è il miglior ritratto di un disturbo alimentare che abbia mai visto. È brutto, è brutale, è triste, ma è umano. Dopo anni di orribili programmi televisivi sull'argomento, questa è una boccata d'aria fresca». Se dovessi riassumerlo in cinque parole direi: fa sorridere ma anche riflettere.