Il 4 luglio su Netflix arriva una docuserie in tre episodi che farà parlare: si chiama Il principe, racconta del processo per omicidio in cui è stato coinvolto Vittorio Emanuele, erede della dinastia Savoia, nei primi anni Novanta. Alla regia del documentario, per la prima volta in queste vesti, c'è Beatrice Borromeo, che già da tempo lavora come produttrice con la sua casa di produzione AstreaFilm e ha lavorato a questo ambizioso progetto per due anni.
Il principe, chiamando in causa tutti i protagonisti della storia con testimonianze dirette e di prima mano, ricostruisce la vita post-esilio del "re che mai fu", ovvero Vittorio Emanuele, primogenito del re Umberto II di Savoia, l'ultimo sovrano d'Italia esiliato nel 1946 dopo il Referendum a favore della Repubblica. Nel 1978 il principe è stato accusato di aver ucciso, durante una lite per un gommone avvenuta all'isola di Cavallo, in Corsica (dove Vittorio Emanuele, Marina Doria e il figlio Emanuele Filiberto avevano una casa), il diciannovenne tedesco Dirk Hamer. A lui sono stati a lungo imputati i colpi di pistola partiti dalla barca del principe e finiti sul ragazzo, che era a bordo di un'altra imbarcazione con la sorella e alcuni amici. Nel documentario, i fatti di quella notte vengono ricostruiti con maestrìa, scena dopo scena, da tutti i presenti. E così quelli successivi relativi al processo, che, di fatto, ha assolto Vittorio Emanuele da ogni accusa.
La regia di Beatrice Borromeo non assolve né avalla nessuna teoria ed è proprio per questo che Il principe è un esperimento riuscito. Nei tre episodi della docuserie, Vittorio Emanuele di Savoia, così come il figlio Emanuele Filiberto e tutte le persone coinvolte in quel tragico fatto, raccontano la loro versione della vicenda, integrando il loro punto di vista nel racconto a sua volta inframmezzato da stralci di giornali e tg dell'epoca per comprendere meglio il contesto.
Molto interessante è la testimonianza di Birgit Hamer, la sorella di Dirk anche lei presente sulla barca in quella fatale notte del 1978, che dal 1991, anno dell'assoluzione di Vittorio Emanuele, si è sempre battuta per dimostrare la sua colpevolezza. Nel 2011, dopo aver scritto il libro Delitto senza castigo in cui svelava diversi retroscena della vicenda, si è vista accusare di diffamazione da parte dell'erede Savoia, querela poi caduta durante un altro processo nel 2017 che ha condannato il principe a a due anni di reclusione con pena sospesa.
La questione è intricata e il lavoro di Beatrice Borromeo rende giustizia non solo a una morte difficile da spiegare ma anche al contesto storico, sociale e culturale in cui quell'omicidio è affiorato. Lo fa con una regia mai banale e affatto noiosa, che accende i riflettori su una vicenda decisamente inedita per le nuove generazioni ma assolutamente perfetta per alimentare la dilagante passione per il true crime, genere d'elezione della GenZ.












