È il 1984 e Silvio Berlusconi, manager del gruppo Fininvest, chiede aiuto all'amico e premier Bettino Craxi per salvare i suoi canali Tv. La magistratura ne ha ordinato la sospensione per via di un sistema di interconnessione simultanea regionale, ottenuta attraverso l'utilizzo di videocassette, che viola la legge. Craxi interviene e cambia la legge: è il cosiddetto "decreto Berlusconi" che permette a Fininvest di continuare a trasmettere su tutto il territorio nazionale. Queste sono le premesse: dieci anni dopo, nel 1994, Berlusconi annuncia il suo ingresso in politica e lo fa con un videomessaggio trasmesso da tutti i suoi canali. Televisione e politica: nell'era Berlusconi sono diventate una cosa sola, e questo ha cambiato tutto.

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Quando Berlusconi, il 12 novembre 1979, registra a Milano il marchio “Canale 5” ha intenti ambiziosi: vuole rivoluzionare la televisione italiana, dare agli italiani quello che vogliono vedere, quello che sognano. Il cambiamento, come sempre, non avviene di colpo: è un processo inesorabile che anestetizza. Per prima cosa chiama a sé presentatori come Mike Bongiorno, Maurizio Costanzo, Raimondo Vianello e Sandra Mondaini. Poi acquisisce Italia 1 e Rete Quattro, lancia i primi telegiornali di Mediaset. La dieta con cui Berlusconi, da autentico showman, nutre gli italiani è fatta di soap americane, reality, calcio e sesso.

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Silvio Berlusconi e Bettino Craxi

«Berlusconi ha cambiato la cultura dell'Italia prima di cambiarne la politica», spiega al Time Alexander Stille, autore di Il sacco di Roma, sulle tattiche politiche di Berlusconi, «Ha introdotto una cultura del lusso e del sesso, completamente diversa dalle tradizioni di austerità promosse dal cattolicesimo e dai comunisti. Il suo controllo della televisione commerciale l'ha reso l'unico politico al mondo che ha contribuito a creare e plasmare il proprio elettorato prima che questo lo eleggesse». La linea di demarcazione tra politica e televisione, negli anni con Forza Italia al governo, si è fatta sempre più sfumata: «Per la prima volta in Italia la gente si è interessata alle elezioni europee», ha raccontato Elisa Alloro, conduttrice televisiva di 33 anni proposta come candidata di Forza Italia, «e questo solo perché noi eravamo veline!». I canali come strumento di propaganda, i programmi come baluardo dei fedelissimi pronti per arrivare Parlamento. Veline deputate e deputate veline: la politica trasformata in tifoseria da stadio.

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Berlusconi nel 1994

Con il tempo ci siamo abituati e abbiamo smesso di stupirci del circo mediatico fatto di balletti, urla, sorrisi di silicone. Proprio in questo, probabilmente, si ritrova il più grande talento del Caimano. Abbiamo iniziato a considerare normale (forse persino divertente?) che le donne venissero trattate come belle statuine, ridotte a meri oggetti sessuali come ha raccontato Lorella Zanardo nel suo video-documentario del 2009 Il corpo delle donne.

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«Certo, tutte vogliono essere veline», sosteneva nel 2009 Anna Depoli, segretaria milanese in attesa di prendere posto nel pubblico di Quelli Che... Il Calcio, «Se sei una velina, allora hai la possibilità di conoscere calciatori, e se li sposi, potresti finire con un sacco di soldi». Oggi forse ci sembra impensabile accendere il televisore e vedere una donna accucciata con fare sexy sotto un tavolo di plexiglass. Ci sembra tutto parte di una miscellanea pop anni 90 buona per creare meme, fare satira o scriverci un saggio di sociologia. Eppure, a ben vedere le tracce di quella stessa cultura riemergono ancora ogni giorno, qua e là tra i canali, nelle battute sessiste che non fanno ridere, negli sketch razzisti infilati per caso, negli scivoloni dei presentatori minimizzati con scuse goffe. Oggi diremo che è finita un'era, e forse è così. O forse finirà davvero solo quando inizieremo a raccoglierne i cocci, unire i puntini e lasciarcela in qualche modo alle spalle.