And just Like that non sarà mai come Sex and The City e questa è una verità assodata, nonostante il successo di un sequel che ha convinto anche i fan più accaniti della serie originale (in arrivo su HBO, per noi su Sky e NOW, la seconda stagione). Venticinque anni dopo la messa in onda del primo episodio (era il 6 giugno 1998), SATC è ancora un faro per chi vuole discutere di femminismo, rapporti umani e sentimentali, sesso, lavoro, ambizioni e delusioni. Più di tutto, la serie ideata da Darren Star e ispirata al romanzo di Candice Bushnell, è un punto di riferimento ancora solido per dibattere di amicizia.

La coerenza di SATC regge anche se i recenti trascorsi delle quattro protagoniste dello show ci hanno svelato che non sempre far parte di un riuscitissimo affresco su quattro amiche a Manhattan vuol dire saper far durare quel legame nella vita vera. Sarah Jessica Parker e Kim Cattrall che si odiano, la supereremo mai?

Se è vero che il sequel And Just Like That ha collocato Carrie, Miranda e Charlotte (Sarah Jessica Parker, Cynthia Nixon e Kristin Davis, ovvero le sopravvissute alla faida) nel mondo attuale in modo piuttosto coerente, per capire il peso dell'eredità lasciata dalla serie originale bisogna osservare l'effetto che questa ha sulle nuove generazioni. Ben più abituate, va detto, a serie tv che parlano di sesso, amore e amicizia senza peli sulla lingua. Oggi prodotti come SATC sono scontati, in alcuni passaggi persino superati. Nel 1998 non lo erano. Eppure il fascino di Sex And The City, nonostante i concorrenti agguerriti arrivati in tv in questi anni, resiste.

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George De Sota//Getty Images
Sarah Jessica Parker sul set di SATC

Salda è la potenza del personaggio di Carrie - Sarah Jessica Parker: evoluzione di quella Jo di Piccole Donne che è altro mito intergenerazionale indiscusso, Carrie ha incarnato e incarna ancora il sogno americano sotto il cielo di Manhattan. La sua vita improbabile - ancora oggi non è chiaro come facesse a mantenere il suo favoloso stile di vita, soprattutto nelle prime stagioni, da semplice rubrichista freelance di un magazine - non smette di incantare. E anche chi non ha mai desiderato diventare una giornalista ha sognato, almeno una volta nella vita, di essere, vivere, parlare, pensare come lei. C'è chi accusa Carrie di aver rovinato un'intera generazione costruendo un immaginario impossibile o comunque possibile solo per alcuni privilegiati. A riguardare SATC oggi, però, si capisce che, più che insegnare che i sogni, a crederci fortissimo, si realizzano sempre, Carrie ha suggerito modi per farcela quando la chiave del cassetto pieno di desideri andava perduta. Un bicchiere di vino - anzi, un calice di Cosmopolitan - un brunch della domenica con le amiche di sempre, ore passate al telefono a disquisire sulla vita erano le sue armi salva-tormenti. E un po' pure le nostre.

Ci sono cose che, a riguardarle oggi, ovviamente non tornano. C'è grassofobia, poca inclusione e diversity, c'è un modo di parlare di orientamenti sessuali (non eterosessuali) che necessariamente (e per fortuna) percepiamo come problematica. La consapevolezza raggiunta oggi dallo spettatore però non toglie valore allo show, anzi. Carrie, Miranda, Samantha e Charlotte, pur incarnando caratteri e ambizioni diverse, sono ancora oggi un tutt'uno: anche se nella realtà quell'amicizia non è sopravvissuta alle sferzate della vita, ciò che le quattro amiche di Sex and The City hanno rappresentato in questi ultimi 25 anni non si è ancora spento e mai si spegnerà. And Just Like That può tenere accesa la fiamma, ma è la serie originale che ne alimenta la luce.