«Ognuno di noi combatte una battaglia invisibile» dice Marcus disteso sul letto in una scena della nuova stagione di Ginny & Georgia. Può sembrare una frase scontata: spesso film e telefilm che trattano la salute mentale ripercorrono proprio l'arco narrativo della battaglia da combattere, sì, ma soprattutto da vincere. Non è il caso della seconda stagione di Ginny & Georgia che, nel parlare di salute mentale, mostra quello che nessuno dice: che la battaglia spesso continua, che ci sono ricadute, che non basta farsi aiutare per stare bene una volta per tutte.
Il tema era già stato introdotto nella prima stagione dove (attenzione agli spoiler) si vede Ginny usare un accendino per bruciarsi le gambe. Nella seconda stagione, però, il tema del suo autolesionismo diventa molto più centrale. I nuovi episodi si aprono con la ragazza che vive temporaneamente con suo padre, Zion (Nathan Mitchell) e, alla prospettiva di tornare a casa da sua madre Georgia, improvvisamente ha un attacco di panico e dice a suo padre che si è provocata un'ustione. Per la prima volta Ginny riesce a chiedere aiuto ma questo, come spesso accade, è solo il primo passo del percorso. Inizia la terapia che diventa una parte importante della vita di Ginny ma, anche in questo caso, non la vediamo subito stare meglio. «Non volevamo passare subito al problema successivo», ha spiegato a Variety la showrunner Debra J. Fisher che ha lavorato a stretto contatto con il dottor Taji Huang e con Mental Health America per garantire una narrazione responsabile sul tema, «Volevamo davvero raccontare questa storia nel corso di diverse stagioni ed essere in grado di affrontare la salute mentale, l'autolesionismo e la depressione in un modo davvero realistico».
Lo stesso vale per la storyline di Marcus che nella seconda stagione ricade nella depressione per cui si era già curato in passato scegliendo di ricominciare a prendere i farmaci. «Alcune sensazioni sono come vecchi amici», lo sentiamo dire mentre guarda il soffitto, «la depressione è così per me. E quando non ci sono dentro non me la ricordo. Ricordo che è brutta, ricordo l'oscurità, ma è diverso sentirla di nuovo». «Non vediamo spesso ansia, depressione e salute mentale in un giovane, un ragazzo di 16 anni, e volevamo davvero metterlo in evidenza» spiegano gli sceneggiatori che sono pronti a introdurre anche nuove tematiche legate alla salute mentale se lo show sarà rinnovato per un'altra stagione. Un esempio è il personaggio di Abby (Katie Douglas), che si fascia le gambe per farle sembrare più magre o quello di Samantha (Romi Shraiter) che sentiamo vomitare in bagno. Ognuno combatte una battaglia invisibile e il percorso per stare bene difficilmente è lineare. Questo non significa che non valga la pena intraprenderlo.












