Alla corte di Bridgerton le stranezze sono all’ordine del giorno. Sul set della serie in costume di Netflix si sono svolti seminari su ogni tipo di argomento. Il più apprezzato dalle comparse? Quello sull’etichetta dell’Ottocento che ha insegnato – tra le altre cose - a fare la riverenza, a sedersi e persino a camminare in maniera appropriata al periodo storico.
Questi e tanti altri dettagli sulle abitudini dell’epoca sono stati svelati nel volume Inside Bridgerton (Mondadori) ad opera delle creatrici Shonda Rhimes e Betsy Beers. Ne abbiamo selezionati 10 che non conoscevamo ancora sul progetto televisivo ispirato ai romanzi di Julia Quinn e che affondano le radici nelle antiche tradizioni della nobiltà inglese.
Parola d’ordine: Regency
Non solo sul set di Downton Abbey e The Crown, ma anche qui è stata cruciale la presenza di uno storico che desse l’ok sulle scelte creative della serie. In questo caso si tratta della dottoressa Hannah Greig, una consulente preziosa per capire meglio l’aristocrazia inglese d’inizio Ottocento. I nobili si chiamano Pari, un gruppo di poche centinaia di famiglie che detiene il potere. Simon (Regè-Jean Page) è duca, quindi appartiene al rango più alto (seguito da marchese e conte), mentre Anthony (Jonathan Bailey) ha il titolo di visconte. All’ultimo gradino tra i lord troviamo i baroni, categoria di cui fa parte Nigel (Jamie Beamish), il pretendente di Daphne (Phoebe Dynevor).
Licenze creative
Una delle tradizioni totalmente inventate nella serie? Il ricevimento di nozze con tanto di banchetto, che si vede per il matrimonio di Daphne e per quello di Anthony. Niente torte, insomma: anche i più ricchi sceglievano cerimonie modeste e intime, senza troppi invitati.
La Stagione
Le debuttanti del Ton hanno sei mesi di balli e cerimonie per trovare marito, durante la cosiddetta Stagione: la prima avveniva intorno ai 20 anni ma a 27 si era già considerate zitelle, un titolo che Kate (Ashley Simone) sente di rivendicare nella stagione due. Ecco perché Daphne ha fretta di trovare un buon partito il prima possibile.
Alla larga
Nella realtà la sovrana d’Inghilterra nell’Ottocento non seguiva la moda stile Impero tipica del momento ma usava (assieme alla corte) il dress code degli anni Ottanta del Settecento con abiti voluminosissimi. Nel caso si Sua Maestà avevano un’importanza strategica oltre che simbolica: basta guardare la regina Charlotte (Golda Rosheuvel) nella serie. Le gonne erano talmente ampie da creare uno spazio obbligato attorno a lei – spiega la storica – e nessuno le si poteva avvicinare troppo.
Attenzione ai dettagli
«Le famiglie aristocratiche di Londra – racconta la dottoressa Hannah Greig – facevano in genere indossare ai loro domestici la stessa livrea e in unico colore, così da poterli facilmente individuare per strada. E sfoggiare il proprio rango». All’epoca veniva offerto loro vitto e alloggio e un compenso di circa 3 sterline l’anno, «una miseria equiparabile a 1500 sterline attuali mentre una famiglia di operai poteva arrivare in tutto a 15 mila sterline annue (7500 sterline odierne)».
Money, money, money
All’inizio dell’Ottocento i pochissimi duchi – tra cui appunto Hastings, lo scapolo d’oro della prima stagione di Bridgerton – disponevano di entrate annuali di circa 100 mila sterline (più o meno 50 milioni). Questo spiega l’affanno di tutte le madri dell’alta società per far sposare la propria figlia a questo giovanotto dal pedigree impeccabile e dal conto in banca cospicuo. Portia Featherington (Polly Walker), pur di tenere il titolo di barone in famiglia, finge addirittura che la figlia Prudence (Bessie Carter) sia stata compromessa dal cugino Jack (Rupert Young).
La vera Lady Whistledown
Le pubblicazioni mondane, che oggi chiameremmo di gossip, esistevano davvero: la prima risale al 1770. In particolare, la scrittrice Julia Quinn si è ispirata alla signora Crakenthorpe, pseudonimo usato dall’autrice del Female Tatler, un manuale del primo decennio del Settecento. All’epoca, però, si usavano solo le iniziali degli interessati (per evitare guai). Lady Whistledown, invece, usa per la prima volta nome e cognome. E pensare che l’autrice l’ha inventata come semplice espediente narrativo per quello che in gergo si chiama infodump, ossia quel numero enorme di informazioni da dare al lettore all’inizio del libro. Com’è diventato un personaggio così importante? Merito del padre della Quinn, che ha letto di nascosto i primi otto capitoli de Il duca e io e voleva conoscere l’identità di questa enigmatica giornalista.
La ripresa impossibile
In una prima stesura del copione gli sceneggiatori avevano inserito un bizzarro dettaglio durante la visita di Daphne alla fiera del villaggio. Durante la competizione dei maiali era previsto che i porcellini fissassero la neoduchessa, quasi a impietosirla sulla loro sorte. Hanno scoperto solo dopo che sarebbe stato impossibile perché questi animali sono sprovvisti dei muscoli del collo utili per il movimento.
Il finale alternativo
La scena conclusiva della prima stagione ha “l’effetto wow”: Lady Whistledown si abbassa il cappuccio del mantello e svela la propria identità. Per depistare i curiosi è stata girata una finta scena in cui la scrittrice non è Penelope ma Cressida Cowper (Jessica Madsen).
Desiderio e ossessione
Castle Howard, a York, è diventata nella finzione di Bridgerton la dimora signorile di Simon ossia Clyvedon. Per girare le scene bollenti dei neosposini è stata usata una camera vera di questo castello. I custodi sono stati inflessibili e si sono ostinati ad assistere anche ai ciak più intimi, che puntualmente, però, interrompevano per ricordare agli attori di dosare la passione per non rovinare la tastiera del letto.













