La cosa che mi ha sempre colpito di più di Raffaella Carrà era che non era nata bionda e che non aveva i capelli lisci; da quando l'ho appreso ho sempre visto il suo caschetto come una sorta di armatura, una vestigia da showgirl necessaria per scendere nel campo di battaglia televisivo. Oggi che tutti millantano un accettazione di sé comunque vada, Raffaella un qualcosa non lo accettava, lo aveva cambiato con una seduta dal parrucchiere e andava bene così. Malata da tempo, aveva deciso però, proprio lei che si era mostrata tutta la vita nella mise-en-scène del tubo catodico; che la tv verità non andava bene - voleva essere ricordata come la regina del varietà dai suoi fan e per questo ha tenuto il suo dolore segreto fino a spegnersi oggi all'età di 78 anni - a darne il triste annuncio l'ex compagno; il coreografo Sergio Japino.
Trovo il suo pudore nella fase finale della sua vita una grande lezione di umiltà e di stile; anche Enzo Paolo Turchi, suo caro amico e collega, ha dichiarato oggi a Repubblica di essere stato tenuto all'oscuro delle sue condizioni di salute. Per dirla con il linguaggio della danza a lei caro; uno jeté sul narcisismo contemporaneo. Dalla "patonza" che Benigni voleva toccarle a tutti i costi durante Fantastico 12 fino all'ombelico mostrato per la prima volta in tv ed epicentro di una coscienza femminista raffinatissima; la Carrà fece del sesso sul tubo catodico un'epopea tragicomica tra leggerezza e progressismo.
C'era in lei la consapevolezza del saper fare, del saper ballare, del saper cantare fagocitati all'interno del meccanismo gestaltico del varietà; sulla quale poi si reggeva la sua fenomenologia dell'apparire. Icona gay con i suoi Carramba Boys che sono stati la risposta ironica alla coralità di donne svestite che riempivano la tv del tempo e capace fino all'ultimo di dare vita a fenomeni cult, pensiamo solo al suo remix di A far l'amore comincia tu con Bob Sinclar a sigillare l'inizio del film Premio Oscar La Grande Bellezza diretto da Paolo Sorrentino; Raffaella vive tra noi - cosciente come nessuna che l'effimero trenino in uno studio televisivo può essere più barricadiero de Il Capitale di Marx.














