La tempesta mediatica che ha travolto Chiara Ferragni in seguito alle vicende legali sul Pandoro gate potrebbe presto trasformarsi in un nuovo reality show. L'indiscrezione - non confermata -, lanciata da Domenico Marocchi per La volta buona su Rai 1, fa pensare che l'imprenditrice digitale stia registrando in gran segreto un docu-reality focalizzato proprio su questo difficile momento, compreso il procedimento giudiziario. Sarà vero?

Iscriviti al canale WhatsApp di Cosmopolitan Italia



Telecamere misteriose in tribunale: la crisi di Chiara Ferragni diventa un docu-reality?

L'ipotesi in merito ad un nuovo docu-reality su Chiara Ferragni sarebbe nata da un episodio avvenuto durante la seconda udienza in Tribunale a Milano. Il giornalista Domenico Marocchi, in collegamento con Caterina Balivo a La volta buona, ha raccontato di aver notato un dettaglio insolito nei corridoi del Palazzo di Giustizia.

Tra i molti professionisti accreditati, sarebbero state trovate «delle persone con una telecamera che non erano una testata, non erano accreditati». Questi soggetti, stando a quanto detto da Marocchi, sarebbero stati invitati a lasciare l'area dalle Forze dell'Ordine. A chi apparterebbero dunque queste telecamere non autorizzate? L'episodio farebbe pensare che qualcuno stia documentando la vicenda in tempo reale. Potrebbe trattarsi di una terza stagione, o di uno spin-off, del celebre The Ferragnez, che andrebbe a narrare le tappe di questa crisi. Ovviamente, al momento, sono solo supposizioni e nulla di più.

Resta dunque il dubbio: queste telecamere misteriose potrebbero essere davvero legate a una produzione, magari targata Prime Video o Netflix, intenzionata a svelare al pubblico cosa sia successo in Tribunale?

Processo Ferragni: rischio condanna a 1 anno e 8 mesi, ma l'influencer si difende: «Nessuno ha lucrato»

Si è tenuta nella mattinata di martedì 25 novembre al Tribunale di Milano l'udienza a porte chiuse che vede l'imprenditrice digitale Chiara Ferragni imputata per truffa aggravata in relazione ai noti casi della promozione del Pandoro Balocco Pink Christmas e delle Uova di Pasqua Dolci Preziosi.

La notizia principale che emerge dalla seduta è la richiesta di condanna formulata dalla Procura di Milano: i pubblici ministeri Eugenio Fusco e Cristian Barilli hanno chiesto per Ferragni una pena di un anno e otto mesi. La stessa richiesta è stata avanzata per il suo ex collaboratore Fabio Damato, mentre è stato chiesto un anno di condanna per Francesco Cannillo, presidente di Cerealitalia.

La vicenda al centro del processo riguarda due operazioni commerciali avvenute tra il 2021 e il 2022. Secondo l'accusa, le iniziative sarebbero state pubblicizzate in modo ingannevole, facendo credere ai consumatori che una parte del prezzo di acquisto sarebbe stata devoluta in beneficenza.

Il cuore del procedimento ruota attorno alla natura dei contratti stipulati. La Procura sostiene che l'influencer e le sue società avrebbero tratto un "ingiusto profitto" stimato in circa 2,2 milioni di euro, perché l'ammontare destinato a fini solidali non sarebbe stato legato alle vendite, ma stabilito a priori. Ad esempio, per l'operazione Balocco, la società produttrice avrebbe destinato 50mila euro all'Ospedale Regina Margherita di Torino, indipendentemente dal numero di pandori venduti.

Al contrario, le società di Ferragni avrebbero incassato «poco più di un milione di euro per pubblicizzare via Instagram l’iniziativa benefica». L'accusa ritiene che i messaggi veicolati sui canali social dell'influencer avrebbero ingannato «un numero imprecisato di acquirenti», inducendoli a credere che stessero contribuendo direttamente alla raccolta fondi con il loro acquisto.

Nonostante la richiesta di condanna, Chiara Ferragni ha ribadito la sua posizione. Arrivata in anticipo al Tribunale per evitare i giornalisti, ha poi voluto rilasciare dichiarazioni spontanee in aula: «Tutto quello che abbiamo fatto lo abbiamo fatto in buona fede, nessuno di noi ha lucrato». In precedenza, a polemica scoppiata, l'influencer aveva già parlato di un semplice «errore di comunicazione».

La difesa, che interverrà nella prossima udienza fissata per il 19 dicembre, continua a respingere le accuse e sottolinea come Ferragni abbia già chiuso il fronte amministrativo e «effettuato donazioni per 3,4 milioni di euro». Il giudice Ilio Mannucci Pacini ha ammesso come parte civile l'associazione "La casa del consumatore", il cui legale ha sottolineato come la strategia commerciale impiegata abbia veicolato «informazioni false, con danni ai consumatori». La sentenza è attesa per il mese di gennaio.