Al giorno d'oggi è difficile non pensare che maternità e carriera siano due scelte alternative, quasi in contraddizione tra loro. La paura di dover rinunciare a una delle due cose è comune a molte, troppe giovani donne e oggi prende forma nella testimonianza di Lily Allen: «Amo le mie figlie, ma hanno rovinato la mia carriera», ha dichiarato la pop star trentottenne a Radio Times un po' scherzando e un po' no. Ethel Mary e Marnie Rose, avute assieme all'ex marito Sam Cooper, hanno rispettivamente 11 e 9 anni e hanno comportato un notevole cambio di vita per Allen che ha sempre voluto essere una madre presente. «Mi dà davvero fastidio quando la gente dice che puoi avere tutto perché, francamente, non è possibile», ha dichiarato la cantautrice e i dati sulla mamme lavoratrici lo confermano.

lily allen su maternità e rischi per la carrierapinterest
Joseph Okpako//Getty Images
Lily Allen con Olivia Rodrigo a Glastonbury 2022

«Alcune persone scelgono la carriera piuttosto che i figli e questa è una loro prerogativa», ha spiegato la cantautrice che in passato ha messo a segno successi come come “Smile”, “Fuck You” e “Somewhere only we know”, «ma i miei genitori erano abbastanza assenti quando ero piccola. Questa cosa ha lasciato delle brutte cicatrici, che non sono disposta a ripetere sulle mie figlie». Per questo, quando sono nate Ethel Mary e Marnie Rose, Allen ha dato priorità alla famiglia e oggi la vediamo meno sui palchi (anche se a Glastonbury 2022 ci ha regalato una indimenticabile performance con Olivia Rodrigo) e nelle classifiche. «Le adoro e mi completano», ha detto parlando delle figlie, «ma in termini di celebrità pop, l’hanno completamente rovinata».

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Danny Martindale//Getty Images
Allen a Glastonbury nel 2014

Il punto non è tanto il fatto che per Allen sia stata una scelta (e lo è stata, lo ha detto chiaramente), ma piuttosto come la maternità sia ancora uno spartiacque, un aut aut o la condanna a una vita di equilibrismi. Secondo un rapporto di Save the Children del 2023 (che si intitola proprio Le equilibriste), dopo il secondo figlio, solo una mamma italiana su due continua a lavorare e lo stesso non vale per gli uomini che al contrario, quando diventano padri, tendono spesso a guadagnare di più: il Pew Research Centre lo chiama «premio salariale per la paternità». Non serve, quindi, avere una carriera da star internazionale per capire le parole di Allen. Ci dicono che si può avere tutto, che basta solo volerlo, ma poi ci si scontra con la realtà e poco viene fatto perché la maternità smetta di essere spesso un'automatica forma di rinuncia.