Nella vicenda sulla bambola di Chiara Ferragni realizzata in collaborazione con Trudi, l’azienda di giocattoli ha rilasciato le sue prime dichiarazioni prendendo le distanze da qualsiasi tipo di attività benefica legata alle vendite del peluche.
Mentre Ferragni continua a essere nell’occhio del ciclone e della magistratura, Trudi si chiama fuori dicendo di essere «estranea a qualsiasi attività di beneficenza o altra iniziativa sviluppata autonomamente da Tbs Crew – Chiara Ferragni», sottolineando anche come il «packaging e la bambola stessa non hanno mai riportato alcuna comunicazione riferente ad azioni di beneficenza o altro».
Secondo quanto riportato quindi la bambola Trudi non sarebbe stata messa sul mercato con lo scopo di raccogliere fondi per l’associazione americana Stomp Out Bullying (che si occupa di combattere il cyberbullismo) ma, al contrario, per un puro fine commerciale.
Questo per quanto riguarda l’azienda di Udine, poiché invece sull’e-commerce di Chiara Ferragni l’intero ricavato delle vendite della bambola sarebbe stato devoluto in beneficenza (nonostante questo cavillo sia stato specificato solo dopo che la procura ha iniziato a indagare sul peluche realizzato a immagine e somiglianza dell’imprenditrice digitale). Una verità che però è stata smentita direttamente dalla presidente dell’associazione non profit, ovvero Ross Ellis, la quale ha negato di avere avuto dei soldi a nome di Chiara Ferragni o di una delle sue società.
Dove stia la verità solo l'indagine della magistratura potrà dirlo, quel che è certo è che dopo questo scandalo per l'imprenditrice 36enne sarà difficile tornare ai fasti di un tempo, come dimostra il malcontento che serpeggia intorno alla moglie di Fedez già da alcune settimane, soprattutto dopo il video pubblicato su Instagram dove affermava di aver fatto un "errore di comunicazione" nel promuovere in modo errato le vendite del suo pandoro, finendo però per compiere il medesimo sbaglio anche con la promozione delle sue uova di Pasqua e con la bambola Trudi.











