Per Chiara Ferragni le news delle ultime ore non sono affatto positive visto che l’imprenditrice digitale è ora indagata per truffa aggravata anche in merito alle vendite benefiche delle sue uova di Pasqua per Dolci Preziosi così come per la bambola Trudi.
A distanza di alcune settimane da quando il nome di Chiara è finito nel registro degli indagati per il pandoro-gate, gli inquirenti hanno tutta l'intenzione di fare luce anche sulla promozione legata di altri due progetti “griffati Ferragni” (ai quali si potrebbe ancora aggiungere quella relativa ai biscotti Oreo).
I pm si Milano stanno puntando molto l’accento sulla continuità del presunto reato che sarebbe stato perpetrato da Chiara Ferragni, accusata di avere promosso la vendita dei propri prodotti tramite l'escamotage della beneficenza sebbene gli importi delle donazioni non fossero mai collegati al numero di pandori, bambole Trudi o alle uova che venivano vendute (nonostante venisse invece fatto intendere il contrario). Dolci Preziosi ha infatti confermato che la moglie di Fedez nel 2021 ha incassato 500 mila euro di cachet per abbinare il proprio nome a quello della loro azienda, ottenendo poi ben 700 mila euro l'anno successivo a fronte di una donazione pari a 36mila euro (effettuata però dalla ditta dolciaria e non dall’imprenditrice).
Sebbene i legali di Chiara Ferragni (che su Instagram è tornata a postare con regolarità rimanendo però in silenzio in merito alle vicende legali che la stanno riguardando) continuino a ribadire che la loro assistita è estranea ai fatti, la situazione per la moglie di Fedez è comunque complessa. Anche se lei riuscisse a dimostrare di essere stata tenuta all’oscuro di alcuni cavilli legati alle "vendite benefiche" dei propri prodotti, l'imprenditrice all'epoca era CEO delle sue aziende e, come tale, aveva la responsabilità di ciò che veniva fatto e degli accordi contrattuali.











