Dopo un ricovero d'urgenza e due operazioni, Fedez è tornato a casa dalla sua famiglia, scegliendo di parlare della sua esperienza in una lunga intervista col Corriere della Sera. Nel racconto dei giorni trascorsi in ospedale, delle trasfusioni subite e della paura di non farcela, Fedez ha anche ribadito la sua delusione per la mancata ospitata a Belve decisa dai vertici RAI. «Avrei parlato di salute mentale soprattutto ai giovani, a chi si sente incompreso», ha detto il rapper, riaprendo ancora una volta un tema che gli sta molto a cuore. E che è diventata una priorità globale soprattutto post-pandemia, sostenuta da campagne di sensibilizzazione, ricerche e indagini sullo stato della salute psicologica delle persone. Non a caso il 10 ottobre si celebra la Giornata Mondiale della Salute Mentale, per ampliare il dibattito e discutere di come stiamo e di come staremo nei prossimi anni.
Fedez, dicevamo, ha parlato spesso della sua quotidiana guerra per l'equilibrio, ammettendo col Corriere anche di aver sofferto di un'acuta depressione dopo quella diagnosi di tumore al pancreas del 2022 che gli ha cambiato la vita. «Sono arrivato ad avere attacchi ipomaniacali» ha aggiunto. «Arrivi completamente a perdere la lucidità. Ho iniziato ad assumere degli psicofarmaci, che però non sono privi di effetti collaterali. Allora per curare gli effetti collaterali di un farmaco ti prescrivono un altro farmaco, e così via. Il risultato è stato che balbettavo, tremavo, non riuscivo più a pensare lucidamente». Se le malattie non guardano in faccia nessuno, come ha detto lo stesso Fedez, è anche importante ribadire quanto problemi di salute impattino sul benessere psicologico delle persone. A Belve avrebbe raccontato la sua esperienza per mostrare che anche una persona come lui, «che si pensa sia felice perché possiede tutto», in realtà soffre come chiunque altro. «A me cercare un riferimento è servito moltissimo: quando ho scoperto la malattia, ho cercato chi stesse vivendo la mia stessa situazione o comunque simile alla mia».
La pandemia del malessere mentale
Per decenni parlare di benessere mentale è stato tabù: oggi le cose sono cambiate anche grazie a personaggi come Fedez, che si fanno carico di un dibattito spesso stigmatizzato o stereotipato. Se ne parliamo di più è perché la pandemia di covid iniziata nel 2020 ci ha portato a rimettere in discussione i nostri bisogni e desideri, a guardare in faccia le nostre emozioni e le nostre paure. I numeri odierni, però, parlano di un'altra pandemia, più silente ma non meno pericolosa. Secondo un report di Unicef e dell'Ospedale Gemelli di Roma pubblicata a maggio, il 39% dei ragazzi coinvolti (quasi 2 mila persone) soffre di ansia-depressione; per un'indagine di INC Non Profit Lab patrocinato da Rai per la Sostenibilità, il 60,1% degli italiani «ritiene di convivere, da anni, con uno o più disturbi della sfera psicologica». Tra i disturbi più diffusi ci sono quelli del sonno (32%), quelli dell'ansia in tutte le sue forme (31,9%), stati di apatia (15%), attacchi di panico (12,3%), depressione (11,5%) e quelli dell’alimentazione (8,2%). Sempre secondo UNICEF, il suicidio è la quarta causa di morte nel mondo nella fascia 15-19 anni.
Se numeri e dati sono una fotografia puntuale di ciò che stiamo vivendo, parole come quelle di Fedez o di altri personaggi famosi che si sono esposti sul tema in questi anni contribuiscono ad amplificare una narrazione che oggi non può più essere celata sotto il tappeto della vergogna.












