Per contrastare fenomeni problematici radicati nella società, esiste uno strumento più efficace di molti altri: l'ironia. Dalle pagine scorrevoli di un libro al grande schermo del cinema, le commedie sono sempre state un mezzo per denunciare ingiustizie o mettere in risalato temi scomodi. Già nel 1700 nella Locandiera di Goldoni, i due nobili pretendenti, il Marchese di Forlimpopoli e il Conte d'Albafiorita, sono spesso ridicolizzati attraverso le loro manie e i loro tentativi, a volte goffi e presuntuosi, di conquistare Mirandolina. La loro "sicurezza" nel dare per scontato il proprio successo, basata sul titolo o sulla ricchezza, viene costantemente smentita dall'astuzia e dall'indipendenza della protagonista. L’autore si serve dell'ironia per smascherare la fragilità del potere maschile e la loro incapacità di comprendere la vera forza della locandiera.

Anche oggi dunque, ci si interroga sulla potenza di questa arma, che promette di tagliare anche le radici più ostinate di stereotipi e pregiudizi. A scommetterci è proprio Netflix, che il 21 maggio, rilascerà una serie TV dal titolo Maschi Veri, una commedia italiana che vuole sfidare la mascolinità tossica a colpi di leggerezza. Si ispira alla serie spagnola Machos Alfa creata dai fratelli Alberto e Laura Caballero che vanta ad oggi 3 stagioni. Nella trama spagnola, i protagonisti si trovano a confrontarsi con un mondo in evoluzione che mette in discussione il loro sistema eteropatriarcale di riferimento. Ciò li porterà a partecipare a delle giornate di "ricostruzione della mascolinità", intraprendendo un percorso di autoanalisi e confronto con nuove prospettive.

Ma cosa significa decostruire? Eliminare, attraverso il confronto e l’ideologia, ogni piccolo mattoncino che rappresenta discriminazione, idee anacronistiche e disparità di genere che le generazioni dei nostri nonni e dei nostri padri hanno scelto per noi, e che la società spesso continua ad utilizzare, aggiungendone anche di nuovi, primi passi che riflettono il cambiamento che desideriamo davvero.

La seria italiana ha proprio questo obiettivo: quattro uomini sulla soglia dei quarant'anni, sono costretti a fare i conti con una realtà in evoluzione, che non risponde più ai modelli maschili del passato. I quattro amici - interpretati da Maurizio Lastrico (Mattia), Matteo Martari (Massimo), Francesco Montanari (Riccardo) e Pietro Sermonti (Luigi) - si ritroveranno a fare i conti con sé stessi e dovranno mettere in discussione le loro certezze, da sempre legate al loro status di maschi “alfa”. Nello sviluppo del filone narrativo, confrontandosi con le donne della loro vita, mogli, compagne e figlie, scopriranno che ciò che ritenevano “normale” e socialmente accettato, non dovrebbe essere affatto così.

Le serie da vedere, oltre a Maschi Veri, per de-costruire le regole della società patriarcale

Serie tv come, Sex Education, con un approccio educativo e narrativamente coinvolgente, ci ha mostrato come demolire preconcetti e sistemi ormai sotto molteplici aspetti, attraverso le storie dei suoi personaggi maschili. Otis è un adolescente goffo, sensibile, che sbaglia, impara e si mette in discussione, cercando di utilizzare l’intelligenza emotiva per capire sé stesso e gli altri, ma non solo: si emoziona e crede nel potere delle parole. Adam è probabilmente il caso più emblematico, figlio del patriarcato, bullo violento, figlio di un padre repressivo, che si trasforma in un giovane adulto consapevole. Il suo arco narrativo mostra come la mascolinità tossica sia spesso un meccanismo di autodifesa contro la vulnerabilità.

Potremmo citare anche il caso di BOJACK HORSEMAN di Raphael Bob-Waksberg. Il protagonista cerca continuamente l’approvazione delle figure femminili, ma le manipola e le ferisce. La serie non lo assolve mai: anzi, lo responsabilizza. Infine, BoJack afferma che la mascolinità tossica distrugge tanto chi la esercita quanto chi la subisce, e che l'unica via d’uscita è l’autocritica radicale e il confronto con le proprie colpe.

Parallelamente alle dinamiche di gruppo maschile esplorate in Maschi Veri, anche la celebre sitcom How I Met Your Mother offre uno spaccato sulle complessità dell'amicizia tra uomini e, in particolare, sulla decostruzione della figura del playboy incallito. Il personaggio di Barney Stinson, inizialmente archetipo di una mascolinità superficiale che lo riduce a un “dongiovanni” seduttore, evolve gradualmente, mostrando insicurezze e un desiderio di relazioni più profonde.

Una serie molto utile per indagare quelle che sono le radici storiche della mascolinità tossica è senza ombra di dubbio Mad Men, nata dalla penna di Matthew Weiner. Attraverso il complesso personaggio di Don Draper, direttore creativo dell'agenzia pubblicitaria di Manhattan Sterling Cooper e alle dinamiche di potere che sussistono all'interno dell’ufficio, il racconto, ambientato negli Anni '60, esplora le pressioni sociali che spingono gli uomini a conformarsi a ideali di virilità spesso dannosi, basati sulla repressione emotiva, l'ambizione sfrenata e il dominio nelle relazioni interpersonali. I protagonisti, forti della loro posizione sociale ed economica, spesso esercitano un controllo sulle donne, sia in ambito professionale che privato. Questo si manifesta in comportamenti sessisti, oggettivazione e mancanza di rispetto per l'autonomia femminile. La sceneggiatura non glorifica questo modello di mascolinità. Al contrario, ne mostra le conseguenze negative: solitudine, alienazione, dipendenze e una profonda insoddisfazione esistenziale. Draper, nonostante il successo apparente che ottiene nel suo lavoro, è un uomo tormentato e incapace di trovare una vera felicità.

In un'ottica complementare, anche la serie spagnola Le ragazze del centralino, può aiutarci a comprendere meglio la “storicità” del fenomeno. Pur concentrandosi sul percorso di emancipazione femminile nella Madrid degli Anni '20, evidenzia indirettamente come la crescente indipendenza delle donne porti a una rimessa in discussione dei ruoli maschili tradizionali. Le centraliniste della Compagnia telefonica nazionale spagnola: Lidia, Ángeles, Carlota e Marga, lottano per affermarsi in una società patriarcale, costringono gli uomini delle loro vite a confrontarsi con nuove dinamiche di potere e a rinegoziare le proprie certezze, dimostrando come il cambiamento nelle dinamiche di genere sia un processo che coinvolge entrambi i sessi e porta a una ridefinizione delle identità individuali e collettive.

Secondo Jonathan Gottschall, come spiega nel saggio L’istinto di narrare, le storie raccontate da cinema e televisione ci permettono di vivere esperienze surrogate, soprattutto sul piano emotivo, senza doverci esporre in prima persona. In altre parole, ci offrono la possibilità di amare, condannare, perdonare, sperare, sognare e odiare senza affrontare i rischi che normalmente accompagnano queste emozioni.

Le serie TV, in particolare, rappresentano uno spazio sicuro in cui "provare" diversi modi di essere uomini. Gli spettatori possono esplorare mentalmente sia le conseguenze positive di comportamenti non tossici, sia quelle negative legate ai modelli di mascolinità imposti dalla società, il tutto senza subirne le ripercussioni nella vita reale. Questo processo può stimolare una riflessione critica sui propri schemi comportamentali.

Attraverso le serie, è possibile contribuire alla normalizzazione di atteggiamenti più sani. Quando vediamo personaggi che risolvono i conflitti attraverso il dialogo, che non hanno timore di chiedere aiuto, o che esprimono apertamente le proprie emozioni, tali comportamenti diventano più familiari e, di conseguenza, più accettabili anche nella quotidianità.

In conclusione, se un prodotto audiovisivo nasce con l’obiettivo di educare e denunciare schemi sociali distorti, la sua missione è senza dubbio lodevole. Spetta poi a noi spettatori accogliere il messaggio e decidere come farlo nostro.