Non è la prima volta che Bianca Balti parla di social freezing, la pratica medica che permette di congelare gli ovuli per garantire a una donna la possibilità di avere figli anche quando, col passare degli anni, gli ovociti cominceranno a diminuire. «Ho deciso di farlo in un momento difficile della mia vita, un momento di separazione, di dolore, per cui l’ho vissuta in maniera abbastanza dura» aveva raccontato la modella lodigiana scegliendo di sensibilizzare i suoi follower sul tema. Per lei è stata una decisione legata alla libertà di poter mettere fine a una relazione tossica senza l'ansia dovuta al desiderio di una ulteriore gravidanza. Ora Balti vorrebbe lo stesso per sua figlia Matilde Lucidi che oggi ha 17 anni, per donarle la stessa tranquillità: «Quando hai 21 anni ti regalo il social freezing, così non ci pensi più», le ha detto durante una diretta.

Quando, nel 2022, Balti ha fatto sapere di essere ricorsa al social freezing negli Stati Uniti dove vive attualmente, ha tenuto aggiornata la sua community su Instagram dei diversi passaggi. Ora è tornata a sensibilizzare sul tema di cui si parla ancora poco, soprattutto in Italia dove la procedura è possibile, ma solo a pagamento. La modella ne ha parlato in una diretta con la dottoressa Marina Bellavia entrando nei dettagli più tecnici, ma facendo anche riferimento alla sua esperienza personale e all'importanza per le donne di poter decidere quando rimanere incinte in un mondo dove è sempre più difficile trovarsi nelle condizioni per farlo. «Sarebbe fantastico se fosse gratuito per tutte, per non avere la pressione dell'orologio biologico», ha detto. «Nella vita bisogna pensare a che cosa è importante per noi».

«Per me questa è stata una scelta che mi ha donato libertà», ha aggiunto poi parlando della volontà di consigliare la pratica anche alla sua prima figlia, Matilde Lucidi nata dalla relazione con l'ex Christian Lucidi, «soprattutto nel mio caso di non rimanere in una relazione solo per paura di non poter avere la mia terza maternità. Un investimento che facciamo su noi stesse». «Il fatto è», ha poi aggiunto, «che noi donne non siamo abituate a farlo senza sensi di colpa».