Quando Vito Ventura in arte Shade è in cerca di ispirazione sale in macchina. Mentre guida arriva sempre qualche idea, specie se è notte e sta rientrando da una serata con amici. Le registra sul telefono come un flusso di coscienza, si appunta sensazioni e immagini che non vuole perdere. «In quei momenti senza rendermene conto la testa si spegne, vedo posti, vedo cose e mi tornano in mente ricordi». È così che nasce la sua musica, che si tratti di hit estive da milioni di stream su Spotify o di brani più sperimentali come il nuovo singolo, "Lunatica". Ci mette sempre qualcosa di sé e questo aspetto introspettivo sarà evidente nel nuovo disco che potrebbe arrivare prima dell'estate. «C'è una barra in "Lunatica" dove dico "Ha chiuso il ristorante e abbiamo chiuso noi"», ci racconta, «sono passato davanti a un ristorante dove ero stato con una persona e mi sono accorto che il tempo era passato e il locale aveva chiuso».

vito ventura in arte shade torna con il nuovo singolo lunaticapinterest
ABC
SHADE Credits Russeaux

La musica per te c’è sempre stata?

Sì, è stata sempre una costante, nel senso che mi è sempre piaciuta, anche quando ancora non capivo niente. Ero letteralmente un bambino di quattro cinque anni. Mi ricordo che mio papà all'epoca aveva una cassetta di Jovanotti in macchina e io ho iniziato a ballare senza sapere cosa fosse, cosa significasse quel gesto. Poi negli anni, soprattutto nel periodo delle elementari e delle medie, ho iniziato a interessarmi ai cantanti, a comprare i cd. Però ha sempre fatto in qualche modo parte della mia vita, ho studiato pianoforte e ho sempre scritto.

Che tipo eri eri da ragazzino?

Ero molto introverso. Cioè, ero estroverso con le persone con cui facevo amicizia, col mio gruppetto di amici, ma già se finivo in un contesto nuovo, tendevo a chiudermi, isolarmi. Questo perché comunque ho vissuto un po' di situazioni traumatiche che mi hanno portato a prendere le distanze, a non fidarmi totalmente di tutte le persone che conoscevo. Quindi la musica era anche un modo per per non essere solo, anche quando poi realmente e fisicamente lo ero.

Poi, però, c’è stata una svolta…

È stato con il freestyle, lì ho ho capito che poteva essere un modo per “farmi giustizia”, per far valere la mia voce. Perché nella gara di freestyle conta chi fa la rima più bella e io sono sempre stato uno che aveva la risposta pronta. Così mi sono detto “Metti tutto te stesso in questa cosa” perché mi divertiva e allo stesso tempo mi dava qualcosa. Però non avrei mai pensato che un domani sarebbe diventato un lavoro. Anzi, allora erano più i soldi che spendevo per le gare che quelli che entravano. È stata la passione che mi ha guidato negli anni. Poi, piano piano, il rap ha preso sempre più piede nel nostro Paese e questo mi ha dato poi la possibilità di farmi conoscere a livello nazionale.

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Il rap cos'è per te?

In questi ultimi anni si può dire che faccio soprattutto pop con un po’ di rap dentro. Ma il rap è sempre nelle mie cuffie ed è sempre nel mio cuore, perché è il genere da cui arrivo. Lo stesso rap, però, per come lo intendiamo oggi non è più così puro. Quello che intendo io è proprio quello quattro quarti, cassa, rullante, boom bap, prima dell'avvento della trap che ha rivoluzionato tutto. Però per me può essere anche una canzone pop, dipende dall'attitudine con cui la scrivi.

Cosa intendi?

È un modo di vivere, di pensare. È una disciplina, ma anche il modo con cui quotidianamente ti svegli e dici “Ok, devo fare questa cosa al meglio possibile e deve arrivare come un pugno in faccia a chi ascolta”.

Parliamo di Lunatica, è un nuovo inizio?

L'ho scritta già da un annetto, però per me è una cosa nuova farla uscire in questo momento. L'ultima canzone che ho pubblicato in questo periodo risale al 2015: tolta la parentesi di Sanremo sono sempre stato quello che o pubblicava nel periodo estivo o pubblicava nel periodo invernale. Però ora c’è sicuramente la voglia di pubblicare più musica. Lunatica ha un sound che nessuna delle mie vecchie canzoni ha mai avuto, non si può ricollegare a nessuna delle mie uscite. Ha delle sonorità un po' vintage e un flow molto più fresco, molto più urban. Speriamo sia un buon inizio.

vito ventura in arte shade torna con il nuovo singolo lunaticapinterest
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SHADE Credits Russeaux

Nel testo parli di una ragazza lunatica, tu lo sei?

Ho incontrato tante ragazze lunatiche, ma molte di queste mi hanno scritto dicendo “Guarda che più che altro dovresti dedicarla a te stesso”. Chiaramente a volte lo sono anch’io, dipende molto da come mi sveglio. Alla fine predico bene e razzolo male.

Quanto c'è della tua vita nei tuoi testi?

L’80-90% è autobiografico. Magari in alcuni casi è enfatizzato o romanzato, ma parte sempre da cose che sono successe a me, da sensazioni che ho vissuto o che ho visto vivere ad amici o a persone vicine a me.