Sono stati beccati insieme da paparazzi solerti prima di sparire nei meandri di un bel palazzo di Milano. Segno, questo, che Chiara Ferragni e Fedez, almeno geograficamente, sono ancora insieme. Rimane attivo, però il silenzio stampa post sanremese della coppia che, mentre scriviamo, non ha ancora svelato ai followers le conseguenze del bacio Fedez-Rosa Chemical e, in generale, della sovraesposizione del rapper nel corso di una manifestazione in cui era sua moglie a dover spiccare. Sempre che di crisi si tratti, ovviamente: sospetti, illazioni, gossip, insinuazioni si sprecano, ma è difficile capire dove stia la verità finché nessuno dei coinvolti apre la bocca.

Risultato di questo silenzio: tutti ne parlano, tutti hanno un'opinione, sulla questione sono stati scritti fiumi di parole, i migliori luminari della psicologia sono stati scomodati al fine di comprendere, da un punto di vista ancor più intimo, le motivazioni del dissidio. Ma perché questa storia - che non ci riguarda e probabilmente, come sostengono in tanti, è solo una geniale trovata di marketing - ci coinvolge così tanto?

La fame di notizie sui Ferragnez (e su quelli come loro)

Si potrebbe dire che questa sete di informazioni sulla coppia sia una diretta conseguenza dell'esposizione di Ferragni e Fedez, che in questi anni ci hanno raccontato tutto, o quasi, della loro vita privata e professionale: gravidanze e parti, litigi con colleghi ed ex, notti brave e notti di sesso (proprio durante una diretta sanremese su instagram, Fedez si è fatto richiamare dalla moglie per aver svelato troppo della loro vita intima), successi e fragilità. L'effetto The Ferragnez, docuserie di Amazon Prime che presto arriverà con la seconda stagione, non ha fatto che acuire la sensazione di non poter fare a meno di mostrare interesse per una coppia che, nonostante tutto e ormai da anni, cavalca a piede teso il costume e l'attualità del nostro Paese. E insomma, quando di notizie e gossip non ce ne sono (e il silenzio rende tutto ancora più interessante), si finisce involontariamente in uno stato di astinenza mediatica che, da un lato, ci fa quasi vergognare del bisogno di saperne di più e negare il desiderio di volerne ancora, dall'altro alimenta un interesse collettivo che smuove le coscienze e le persone, che spinge all'azione oltre che all'opinione gratuita. A Milano, un gruppo di fedelissimi dei Ferragnez sta persino organizzando un flashmob per chiedere a Chiara di perdonare Fedez, giusto per rendere l'idea.

Non per scomodare i grandi della scienza (dopo aver coinvolto quelli della psicologia), a proposito del pettegolezzo e del bisogno che spesso abbiamo di razionalizzare e analizzare comportamenti di persone che neanche conosciamo, così l'antropologo Robin Dunbar ha spiegato in una delle sue opere dedicate all'arte del gossip: «Il fatto che le conversazioni ci permettano di scambiare informazioni su persone che non sono presenti è di vitale importanza. Ci consente di insegnare agli altri come comportarsi con persone che non hanno mai incontrato prima, o come gestire situazioni difficili prima che queste si presentino». Insomma, se è vero che questa necessità di capire e parlare di sconosciuti affonda le sue radici al Neolitico, come hanno specificato molti studi di Dunbar e colleghi, forse possiamo concedere l'assoluzione a Ferragni, Fedez e pure un po' a noi stessi. Non è la questione che è interessante, non sono i Ferragnez che ci hanno ipnotizzati, non ci interessa davvero sapere se sono in crisi o se ci stanno solo prendendo in giro, non ci importa neanche sapere come andrà a finire: è che siamo fatti così, Chiara e Fedez sono degli archetipi, li stiamo usando per dirci che noi non siamo così, siamo meglio, siamo diversi. Oppure che hanno fatto bene, che sono bravi, che li appoggiamo. Insomma, non possiamo fare altrimenti. E così fino al prossimo grande caso mediatico che rimetterà in moto il ciclo, l'indignazione, le invettive e le insinuazioni. i protagonisti saranno diversi, le dinamiche identiche.