Di questi tempi se lavori nello showbiz devi aspettarti che il tuo albero genealogico venga scandagliato per bene sui social. La caccia ai nepo baby è aperta e su Twitter si condividono gli identikit familiari di celebrity che prima credevamo essere arrivate dal nulla e, invece. L'ossessione per i figli d'arte è scoppiata definitivamente dopo l'ultima inchiesta del New Yorker che ha mostrato come il fenomeno sia più pervasivo di quanto probabilmente immaginavamo. Il risultato è che, adesso, vediamo nepo baby ovunque un po' perché effettivamente lo sono e un po' perché ci piace giocare ai detective pronti a etichettare la star di turno. Ad esempio: Timothée Chalamet non fa provini da sette anni? Che sia forse un nepo baby? La questione è aperta.

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Maria Moratti//Getty Images
Timothée Chalamet alla Mostra del Cinema di Venezia

Tutto è cominciato quando, alcuni giorni fa, l'agente di Chalamet Brian Swardstrom ha messo a tacere i rumor secondo cui l'attore avrebbe fatto un provino per il Gladiatore 2. Girava voce che Timothée fosse tra i candidati per la parte del protagonista, ma il suo agente ha twittato «So che uno di questi attori negli ultimi mesi era in Medio Oriente a girare un film, e non fa audizioni da più di sette anni». Forse Swardstrom non si aspettava di sollevare un polverone ancora più grande, del resto molti attori affermati non fanno provini. I fan, però, si sono prontamente schierati: chi contro, chi a favore di Timmy.

«Hollywood gli sta riservando un trattamento speciale», ha scritto un utente su Twitter, «Chalamet è un nepo baby! Molte persone non lo sanno, ma ha uno zio nel settore che gli apre molte porte». I parenti in questione sarebbero lo zio di Chalamet, il regista Rodman Flender, il suo nonno materno, lo scrittore e sceneggiatore Harold Flender e anche sua mamma, l'attrice Nicole Flender. Sappiamo che avere un piede già nell'ambiente aiuta ed è questo che fa tanto arrabbiare dei nepo baby, il privilegio. Per alcuni il problema è anche che il sistema che finisce per premiare sempre gli stessi nomi e gli stessi volti. Oggi la sola presenza di Timothée Chalamet vale la visione di un film ma, secondo diversi utenti, questo penalizza gli attori emergenti, specie se non bianchi. Questo discorso sul privilegio, infatti, si interseca anche con il razzismo di Hollywood. «Il fatto che attori di colore con più di vent’anni di carriera alle spalle facciano ancora audizioni, ma lui non è obbligato perché è l’it boy del momento dovrebbe essere sottolineato nel dibattito sul privilegio dei bianchi», si legge in un tweet sulla vicenda.

D'altra parte i fan (e le fan) più fedeli di Timmy non sentono ragioni e sono subito corsi a sostenerlo. È stata la scena in cui piange davanti al fuoco in Call me by your name a portarlo al successo, è stato il suo talento, non il nome dello zio. E poi, diciamocelo, con quelle spalle (sì quelle sfoggiate alla Mostra del Cinema) a chi interessa il suo albero genealogico?