Qualcosa è cambiato nell'ultimo spicchio dei vent'anni di Cobrah, nata in Svezia Clara Christensen e diventata famosa mentre lavorava come insegnante per i suoi EP elettro-pop e sexy. Per chi l'ha conosciuta – e amata – come un'artista provocatoria e oscura attraverso il racconto della vita notturna queer e dell'estetica fetish, il primo album di Cobrah, Torn, uscito a marzo 2026, è stato una sorpresa perché aggiunge un nuovo, inaspettato strato di introspezione e vulnerabilità dietro il quale l'artista non si era ancora svelata. «Quando mi è stata data la possibilità di scrivere un progetto più complesso, ho voluto celebrare anche questa parte di me. Perché la mia arte è più complessa e ora, quando per esempio mi trovo a rispondere in un'intervista come questa, ho delle cose profonde da dire».

levi's
Courtesy Levi's

Cobrah è stata headliner sullo stage Levi's del Primavera Festival con Levi's e in questa occasione l'abbiamo incontrata per parlare del suo nuovo album, dell'amore che non è sempre felice, delle icone di stile non ha bisogno di avere. Ma ancora di più, del suo sogno di quando era bambina e di come questo si sia realizzato: «Da piccola volevo semplicemente diventare Cobrah».

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Courtesy Levi's

Il tuo ultimo album è bellissimo e ha sorpreso i fan. Sembra quasi che mostri un lato diverso di te, più sentimentale. È davvero così? E da dove nasce questa esigenza?

«Direi di sì. Credo che derivi dal fatto che per molto tempo mi sono sentita intrappolata in un'unica immagine artistica. Avevo la sensazione che le persone non capissero davvero quanto altro potessi esprimere, perché erano abituate a vedere solo una parte di me. Quando ho avuto l'opportunità di realizzare un album, ho sentito il bisogno di cambiare la narrazione su chi sono come artista. È stato spaventoso, ma anche molto importante. Oggi, per esempio, interviste come questa sono molto più interessanti da fare, perché ho più cose da raccontare. In fondo, questa parte di me è sempre esistita. Credo che il mondo meriti di conoscerla e che io meriti di mostrarla».

Ora che hai pubblicato questo album, è cambiato anche il tuo modo di vedere l'amore? Crescendo si comprendono molte cose in maniera diversa. Che cosa sai oggi dell'amore che non sapevi qualche anno fa?

«Penso che questa evoluzione emerga chiaramente anche nel disco. Oggi considero l'amore qualcosa di molto più complesso. È un sentimento che va rispettato, ma che allo stesso tempo ti mette continuamente alla prova. Nelle relazioni non si tratta semplicemente di pensare: "Sono innamorata, è tutto meraviglioso". C'è molto di più. Una delle canzoni parla proprio dell'essere innamorati di qualcuno che, in qualche modo, si sta allontanando da te. È questo che succede nelle relazioni: impari a convivere sia con gli aspetti più belli sia con quelli più difficili».

Chi o che cosa ti ispira nella tua musica e nella tua ricerca artistica?

«Per questo album sono stata molto ispirata dalla pelle. Osservavo le smagliature, per esempio quelle lasciate da una gravidanza, e pensavo a quanto fossero belle. Sono segni che raccontano una trasformazione, una crescita. C'è qualcosa di quasi grottesco in queste tracce, ma allo stesso tempo qualcosa di profondamente umano. L'album nasce anche da questa riflessione: dalla pelle che si strappa e dai segni che la vita lascia sui nostri corpi».

Hai degli idoli o delle artiste che ammiri particolarmente?

«In realtà non credo molto nel concetto di idolo. Non guardo qualcuno pensando: "Vorrei essere come lei". Amo così tanto il mio stile che guardo a me stessa. Detto questo, ammiro molto Charli XCX. Quando decide di fare qualcosa, si butta completamente, senza paura di risultare strana o persino ridicola agli occhi degli altri. Trovo che questa libertà sia davvero ispiratrice. Anche quando sbaglia o sperimenta, rimane sempre autentica, e questa è una qualità che rispetto molto».

Qual è il tuo sogno oggi? Cosa immagini per il tuo futuro?

«Ho appena concluso un tour e sono stata lontana da casa per mesi. In questo momento, sinceramente, l'unica cosa a cui penso è tornare a casa e tornare a giocare ai miei videogiochi».