La notizia che re Carlo III è in procinto di vendere 12 degli stalloni della regina Elisabetta, prezioso patrimonio reale di cui si è presa cura, insieme a un team di professionisti, fintanto che era in vita, ha fatto il giro del mondo. Nelle scuderie reali ci sono ancora 37 cavalli, troppi, per le esigenze di un sovrano che vuole tagliare il più possibile i costi in eccesso. Da Buckingham Palace fanno sapere che la decisione di mettere 12 cavalli da corsa all'asta dimostra che ci sia ancora voglia di tenere vive le tradizioni, come ad esempio la partecipazione al Royal Ascot e alle altre gare prestigiose, ma che «Carlo non ha la stessa passione della madre», quindi non ritiene di doverla mantenere. Visto che, in ogni caso, i costi sono ingenti.
Così, entro fine ottobre, alcuni stalloni andranno all'asta: ci sono già sceicchi e ricchi imprenditori pronti ad accaparrarseli. E se i cronisti reali confermano che questa scelta serva a Carlo, che, con l'inizio del suo regno, ha delle belle gatte da pelare (non ultima le dimissioni del Primo Ministro Liz Truss a 45 giorni dall'inizio del suo mandato), per distanziarsi dalla figura materna e costruirsi un percorso tutto suo, c'è anche chi grida a gran voce che un capitale come quello coltivato per decenni dalla regina non possa essere smembrato.
Sul web è iniziato un movimento che promuove la figura di Zara Tindall, figlia della principessa Anna e nipote molto amata da Carlo, come custode delle scuderie reali. Esperta cavallerizza come la mamma e la nonna, Zara sembra essere la persona perfetta per tenere alta l'eredità di famiglia, gestendo un patrimonio multimilionario e occupandosi di un ambito che le è congeniale. Ma il tema, in realtà, rimane controverso. Sebbene re Carlo abbia tutto l'interesse a mantenere salda la monarchia con tutto il suo simbolismo e i rituali che la costituiscono, conosce anche bene la necessità di svecchiare protocolli, spesso non economici, che appartenevano al regno precedente. Così, anche gli amati cavalli della regina Elisabetta, potrebbero rientrare in questo piano di snellimento di un sistema che, con il cambio ai vertici, subirà una grande (e necessaria, secondo alcuni) rivoluzione.












