«Lo sanno tutti che il Black lives matter era una truffa. Ora è finita, prego!», questo è stato il commento di Kanye West dopo l'ultima polemica che ha suscitato. Il cantante è arrivato alla Paris fashion week il 3 ottobre per presentare a sorpresa il suo nuovo marchio, Yeezy, e si è mostrato con addosso una maglietta con la scritta "White Lives Matter". La maglia, che aveva sul davanti una foto di Papa Giovanni Paolo II, è stata indossata dalle modelle in passerella, da Ye, come ora si fa chiamare West, e dalla opinionista conservatrice Candace Owens, ospite della sfilata.

Il rapper si conferma il re della provocazione senza limiti. Aveva annunciato che il suo obiettivo era «distruggere lo status quo della moda» ed è riuscito ancora una volta far parlare di sé, sollevando un polverone mediatico. Come ha sottolineato l'Anti-Defamation League, «White Lives Matter» è uno «slogan del suprematismo bianco che ha avuto origine all'inizio del 2015 come risposta razzista al movimento Black Lives Matter». La frase è stata usata anche dai sostenitori dell'ex presidente Donald Trump che West ha sempre difeso. "Le vite dei bianchi contano" ricalca lo slogan "Black lives matter", "Le vite dei neri contano" diventato famoso nel 2020 per le proteste all’indomani dell’omicidio di George Floyd a Minneapolis. È un simbolo contro la violenza della polizia verso le persone nere e contro razzismo sistemico nella nostra società che West ha ribaltato in modo dissacrante, di fatto prendendosi gioco delle vittime. Sono le vite delle persone nere, infatti, a essere a rischio per il razzismo, ma ancora in molti lo negano. La mossa del cantante ha provocato un'ondata di critiche sui social media da parte dei fan e di diverse celebrità del mondo fashion che, ad oggi, è spesso considerato troppo white e poco inclusivo.

L'attore, rapper, modello e stilista Jaden Smith, che era tra il pubblico della sfilata di Ye, è uscito quando ha visto la scritta sulle maglie commentando «Black lives matter» su Twitter. Lo stesso ha fatto Lynette Nylander, editor di Dazed: «Non importa quale fosse l'intenzione... È la percezione delle masse fuori contesto», ha commentato. Il giorno successivo, alla sfilata di Chanel, anche Edward Enninful, editor di British Vogue ha definito la maglietta «inappropriata» e «insensibile, data la situazione del mondo».

«Un comportamento indifendibile», ha scritto categorica su Instagram l'editor di Vogue Gabriella Karefa-Johnson, «non ci sono scuse, non c'è arte qui». West, però, ha risposto insultandola e pubblicando un post, poi rimosso, a fondo nero con su scritto «Questo significa guerra». In molti, a quel punto, hanno preso le parti della giornalista: «Ti piacerebbe avere anche solo una percentuale della sua intelligenza» ha commentato Gigi Hadid definendo il rap «un bullo».

Come fa notare il New York Times, West sembra divertirsi a osservare fino a che punto può tirare la corda noncurante di alimentare violenza razzista e trincerato dietro al suo privilegio, la sua visibilità e, di conseguenza, il suo potere. Il punto è che alla sfilata del rapper c'erano personalità come Anna Wintour, John Galliano, Demna, Cédric Charbit e Alexandre Arnault. Anche il mondo online sembra aspettare con ansia ogni nuovo colpo di testa di West per poterlo commentare con sdegno. Ma forse bisognerebbe solo iniziare a renderlo irrilevante.