«Ci si può voler bene, si può essere liberi di essere ciò che si vuole; la cosa che mi importa di più con la mia musica è che le persone ci si possano ritrovare, il mio scopo è aiutare chi è in difficoltà». Questo è il messaggio che Sangiovanni vuole trasmettere tramite la sua musica. «La musica è uno sfogo per tanti e lo è anche per me», ha raccontato il cantante in un'intervista al Corriere della Sera parlando della fama, dei momenti bui, della depressione e del suo amore per Giulia Stabile. Alti e bassi, difficoltà e rinascite come il suo ultimo album, Cadere Volare: due opposti, ma solo apparentemente. «Sono due condizioni naturali della vita. Non si deve avere paura di cadere e non si deve neanche troppo sognare di volare».

A sentirlo parlare, Sangiovanni ci sembra un po' uno di noi, sarà perché fa parte della Gen Z («la generazione della determinazione, dell’accoglienza, della fluidità») o perché si racconta ancora con semplicità, da ragazzo della porta accanto. Parla dell'odio online e dei pregiudizi che cerca di abbattere: «Vengo da Grumolo delle Abbadesse, un paesino di 3.000 persone in Veneto; lì le persone non hanno una mentalità così aperta e io ho sempre combattuto queste chiusure, più le vedevo e più non mi piaceva, anche perché le cattiverie le ho subite molte volte e non voglio che per colpa mia le subiscano altre persone». Poi c'è l'amore per Giulia, conosciuta grazie ad Amici, anche quello vissuto con semplicità. «Per certi versi è difficile vivere una storia normale perché siamo personaggi pubblici», racconta al Corriere, «ma cerchiamo di viverci la nostra relazione come se fossimo due ragazzi che non fanno questo mestiere e che vogliono solo volersi bene e aiutarsi reciprocamente».

A Sangio interessa fare musica perché sa che «può salvare». «Io ai miei concerti non mi presento come l’artista davanti ai fan: siamo tutti ragazzi che sono lì per la stessa passione», dice, «Non me ne frega niente di tutta questa vibe da popstar, che wow, ho fatto questo e quello, sono cazzate incredibili in cui la gente si perde. Per me l’importante è aiutare le persone, questo è il senso di questo mestiere». La musica lo aiuta nei suoi periodi difficili e lui spera di fare lo stesso per i suoi fan.

«Ho iniziato a fare musica in un momento buio, ho pensato che la musica mi salvasse, e l’ha fatto», ricorda, «Ma poi a un certo punto mi sono sentito come prima, in un periodo non dei migliori, e la musica c’era. Significa che ci saranno sempre momenti in cui si cade, e non c’è da vergognarsi». Così si è fatto aiutare e ha messo al primo posto la salute mentale parlandone sempre apertamente. «Ora tengo fissa una delle cose che mi ha insegnato il mio terapeuta: ogni sofferenza ha la sua dignità. Cadere non è una cosa da temere, ma da gestire, da vivere, da lì puoi riuscire a volare, anche nuotando dentro alla tristezza e alla depressione».