Parlare in pubblico delle proprie fragilità non è mai facile, soprattutto quando si tratta di una malattia tanto personale come l’endometriosi.

Nonostante questo, Giorgia Soleri ha deciso di raccontare la sua storia con la speranza che la condivisione delle sue sofferenze e dei suoi dolori possa servire a tutte quelle ragazze che, proprio come lei, stanno combattendo contro questa patologia invalidante che causa fortissimi dolori e bruciori nella zona della vulva.

La scelta di portare alla luce la propria malattia ha reso Giorgia uno dei volti simbolo della lotta a questa sintomatologia della quale, fino a pochi mesi fa, si è sempre parlato troppo poco nonostante colpisca il 15% delle donne in età fertile.

«Da qualche parte ho letto che se ascolti davvero una persona, l’endometriosi non è mai stata realmente così silenziosa. E silenziosa, nel mio caso, non è stata mai. Urlava come avrei voluto urlare io dopo le decine e decine di visite fatte snocciolando i miei sintomi uno dopo l’altro per sentirmi dire, in continuazione, che ero in perfetta salute». È con queste parole che la fidanzata di Damiano dei Maneskin ha iniziato il suo post Instagram accompagnato da alcuni scatti che la ritraevano con le cicatrici sull’addome e le medicazioni del post-intervento che ha subito un anno fa, dopo che le è stata diagnosticata l’endometriosi.

«Come avrei voluto urlare quando il dolore era così forte da farmi rimettere e svenire, quando a 14 anni ho avuto il menarca e mentre tutti erano entusiasti io scoprivo troppo presto un corpo che ti si rivolta contro. Come avrei voluto urlare durante i miei troppo presenti ingressi al pronto soccorso. Come le infinite volte in cui sentita dire che ero esagerata, drammatica, ipocondriaca, con la soglia del dolore bassa», ha raccontato Giorgia Soleri su Instagram parlando di quel secondo dolore che si è accompagnato a quello causato dalla malattia: ovvero quello di sentirsi dare della bugiarda da parte di parenti e familiari che, referti alla mano, erano certi che lei stesse bene.

«A stare in silenzio invece sono stata io, per 11 lunghi anni, accompagnata da un senso di inadeguatezza che mi nauseava quasi quanto quel dolore che a un certo punto ha iniziato ad attanagliarmi le pelvi come una dolorosa cintura di spine anche quando non avevo le mestruazioni, anche durante la minzione, la defecazione, i rapporti sessuali. Per questo ho promesso a me stessa, e a quella ragazzina confusa, che non sarei mai più stata in silenzio e anzi, che ne avrei parlato sempre, anche a costo di risultare ripetitiva, noiosa, pedante», ha continuato, svelando il motivo per cui ha deciso di uscire allo scoperto con la sua malattia «per provare a dare un senso al dolore che spesso un senso non ce l’ha, e per provare a evitare ad altre persone questo incubo».

«Un anno fa, il 21 Marzo, ricevevo la mia diagnosi di endometriosi e adenomiosi, 5 mesi dopo, il 20 Agosto, finivo sotto i ferri sperando di poter finalmente iniziare una vita lontana dal dolore. Sono stata fortunata (non sempre è così), l’intervento ha ampiamente diminuito la sintomatologia dolorosa legata all’endometriosi. Ma ad oggi una cura definitiva ancora non c’è, per questo è così importante questa giornata», continua Giorgia che, con la sua voce, sta riuscendo a portare sotto i riflettori l’esistenza di queste malattie silenziose come l'endometriosi e la vulvodinia, davanti alle quali Soleri non ha alcuna intenzione di deporre le armi.

«Non possiamo cambiare il passato, ma forse possiamo provare a costruire un futuro diverso per chi, ancora oggi, si danna in un dolore senza nome e senza legittimazione».