Quanto è grande Victoria. Una grinta che salta subito all’occhio senza bisogno di addentrarsi oltre in aneddoti del passato o nei meandri della sua biografia. Sempre in prima fila per le battaglie della Gen Z, coraggiosa nel mostrarsi e raccontarsi in tutte le sfumature dell’arcobaleno, fiera di essere la leader donna in una band di uomini. 21 anni compiuti ad aprile, la bassista dei Maneskin è una forza della natura, pronta a scardinare cliché (è stata la prima donna italiana a esibirsi agli MTV Ema ma i record sono tanti) e infrangere primati: una determinazione unica che nasce in parte da un grande dolore.

È la nonna materna Elin Uhrbrand a premere il tasto rewind e tornare indietro di sei anni, quando una giovane Victoria De Angelis a 15 anni sogna di diventare un’icona del rock ma la vita la mette davanti a una sfida troppo grande sempre e comunque per chiunque, ancor di più per un'adolescente. La malattia terminale di sua madre Jeanett. «Mia nipote Victoria ha sofferto molto, ha visto morire la sua mamma», ha detto Elin al settimanale DiPiù, «Jeanett, mia figlia, quando ha capito che avrebbe perso la battaglia contro il male che la stava consumando chiese di andare in Danimarca. Victoria volle seguirla e le rimase vicino fino alla fine».

Victoria, nata a Roma da papà italiano e mamma danese (proprio in virtù delle sue origini materne è nata l’idea di chiamare il suo gruppo ovvero chiaro di luna in danish), ha frequentato il liceo scientifico J.F. Kennedy di Roma in zona Trastevere dove ha conosciuto Thomas Raggi, primo step di quella che ad oggi chiamiamo Maneskin Mania. Un periodo difficile segnato proprio dalla malattia di mamma: «ero una ragazza spensierata, a 14 anni mi sono ritrovata a non voler più uscire di casa, ho perso un anno di scuola. C’era qualcosa di rotto in me e non sapevo come ripararmi», ha spiegato la giovane in un'intervista a Elle parlando di ansia e attacchi di panico, «prima me ne vergognavo, ora non ho più bisogno di nasconderlo. Ne sono uscita grazie a una terapia, alla famiglia e agli amici, ma è comunque da sola che impari a gestire certe voragini».

«Aveva solo 15 anni. Per tre mesi ha vegliato sulla sua mamma, per tre mesi le ha tenuto la mano. Fino all'ultimo giorno. Fino a quando le ha detto addio. È stato terribile... Terribile», ha spiegato sempre nonna Uhrbrand parlando del periodo buio di Vic, prima di confessare il suo più grande rimpianto, «mi dispiace tanto che mia figlia Jeanett non abbia potuto vedere il successo che Victoria sta riscuotendo in tutto il mondo insieme con i Maneskin».