Quando il pour parler può davvero far male. Una domanda buttata lì, senza pensarci troppo che però va a toccare una sfera altamente privata che non può e deve essere accessibile a tutti. Un'insinuazione frutto di anni di cliché e stereotipi che nel 2021 non hanno più motivo di esistere. Una battaglia quella sulla sensibilità legata al tema della maternità di cui hanno parlato diverse influencer, da Clio MakeUp a Paola Turani e che oggi ha una nuova portavoce: Camihawke. Il discorso è semplice. Fare domande, supposizioni, affermazioni sulla presunta gravidanza di una donna non è solamente indelicato ma può ferire e andare a colpire tutte le sue fragilità e sofferenze.
Il pretesto per parlarne, l'insinuazione di una follower in merito alla sua “nausea per le colazioni dolci” raccontata su una storia IG. Cosi Camihawke, Camilla Boniardi nell'universo non social, ha preso la palla al balzo per chiarire giusto un paio di concetti che noi quotiamo in toto. "Sei incinta/E un figlio quando/Quando fai il secondo?" sono domande all'apparenza innocue e onnipresenti nell'humus di quel pour parler di cui sopra che non sono più accettabili a maggior ragione quando non si conosce la storia di chi si ha di fronte. Un'invasione della privacy e sintomo di una mancanza di tatto e sensibilità che si può tollerare giusto dalla nonna durante il pranzo di Natale.
"Il fatto che anni fa si facessero domande senza scrupoli sulla maternità non significa che fosse giusto” ha scritto l’influencer e scrittrice individuando perfettamente il nocciolo del discorso. Dare per scontato che una donna sia completa solo con la maternità è anacronistico, idem la convenzione sociale che arrivata a una certa età sia matematico desiderare una gravidanza. Le donne oggi sono ancora troppo spesso vittime di un'ingiustificata pressione sociale che le vorrebbe incastrate in determinati stereotipi, per questo le "domande insistenti, sfacciate e irrispettose", come le aveva definite Paola Turani, possono ferire.
"Le società si evolvono e credo che la sensibilità di ognuno debba evolvere con loro" ha continuato Camilla, "credo che chi pone queste domande con leggerezza non abbia mai avuto a che fare con qualcuno che soffre per non riuscire ad avere figli. Io ci ho avuto a che fare invece e ho imparato a conoscere e rispettare quel dolore e decidere di rispettarlo mi sembra il minimo sindacale". Conclusioni? Camihawke richiama tutti all’ordine sulla sensibilità sul tema maternità e ha ragione su tutta la linea.












