Harvey Weinstein è colpevole. Per il #Metoo, movimento al femminile nato proprio con lo scandalo degli abusi subiti da decine di donne per mano dell'ex produttore più potente di Hollywood, è un evento fondamentale, perché dà il via a una piccola rivoluzione per tutte le ragazze che sono state vittime di violenza sul lavoro.
In tribunale a New York il 24 febbraio 2020 Harvey Weinstein è stato dichiarato colpevole per due capi d'imputazione sui 5, gravissimi, che nel 2017 lo avevano inchiodato con un'inchiesta del New York Times: violenza sessuale di primo grado per il caso dell'ex assistente di produzione Miriam Haley e stupro di terzo grado nei confronti di Jessica Mann. Gli altri tre gli avrebbero garantito l'ergastolo (tra cui aggressione sessuale predatoria, la più grave in assoluto) ma per quelle è stato assolto.
Weinstein è stato arrestato in aula e aspetterà la sentenza dell'11 marzo 2020 in prigione, giorno in cui si deciderà quanti saranno gli anni che dovrà passare in carcere (da un minimo di 5 a un massimo di 25). Il procuratore distrettuale Cyrus Vance Jr. che ha dato l'ok per il processo a Weinstein ha detto che questa sentenza è un passo importantissimo per tutte le donne che in passato hanno accusato e non sono state credute e apre le porte a una rivoluzione.
Questo cambia la storia della lotta contro la violenza sessuale. Lo stupro è stupro, che venga commesso in un vicolo oscuro da un estraneo, o da un uomo di immenso privilegio. Questo è un nuovo giorno
Le attiviste del movimento MeToo, nato proprio in relazione allo scandalo Weinstein, hanno detto che questo è un passo importantissimo ma non il traguardo delle loro battaglie. Dall'attrice Ashley Judd ma anche Asia Argento, in tantissime sono venute allo scoperto negli anni per accusare il produttore: la loro voce che urla Anche io! ha contribuito alla sentenza.
Il caso Weinstein e l'inizio del movimento #MeToo
Il servizio del New York Times metteva al centro della storia decine di accuse al produttore tra abusi di potere, tentativi di stupro e molestie sul luogo di lavoro: è venuto fuori che un po' tutti sapevano da anni ma nessuno osava ammettere ad alta voce che Harvey Weinstein, dio dei produttori hollywoodiani, fosse in realtà un orco che sfruttava la sua posizione privilegiata per approfittare delle donne - attrici e non - che lavoravano per lui. Col caso Weinsten si è rafforzato il movimento #MeToo, nato diversi anni fa e diventato oggi una delle battaglie civili più importanti degli ultimi dieci anni.
La battaglia delle donne del MeToo ha coinvolto attori e registi non solo americani, scoperchiando un vaso di Pandora che ha una scia incredibile. Il più eclatante è quello legato a Kevin Spacey, attore premio Oscar di House of Cards che ha visto la sua carriera sbriciolarsi dopo le accuse di diverse persone vittime dei suoi abusi. Quelle accuse a luglio 2019 sono decadute ma la macchia per l'attore, che si sta curando in una clinica per la sex addiction, rimane ancora ben visibile.
Le reazioni alla condanna di Harvey Weinstein più importanti? Proprio quelle delle donne che lo hanno accusato e hanno contribuito a costruire la storia del NY Times nel 2017 che ha aperto il processo e ha portato alla condanna di Weinstein. Sui social Rosanna Arquette, Asia Argento e le altre del #MeToo si sono dette felici del fatto che finalmente le loro voci siano state ascoltate.
Il procuratore distrettuale Vance ha detto che abbiamo un grande debito nei confronti delle otto donne che sono state testimoni chiave del processo a Weinstein - tra cui l'attrice della serie tv I Soprano's Annabella Sciolla che lo ha accusato per uno stupro di circa 30 anni fa - perché hanno fatto una vera rivoluzione in un caso che sarebbe potuto finire nel silenzio, vista la "potenza" dell'accusato.
8 donne che hanno cambiato il corso della storia con questa battaglia contro la violenza sessuale. Hanno spinto la giustizia a dichiarare che lo stupro è stupro e la molestia è molestia, non importa altro.
Non è una vittoria definitiva e di Harvey Weinstein, purtroppo, è pieno il mondo, così come di donne che non riescono a parlare, non vengono ascoltate, capite o credute. Ma dà la spinta a credere che la giustizia possa fare il suo corso e condannare chi fa della violenza sulle donne l'unica arma per averci a che fare.
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