La cultura pop ha una lunga tradizione di romanticizzazione dei legami passionali e questo spesso ha portato a trasformare storie d’amore tormentate in trame seducenti di film e serie tv – basti pensare a Babygirl o Cinquanta sfumature di grigio. Purtroppo, questa tendenza a raccontare come normali rapporti malsani può avere un impatto concreto sulla vita delle persone, rendendo loro più difficile riconoscere le red flag in una relazione. La buona notizia è che ognuno di noi possiede un istinto – dobbiamo solo imparare ad ascoltarlo.

Potreste averne già parlato a cena con le amiche o ascoltato grazie a quel trend virale di TikTok che chiede agli utenti: «Ragazze, ragazzi, quando avete capito che il vostro corpo stava rifiutando il vostro ex?». Moltissime persone hanno condiviso esperienze sorprendenti: dal calo di libido alle nausee, alle candidosi, passando per cistiti ricorrenti, vaginosi batteriche, fluttuazioni di peso, dolore durante il sesso, fino all’ansia e alla depressione. Certo, sono sintomi che potrebbero avere altre mille spiegazioni. Tuttavia, è bene non ignorarli: infatti sono, a tutti gli effetti, segnali d’allarme. E potrebbero riguardare proprio un rapporto dannoso da cui non riusciamo più a uscire.

«Le relazioni tossiche possono portare a disturbi fisici», spiega la psicologa Candice Nicole Hargons. «Il corpo risponde costantemente all’ambiente circostante», aggiunge la terapeuta matrimoniale e familiare Cheryl Groskopf. «Quando viviamo una relazione che sembra difficoltosa, incoerente o emotivamente drenante, il nostro sistema nervoso ne risente e ci avverte».

Questo è esattamente ciò che è successo a Stephanie, che ha sperimentato la sua prima emicrania quasi un anno dopo aver iniziato a frequentare il suo ex fidanzato. I mal di testa erano continui e resistenti a tutti i rimedi, dagli antidolorifici all’agopuntura. «Ho incontrato tutti gli specialisti possibili», ci racconta. Alla fine è riuscita a fare chiarezza dentro di sé grazie alla terapia, uno spazio sicuro dove parlava regolarmente dei problemi che aveva con il suo ragazzo. «Vivevo in un costante stato di ansia e il mio terapeuta si chiedeva se il mio corpo non si stesse ribellando alla relazione», ricorda. Quando Stephanie è tornata single, le sue emicranie sono diminuite.

«Purtroppo i medici possono ignorare questi sintomi o attribuirli a qualcos’altro, perché questi segnali fisici ed emotivi potrebbero essere causati da molti altri problemi», afferma Groskopf. «Spesso i medici li attribuiscono a “semplice stress” e, sebbene non abbiano torto, anche capire quale sia la fonte dello stress è importante.

Quando una relazione scatena una tensione continua, il sistema nervoso diventa iperattivo». Aggiunge l’esperta: «il corpo percepisce la relazione come una minaccia. Se i sintomi migliorano quando si è da soli, in presenza di persone di supporto o dopo un periodo di lontananza dal partner, questo è un forte indicatore che la causa potrebbe essere da ricercare nella relazione».

Non è necessario che la relazione sia drammatica. «La mia storia faceva schifo», dice Stephanie, «ma non in modo plateale. Non mi supportava, non eravamo allineati. I mal di testa erano il modo del mio corpo per dirmi di andarmene».

Allison racconta una trasformazione simile: sei mesi dopo la separazione, dice di essere tornata a sé stessa. Durante il matrimonio aveva affrontato l’abbandono emotivo, il silenzio e la distanza causati dalla dipendenza dal gioco d’azzardo del marito. «La mia infelicità si leggeva chiaramente sul mio viso», racconta. Era gonfio, acneico, la pelle spesso arrossata e reattiva. Eppure non aveva cambiato abitudini alimentari, non assumeva nuovi farmaci, non c’erano cause evidenti.

«Chi sperimenta sintomi di questo tipo non deve per forza porre fine alla relazione», dice Groskopf. A volte migliorano dopo che la coppia si è confrontata. Altre volte, anche prendersi un po’ di spazio, prima di arrivare a una vera e propria rottura, può fornire una migliore comprensione dei bisogni reciproci.

La cosa più importante, dicono gli esperti, è conoscere sé stessi e mettere al centro le proprie esigenze emotive e fisiche. Il corpo non mente: quando invia segnali, lo fa per proteggerci. Imparare ad ascoltarli è un atto di autodifesa. Molti professionisti consigliano di coltivare pratiche di consapevolezza – dal respiro guidato alla terapia continuativa – prima ancora di entrare in una relazione, per affinare l’intuito corporeo. Questi strumenti aiutano a riconoscere i momenti in cui qualcosa si incrina. «Gestite le vostre emozioni prima che il corpo debba urlare per farsi sentire», avverte Groskopf.

Naturalmente, dirlo è più facile che farlo. Per questo può essere utile annotare sintomi e sensazioni su un diario: uno strumento prezioso, tanto per voi quanto per chi vi cura. Anche il quando conta: osservare in quali contesti si manifestano certi segnali permette di delineare come il corpo reagisce allo stress, alla quiete, all’intimità o al disagio. Questo monitoraggio consapevole può diventare una bussola per orientarsi verso un benessere autentico. Come conclude Hargons: «Quando la relazione è sana, lo è anche il resto del corpo».