Proust scriveva: “L’unico vero viaggio, l’unico bagno di giovinezza, sarebbe non andare verso nuovi paesaggi, ma avere altri occhi, vedere l’universo con gli occhi di un altro, di cento altri, vedere i cento universi che ciascuno vede, che ciascuno è”.

Questa riflessione ci invita a riscoprire il mondo attraverso prospettive inedite, e cosa meglio del cibo può offrire un simile viaggio? E i tramezzini di L’altro Tramezzino sono infatti piccole opere di gusto che ci trasportano, boccone dopo boccone, in città e atmosfere diverse.

Per esempio, con il tramezzino Ribelle penso a Napoli, che è una città incredibilmente bella e, infatti, mi stupisco sempre quando incontro persone che invece la disprezzano. Non mi capacito di come quelle vie, i palazzi, persino la sua folle decadenza non siano viste come pennellate perfette di un’opera d’arte maestosa. Anche se tutto sembra sbagliato e caotico, è in realtà proprio come deve essere. E questa è una caratteristica che appartiene solo alle opere d’arte. Sottovalutata, non compresa, persino disprezzata. Un po’ come accade al povero tonno. Eh già, l’ingrediente che nell’immaginario comune pare mangino tutti i fuorisede e che però, alla fine, ben pochi apprezzano.
Napoli, poi, è anche intensa, croccante, con carattere da vendere come il radicchio che nel tramezzino Ribelle aggiunge una spinta decisa. E il grana? Con quella sapidità che rimane sulle labbra, è il mare che, quasi all’improvviso, si mostra tra le vie di Napoli.

“Ebbene sì, mi contraddico”

E a Venezia che tramezzino assocereste? Una risposta facile è Cà Pero, con il tradizionale baccalà mantecato. Tuttavia, io vi dico che no, la risposta più immediata non sempre è quella giusta! Venezia è Wild con il salmone affumicato, il pesto di aglio orsino, gli asparagi e la mayo. Perché Venezia è terra di esploratori, un incontro di tradizioni che vanno a comporre un quadro eclettico. Venezia è anche impercorribile, impossibile e a tratti inospitale, ma zeppa di turisti innamorati di lei: una città che si contraddice ogni giorno, perché contiene moltitudini. E quindi a Venezia voglio associare anche un altro tramezzino: Pinkie per l’eleganza delicata dei gamberi, la malizia nobiliare della coleslaw, la piccantezza inaspettata del rafano.

“Bologna è una ricca signora che fu contadina”

Se invece, di punto in bianco, in una grigia giornata autunnale qualcuno, porgendovi Ottobrino, vi sussurrasse “Zucca, taleggio, mix di semi, cream cheese”, cosa pensereste? A me, assaggiando Ottobrino di Martilde e Alessia, è venuta in mente Bologna: la coccola avvolgente della zucca, con quel mix di semi che ti sorprende e con il sapore deciso del taleggio. Con “Bolo” abbiamo tutti un rapporto particolare, perché ci ostiniamo a immaginarla esclusivamente come il luogo per eccellenza di accoglienza, cultura e attivismo. Anche io me la figuravo in questo modo, ma poi in università ho incontrato moltissimi bolognesi che mi hanno fatto conoscere anche l’altra faccia di Bologna, che è estremamente posh. E trovo tutto ciò stupefacente.

Guardare ma non toccare

Roma invece è difficilissima, per me. Tanto bella da lasciare senza parole, ma imperscrutabile. Esattamente come i suoi abitanti che hanno una comicità incredibile, adoro sentirli parlare e amo osservare la loro nonchalance, ma sono totalmente opposti a me, milanese ansiosa. Quindi non posso che associare Roma a Farmy, che contiene la giardiniera più buona in circolazione (quella dei Fratelli Pavesi) e la Porchetta di Ariccia IGP che non posso mangiare da quando ho scelto di essere vegetariana... è per questo che ritrovo Roma in Farmy: mi avvicina con la sua bontà e poi, tac, mi ricordo che non è per me. “Si ama solo ciò che non si possiede del tutto.”

Milano radical chic

Infine, ovviamente, arriviamo al tramezzino più milanese che si possa immaginare: l’eclettico Spore, con funghi, crispy onion, rapa fermentata, shoyukasu di fave, coriandolo, mayo spicy. La cosa più radical chic che qualcuno possa preparare non può che diventare la bandiera di Milano. Città che fa impazzire tutti per quanto è complicata, ma che sotto sotto ha un cuore sincero. Il tramezzino Spore è concettuale, va compreso e bisogna un po’ fidarsi, perché parliamo di sapori che la maggior parte di noi non ha bene in mente, ma è il connubio più riuscito di tutti: anni luce lontano dalla banalità, che vuole ricordarci che non saremo mai cool quanto la rapa fermentata, soddisfacente grazie alla crispy onion, ma con quel coriandolo finale che non piace al 50% della popolazione. Ecco, Milano si può raccontare nello stesso identico modo, ma forse con una dose in più di coriandolo.

Cioccolato buonissimo

E arrivati a questo punto, dopo aver evocato le contraddizioni di Milano, penso si debba chiudere con qualcosa di dolce ché, pur avendo la pancia piena, per quello il posto si trova sempre. E allora ordiniamo un delizioso tramezzino con crema alla nocciola salata e cacao di Bagai, che evoca Torino, la città più chic del mio immaginario: elegante e raffinata, ma sempre capace di sorprendere, rivelando di essere molto più di ciò che appare a un primo sguardo. Esattamente come la crema di questo tramezzino: te la aspetti dolcissima e ti conquista perché è pure salata.


Insomma, tantissimi luoghi e ricordi racchiusi in uno scrigno di pane soffice. E sebbene alcune esperienze siano collettive, è d’obbligo che si assaggino personalmente i tramezzini di L’altro Tramezzino, lasciando libera la mente per viaggiare lontano.