Cosmo torna con La Fonte, il nuovo album in uscita venerdì 17 aprile in cui torna alla canzone italiana, a quella che 10 anni fa cantava in L'ultima festa (2016) e che un po' risuona in questo suo sesto disco. Un progetto che raccoglie la morbidezza de Sulle ali del cavallo bianco (2024) e la esplora più a fondo, conservando quell'esigenza di attivismo sociale e politico, dandole però la forma di un gesto d'amore. Racconta Cosmo, durante la conferenza stampa, a proposito del passaggio da un progetto all'altro: «Rispetto allo struggimento che stavamo vivendo in Sulle ali del cavallo bianco, era arrivato un attimo in cui si era sedimentato tutto. In La Fonte c'è la voglia di sperimentare certe cose che avevamo intuito. Riparto da "L'abbraccio" e "Talponia", pezzi più cantautoriali che, alla fine, sono stati quelli che mi avevano dato di più forze creative».
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In La Fonte, la cassa dritta fa spazio a un'esplorazione divertita di sound Anni '90, musicalità baleari, talvolta richiami urban e altre delle liberatorie vocalizzazioni in autotune. «Sono ripartito da lì, approfondendo i movimenti armonici più complessi, melodie anche più classiche, perché alla fine ne so scrivere, però mi ero limitato a canzoni con una matrice molto techno» spiega Cosmo, che vuole togliersi un po' di dosso l'etichetta di «quello dell'elettronica», sperimentare con la musica e le sensazioni più classiche, per una tappa della sua vita che, a 44 anni, è una presa di posizione: «Non voglio mai fare un disco uguale all'altro, anche perché non ho alcun interesse ad assecondare le aspettative; quando si parte con un viaggio in studio, con quello che ho in testa, si va e basta. Poi si pensa».
Così nel nuovo disco di Cosmo tornano i sentimenti sensuali come in "Totem e tabù" e "Ogni giorno / ogni notte", ma anche quelli più semplici e per questo complicati da esprimere nei due brani oltre la metà del disco, con il trittico composto da "Per te", "Per un'amica" e "Per mio fratello". Tre brani che sono dedicati al dialogo con qualcuno di importante, che vogliono «un po' far piangere» e che, spiega Cosmo, nascono dall'esigenza di «scavare». Racconta Cosmo di essere particolarmente felice del brano dedicato al fratello Ettore, perché sia lui che suo figlio maggiore, di 12 anni, ascoltandola per la prima volta si sono commossi.
La politica non è quindi esplicita in questo disco, ma comunque presente, pur senza slogan, come in "La fine". Nel brano, Cosmo suggerisce che, anche quando tutto sembra andare per il peggio, nulla è definitivo e che «quando una parte dell'umanità vuole distruggere il mondo, ce n'è sempre un'altra che lavora per salvarlo». Riflette l'artista: «Alla luce di un un periodo storico come questo, mi sono chiesto da perché avessi fatto un disco in cui ci fosse così poca politica, rispetto anche a quanto mi esponga e mi sono dato la risposta che, in realtà, per me La Fonte era una sorta di terapia. Avevo bisogno di fare queste cose, di sentire questi suoni, di coccolarmi un po'. Avevo bisogno di qualcosa che mi accarezzasse in tempi ruvidi».
Politica è anche "Venite a vedere", il brano che avvicina al finale del disco, che invita ad avvicinarsi alla fonte (della verità? Della vita? Questo dovrete scoprirlo da soli) e lo fa anche riferendosi a un episodio storico, quello del Burning Monk. Nel 1963, un monaco buddista si diede fuoco, a Saigon, per protestare contro il presidente del Vietnam del Sud e la repressione. Spiega Cosmo: «Quando ho visto quell'immagine ho detto 'Ecco lì, in quella persona scorre la fonte'. Ho capito qualcosa di molto profondo e forse anche politico. Questa persona ha lottato con tutto se stesso, immolandosi alla causa in uno stato di meditazione profonda, lui ha toccato qualcosa e se tutti fossimo in contatto con quel qualcosa il mondo sicuramente sarebbe diverso».
La voce di Cosmo collega "Venite a vedere" alla traccia che chiude l'album, "Sboccia il fiore", un brano che non si pone limiti discografici e naviga oltre i sei minuti con una trasformazione magica, dalle parole a suoni puri. Osserva Cosmo: «Nel disco si attraversa il dolore e tutto ciò non è inutile, perché alla fine da lì facciamo sbocciare un fiore. Ho visualizzato questa immagine a una festa, ballando insieme a molte persone, a notte tarda, perché era come se tutti insieme ci stessimo prendendo cura di un fiore che sbocciava, in una sorta di rituale psicomagico».
Cosmo porterà dal vivo la sua nuova era musicale con la formula del matinée, in partenza domenica 24 maggio dalla ventesima edizione del mi ami FESTIVAL di Milano, per poi attraversare l'Italia nel corso dell'estate, da Aosta a Ostuni. Sarà un live morbido, con meno effetti luminosi e brani messi a nudo, un'energia nuova, un attimo «per prendere fiato rispetto ai concerti in cui do tantissimo delle mie energie» scherza Cosmo. L'artista spiega poi che la sua idea originaria era quella di «abitare il tempo del lavoro con il tempo della festa» proponendo concerti in settimana, dalle 8 alle 17. Dovendoci ripensare per questioni logistiche, è rimasto comunque il proposito di fare una festa diurna.
Ci tiene però a specificare Cosmo che «si dissocia completamente dalla tendenza soft clubbing», in cui non crede affatto: «Mi dissocio da questo ideale della sobrietà, dal tentativo di addomesticare quello che fai di notte riportandolo alla dimensione diurna, a quella linea in cui tutto è sotto controllo. Non è che tu devi farle solo di notte certe cose». Conclude poi: «Spostare un concerto al mattino significa scegliere di sentire anche altre energie, giocare con gli orari. Ho fatto questa scelta perché questo disco mi permette di farlo, con una scaletta che sarà completamente rivista anche con brani più vecchi, tutti in chiave molto più emotiva».














