A dieci anni dal suo esordio in musica, Roshelle ha attraversato con convinzione diverse ere musicali. All'anagrafe Rossella Discolo, classe 1995, il suo stile trascende i confini dei generi: esordisce nel pop, approda al rap e via via, da cinque anni a questa parte, trova una nota cantautorale. Emotiva, cupa, ma con un tratto giocoso e denso di fantasia: questa è la Roshelle di Mangiami Pure, il suo primo album, pubblicato il 27 marzo 2026 per BMG.



Sembra lontana la Roshelle che, con Geolier ha dato vita a Na Catena RMX, ma anche quella di Luglio insieme ad Elisa, Giorgia ed Elodie: la verità è che ha solo continuato a cercare il modo di esprimere la sua visione. Ad aiutarla c'è stata la direzione artistica di Tommaso Ottomano, musicista, regista e direttore creativo, insieme a cui Roshelle ha dato vita all'album, tra poesia e gioco.

Le tracce di Mangiami Pure sono nove differenti tappe di un viaggio, che racconta l’identità stratificata di Roshelle attraverso una favola dark, la metafora di una scatola di cioccolatini assortiti, ciascun con il proprio gusto. Le melodie sono sognanti e gli arrangiamenti stratificati, ma è anche nel minimalismo di "Musa", così come nella potenza di "L'origine del mondo", che racconta la sua storia. Nel disco, Roshelle non ha paura di esagerare: di raccontare la fantasia che si scontra con la realtà e di celebrare il vizio della fantasia. Ci siamo fatte raccontare da Roshelle la storia magica dietro Mangiami Pure.

Da quale esigenza nascono le canzoni di Mangiami Pure?

«Molto spesso scrivo per cercare di capire che cosa sta succedendo in me, perché rileggendo capisco che cosa ho provato. Le canzoni di Mangiami Pure sono nate quasi tutte il giorno dopo che è successo qualcosa, quindi sono state utili per somatizzare quello che ho vissuto. I brani vengono da un periodo in cui ho collaborato con molti produttori e musicisti, tra cui Tommaso Ottomano, che poi si è preso cura della direzione artistica del progetto. Lui è stato molto prezioso, perché nella mia sperimentazione di questi anni avevo nel cuore un sentimento che musicalmente non ero ancora riuscita ad esprimere appieno, mentre la collaborazione con lui è la cosa più vicina in assoluto. Quelle di Mangiami Pure sono canzoni riflessive, da introversa. Sono canzoni d'amore, di un amore illusorio però, con un aspetto magico, che fa parte non della nostalgia, ma forse più della saudade

“Due passi nel blu della luna” è il brano da cui hai cominciato il disco, in che modo ti ha aiutata ad aprire questo capitolo?

«Fino a "Due passi nel blu della luna" facevo molta fatica a tradurre i miei sentimenti in una canzone, a rinchiuderli in quei pochi minuti a disposizione. Quando è nata quella canzone è stata una circostanza molto particolare. Ero a casa di Luca Faraone, che è l'autore delle note che senti e su cui ho scritto le mie parole. Non amo leggere poesie quanto il loro approccio, l'esprimermi in un modo che non sia per forza sintatticamente corretto. Per me meglio un flusso di coscienza che una maniera troppo pensata. Quella sera mi chiusi in bagno, seduta dentro la vasca e mi misi a scrivere questo testo sulle note di chitarra di Luca. Verso le quattro del mattino si unisce anche Emanuele Nazzaro, al contrabbasso, e in questa formazione di trio è nata "Due passi nel blu della luna". La canzone che si trova all'interno del disco è esattamente quel momento là, è una nota vocale tirata fuori dal telefono proprio per celebrarlo. È una canzone che mi ha aperto una nuova via di libertà nello scrivere. Da allora sento che il mio approccio è migliorato, senza pormi limiti nel cercare di esprimere esattamente quello che che voglio comunicare.»

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Roshelle Mangiami Pure

In “Una notte triste triste” c'è il concetto di accettazione, in che modo la musica ti aiuta ad elaborare?

«Una frase emblematica di quella canzone riflette sull'essere incapaci di accettare quello che la realtà sta offrendo e quindi finire per ricamarci e fantasticarci sopra; sognare che le cose possano essere come voglio io, sperarci anche quando tutto dice che ho assolutamente torto. Io non guarisco mai da questa cosa qua. Quindi nonostante Mangiami Pure sia un disco malinconico c'è anche un po' di spazio all'immaginazione, al fantasticare. Io la trovo una celebrazione dell'esagerazione, perché è più un celebrare che un rinnegare o essere stufa di questa situazione. La musica e le canzoni del disco le trovo inscrivibili nella cartella della bellezza, non nella cartella della sofferenza e basta.»

Anche grazie alla direzione di Tommaso Ottomano c'è una punta di giocosità nel disco, qual è stato il processo creativo?

«Sicuramente si evince un aspetto tragicomico dalla nostra collaborazione, che è qualcosa che mi orgoglisce perché io sono molto cupa, mentre lui è molto intelligentemente ironico. Tommaso ha sentito in maniera profonda il disco, ma è stato anche capace di riderci sopra. Abbiamo trovato molti tratti in comune, entrambi siamo amanti del fare le cose con le mani, del costruire, modificarci i vestiti, del creare quello che manca, entrare in una stanza in cui non c'è niente e far nascere qualcosa. Per esempio, il video di "L'origine del mondo" è nato dall'idea di costruire una stanza in miniatura, anche perché uno dei concetti di Mangiami Pure, insieme alla narrazione della scatola di cioccolatini, è proprio il sentirsi inscatolata tra delle mura, quindi l'idea di avere il controllo sulla miniatura di una casa voleva raffigurarmi come se io potessi decidere effettivamente cosa fare della vita, degli eventi, delle cose. È qualcosa di molto serio, ma è anche un gioco.»

Hai cominciato come cantante pop, poi rapper e, anche se ormai sono più di 5 anni che ti esprimi in maniera cantautorale, è stato difficile raccontare questa tua diversa sfumatura musicale?

«Penso che ci sia un legame energetico e inspiegabilmente comprensivo tra me e chi mi ha seguita per tutto questo tempo. Certe volte rimango spiazzata da alcuni messaggi che mi arrivano e che mi fanno pensare 'come è possibile che questa persona che non mi conosce assolutamente abbia capito così tanto quello che ho voluto fare, quello che ho passato, il motivo per cui mi son fermata?'. Questa, diciamo, nuova veste in realtà è semplicemente l'approfondimento di quello che è stato prima, arrivato in una maniera anche fin troppo naturale. A livello di immaginario, forse, è piuttosto forte da comprendere, con scelte più ricercate, soprattutto nell'aspetto visivo. Ma anche per quello ci sono tantissimi bei commenti e tantissime belle critiche.»

"L’origine del mondo" chiude il disco: preannuncia anche come sarà il tuo futuro musicale?

«i prossimi passi sicuramente saranno una sorpresa anche per me, come lo è stato questo disco. Però è stato importante far uscire "L'origine del mondo" come primo brano e poi posizionarlo come ultima canzone, semplicemente perché tutto il disco ha un'accezione più triste e riflessiva, mentre "L'origine del mondo" è un'apertura, è una luce, è amore, è veramente una canzone d'amore positivo e di realizzazione. La frase 'Ho offerto il mio amore a più di uno, ma tu sai guardarlo e nutrirlo, come mai' apre al prossimo capitolo per me. Nel tempo dopo "L'origine del mondo" sono nate delle canzoni d'amore positivo che vogliono uscire nel mondo.»