Con un’emozione così forte da trattenere ogni fibra del suo corpo, regalando un’incrinatura ancora più profonda alla sua voce, Serena Brancale in una piovosa mattina di fine gennaio ha presentato alla stampa la canzone in gara al 76esimo festival di Sanremo, "Qui con me". È un cambio di immagine, di suoni e di visione per la cantautrice e polistrumentista pugliese. Una partecipazione diametralmente opposta rispetto al 2025 e a "Anema e Core", brano tra jazz, folk e dance che l’anno scorso l’aveva consacrata come artista mainstream e aveva preceduto il successo di "Serenata", hit estiva con Alessandra Amoroso (disco di platino).
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Elegantissima in abito lungo con paillettes e pull oversize (nei toni del cloud dancer), l’artista per la terza volta all’Ariston (la prima nel 2015 con "Galleggiare") si è aperta sul significato del brano, dedicato alla mamma scomparsa quasi sei anni fa: «Questa volta non ho nessuna maschera, nessun colore, gioco quella che sono, quello che ho provato, quello che voglio raccontare e dedicare a mia madre. La verità è quella che porto sul palco di Sanremo, qualcosa che mi fa emozionare tantissimo».
Una perdita dolorosa, «una ferita che rimane», alla quale non c’è soluzione per la cantautrice, se non puntare a «un’esibizione molto scarna» come ha raccontato in conferenza stampa: «Voglio stare immobile con l'asta, senza neanche toccarla, ma solo con la voce vicina al microfono. Non cerco gesti da cantante, voglio solo dedicare qualcosa a mia madre a pensare a lei, ma non solo a lei: anche a mio padre, a mio fratello, alla forza che mi danno nel fare questa cosa». Accanto a Serena Brancale, a pochi passi, si sarà la sorella maggiore Nicole, direttrice d’orchestra come già per "Anema e Core": «È il mio portafortuna e soprattutto con questo brano non poteva mancare, perché non riesco a immaginare di guardare durante la performance una persona che non sia legata a questo testo».
Il nuovo album che verrà
«Ci sono tante parti di me, questa è la più giusta dopo "Serenata", perché speravo proprio di tornare con qualcosa d'importante». Serena Brancale pensa al futuro senza dimenticare ciò che è stato: «A Sanremo l’anno scorso ho portato la festa, io sono la festa, ma sono anche qualcosa di diverso e che magari può emozionare anche le altre persone. E questo è bello, no?». Al festival seguirà un album, il primo dopo 4 anni vissuti intensamente, tra musica e tournée che l’hanno portata spesso all’estero: «Ho passato un’estate stupenda, fatta di concetti incredibili, ho raccontato "Serenata" in Cina, in Corea e a New York. Tutti ballavano "Anema e core"». Ma a un certo punto è nata una domanda. «Se dovessi ritornare a Sanremo, cosa farei?».
La risposta a chi la critica
E alle critiche social per aver scelto un tema così intimo, Serena Brancale risponde: «Non mi faccio troppe domande, tanto le critiche ci saranno sempre. Sarà bello, mi emozionerò, mi basta questo. Sono troppo concentrata a fare bene il mio mestiere e finalmente a raccontare qualcosa di vero». Promette una sorpresa alla sua terra, qualche vibe diversa per la serata delle cover ma il fil rouge è sempre lì, in quella somiglianza («le mani, il sorriso, la voce») e nel ricordo di lei, la madre, per la quale Serena era «la figlia prediletta». Non sarà facile per Brancale spogliarsi di ogni veste di scena, dimenticare lo spettacolo, il pubblico e la gara, ma è proprio quello che lei vuole fare, che le serve in questo momento per arrivare al passo successivo: «avevo l'esigenza di togliere tutto, di non muovermi, e cantare». Il tempo delle domande è finito, solo un ultimo commento. La voce tentenna, lo sguardo corre lontano, gli occhi si inumidiscono velocemente. Ecco la sfida più grande per Serena Brancale: far scorrere il dolore, guardarlo in faccia, farci pace. E continuare a cantare questo brano, che - ne siamo certi - incanterà Sanremo.











