È uno dei nomi più attesi sul palco di Piazza Ciro Esposito, dove circondato dal calore di un pubblico che in poco tempo ha mandato l'evento sold out, si esibirà insieme ad alcuni degli artisti più importanti dell'hip hop italiano. Red Bull 64 Bars Live dà il benvenuto a Tony Effe, ex membro della Dark Polo Gang, a poche settimane dal suo primo Forum a Milano e in cima alle classifiche con la hit estiva "Sesso e Samba", cantata insieme a Gaia; a settembre ha pubblicato le sue "64 BARRE DI VERITÀ" (prod. LAX e FT KINGS) («Go, Go, la Chiara dice che mi adora»), che hanno dato origine all'affaire che tutti conosciamo. Con un gruppo di giornalisti siamo riuscite a fargli qualche domanda sul concerto di Scampia, sul passato e sul futuro della sua musica.

Oggi ti esibisci a Scampia, ci sono delle analogie tra Roma e Napoli?

«Roma e Napoli sono due realtà molto simili, tra i pubblici più calorosi d'Italia, con Napoli al primo posto. Le vedo come cugine».

Sei emozionato di esibirti per la prima volta in una piazza così importante per la scena urban? Qual è il valore delle periferie nell'hip hop?

«Sono felicissimo di poter salire sul palco di Scampia, sono affascinato da tutta la cultura che c'è qua, sia dal bello che dal brutto. La periferia è dove succedono le cose che poi vengono raccontate, sono luoghi che hanno un ruolo centrale nella storia dell'hip hop, ma penso anche che alla fine, alla base del rap, ci sia la sincerità, la vita vera. Di qualunque cosa parli. Quindi io, che sono cresciuto in centro a Roma, ricerco e sento quanto è fondamentale la vita di quartiere, le ore passate in piazza coi motorini, a giocare a carte con le persone anziane, la vita normale e la continuo a cercare, penso che sia fondamentale non alienarsi mai completamente dalla normalità. Anche a Milano, prendo la bici e vado a Parco Sempione a giocare a basket, poi torno a casa, e spesso sento il bisogno di tornare a Roma e vivere quella vita là, perché quella è la realtà, non le sfilate e gli eventi mondani».

Il dissing con Fedez è partito proprio da un Red Bull 64 Bars. Avresti mai pensato che la gente avrebbe reagito così, senza capire cos'è un dissing e facendone una questione di gossip?

«Non ho seguito molto, sono sincero. Cioè, ho pubblico il pezzo, ma poi ho pensato ad altro, non sono stato a seguire il fatto sui media, sui social. Ho un palazzetto da preparare, diciamo che è quella la mia priorità, il resto non mi interessa».

Parliamo di ICON, il tuo album, dove tratti il tema della fragilità: ritieni che la tua sia una generazione sensibile?

«In realtà tutti abbiamo un'armatura addosso, anche io, però credo che solo quando uno cresce diventa disposto a mostrare tutti i suoi lati. Nel mio caso, ne faccio un discorso professionale oltre che personale, è importante per me che il mio pubblico conosca tutti i miei lati, anche gli miei aspetti più nascosti».

Possiamo aspettarci una riunione della Dark Polo Gang?

«Possiamo aspettarci tutto. Ci spero. Mi piacerebbe rivederci tutti insieme sul palco».