Ci sono tanti modi per riprendersi dalla fine di un amore, ma sappiamo tutte che solo uno funziona veramente e prevede l'ascolto intensivo di qualsiasi brano in grado di restituirci l'impeto di quell'esperienza appena conclusa. La musica è la migliore amica dei cuori infranti e l'arma più potente per non sentirsi sole in un momento così delicato come quello post break-up.

La cantautrice romana Chiara Monaldi questo lo sa bene e, nel suo primo album Futuri Qualcosa, da poco uscito con l'etichetta indipendente Bravo Dischi, ci regala un racconto a cuore aperto di quello che vuol dire lasciare andare un amore: "Credo che questo disco cerchi di ricomporre i frammenti: la fine di qualcosa chiama immagini del tempo passato e dei desideri futuri. Sento di aver fatto un po’ questo, ho raccolto delle fotografie di momenti differenti, ho provato a sentire che suono avesse l’innamorarsi, il sentirsi lontani, poi soli, che suono avesse il salutarsi e la speranza in qualcosa di nuovo".

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Courtesy of Giorgio Di Noto

Il disco segue le diverse fasi di una relazione e del suo termine e, come un piccolo manuale di sopravvivenza, ci prende per mano mentre affrontiamo tutto quel contraddittorio e arruffato mucchio di sentimenti fatto di delusione, rancore, senso di colpa e nostalgia che, nel tempo, sfumano e si alleggeriscono per lasciar spazio a una visione di beata e spassionata speranza per l'ignoto futuro che ci aspetta.

È un lavoro di crescita e costruzione, proprio come quello di Chiara per scrivere il suo album: "Il disco è stato composto e registrato tra un autunno e una primavera. Credo che se le canzoni venissero ordinate rispetto a quando sono nate si sentirebbe qualcosa del passaggio delle stagioni. È stato un processo lento, fatto insieme a Fabio Grande, il produttore artistico dell’album. Abbiamo cominciato con delle canzoni chitarra e voce e abbiamo sviluppato tutte le strutture a partire dalle impressioni che i pezzi ci facevano. Ci sono volute tante mattinate in studio, ma sento che il risultato finale rispecchia quello che volevo fare: un disco diretto e emozionato. In questo, il pianoforte di Matteo Patrone ha fatto la differenza, nel mio precedente lavoro (l'EP Una Settimana Difficile) avevo suonato la chitarra e cantato spesso urlando. Nell’album, invece, appoggiarmi sulla dolcezza di Matteo mi ha aiutata a cantare in modo più consapevole e adulto. Quindi penso di poter dire che Futuri Qualcosa parli del disincanto ma anche del crescere, sia attraverso i contenuti sia nel modo in cui è stato prodotto".

E per fare musica, bisogna ascoltarne tanta, soprattutto quando si tratta di parlare di qualcosa che ci colpisce in prima persona. Ci vuole coraggio, pazienza e la capacità di sapersi affidare alle giuste voci per trovare la propria e raccontarsi in un'esperienza così intima: "I miei ascolti preferiti per superare la fine di una storia? Sono tanti e vanno da quelli condivisi con il produttore e la band durante le registrazioni e quelli che facevo in camera mia per procedere. Sono un misto di malinconia e speranza, credo che questo abbia condizionato fortemente il suono del disco: da Tears dry on their own di Amy Winehouse a Where is my love di Cat Power. Ma anche Blunotte di Carmen Consoli, Pirati di Giovanni Truppi e Dicembre di Cosmo".

Le influenze si sentono, perché in Futuri Qualcosa c'è quell'eleganza sbavata e volutamente imperfetta del miglior cantautorato intimista internazionale e l'intensità confidenziale delle grandi interpreti italiane (oltre a Carmen Consoli, pensiamo a Giorgia e Cristina Donà), che è il nostro modo per dire che vedremmo benissimo Chiara sul palco di Sanremo in una delle prossime edizioni. Sarebbe bello, perché dopo la dopo la fine c'è il risveglio e quando si rinasce siamo pronte a cogliere i frutti della nostra nuova fioritura: "L’ultimo pezzo del disco si chiama La Magnolia e parla proprio di questo, del fatto che le cose ritornano a fiorire sempre, come l’albero che era nella mia casa al mare a Sabaudia. La mia rinascita è l’aver accettato le delusioni connesse alla fine dei vent’anni e aver cominciato a guardare quello che ho con più tenerezza e meno giudizio, anche a livello musicale".

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