Casa è da sempre associato alla famiglia, e se si è abbastanza fortunati questo diventa un punto fermo, una certezza, qualcosa da cui sentirsi visti e tenersi ancorati. Esploriamo questa sensazione, questa consapevolezza con Dolma, giovane creator fra le quattro protagoniste dell’inchiesta sulla parola “Casa” nella Feeling Issue di Cosmopolitan Italia ora in edicola.
In tibetano Dolma significa “madre della liberazione”, una definizione strettamente legata al mondo spirituale al mondo interiore della donna. Qualità che ritrovo seppure agli albori nella giovane Dolma, creator italo-tibetana, il cui legame con la famiglia, il legame con l’amore, diventa una bussola nel viaggio della sua vita. Le chiedo come sia cambiato negli anni il suo rapporto con la parola "casa" e cosa significa questa parola per lei e, da subito, colgo nella sua risposta la razionalità di una giovane ragazza che cresce tra Milano e la Brianza, e allo stesso tempo l’influenza spirituale che non posso fare a meno di attribuire al suo nome.
«Da piccoli ci viene insegnato che “casa” è il posto fisico in cui viviamo. Inizialmente la pensavo anche io così, fino a quando la parola casa non è diventata una persona, una città, una sensazione, quella sensazione di sentirsi al posto giusto al momento giusto. Non so spiegarvi cosa mi suscita questa parola però penso che se chiudete gli occhi per qualche secondo pensando alla persona che più vi fa sentire amati ciò che proverete non sarà molto lontano da quello che provo io», mi racconta.
Tra le persone che ama, Dolma mi parla della sua famiglia. Dei suoi genitori, della cultura tibetana nutrita dal papà con i costumi e le tradizioni, e della nonna, costante della sua Domenica. La capacità di queste due cose di tenerla ancorata, stabile. «Non sono una persona semplice, cambio idea molto spesso, ma non me ne faccio una colpa. Ho imparato a darmi tempo, cambiando cambiano anche le persone che mi circondano e così anche i posti che frequento, che abito. In tutte queste metamorfosi sono sicura di una cosa, che non cambierà mai, e questa cosa è la mia famiglia, che in un modo o nell’altro, nel bene e nel male non mi ha mai fatta sentire sbagliata. Ogni lato della mia identità, ogni possibile vittoria, quanto sconfitta non è poi così difficile con loro accanto. Con loro sono intera».
Gli abiti rossi per il Capodanno tibetano, le lasagne della nonna, quelle del pranzo della domenica, tanti i ricordi dell’amore che da sempre li ha circondata, mi confida Dolma. Un amore che cerca di trasmettere con entusiasmo sui social dove ogni giorno esprime la sua visione e creatività. «In qualche modo i social ad ogni modo fanno parte di un ecosistema che chiamo casa, la mia community, quello che condivido anche quello è un modo di abitare».
Riflettendo sul rapporto odierno che abbiamo con i social è naturale pensare al rapporto che di conseguenza abbiamo con noi stessi. Come abitiamo e come impariamo ad abitare il nostro corpo, durante le stagioni della vita. Quando le chiedo a oggi come viva questa relazione, Dolma risponde: «Ho imparato convivere, a farmi sentire a casa, nel mio corpo, nello spazio anche quando non lo sono Le piccolezze i dettagli e fanno la differenza, riuscire a stare bene con se stessi è fondamentale, un processo lungo e senza fine, auguro a tutti di arrivare a questo e di non smettere mai di provarci, datevi delle seconde possibilità ne varrà la pena. Sapersi amare non è poi così scontato».
Asha Salim è una scrittrice e ricercatrice italiana di origine somala, oggi vive a Philadelphia. È fondatrice di The Creal Club una piattaforma che promuove conversazione e benessere creativo tra donne nere e POC.
Produzione di Sofia Ceresero
Foto di Karim El Maktafi
Video di Sofia Atzori













