Ordinare a casa non è più un ripiego: è un mood, una scelta dichiarata, un pezzo d’identità servito in box compostabile. Ogni tap dice qualcosa: cosmopolita col sushi, comfort seeker con la pizza, minimal effort con plaid e skincare. Con una media di 1,5 ordini a settimana, l’Italia 2025 usa il delivery come linguaggio emotivo tra praticità, piacere e soft power sociale.

Convivialità, identità e micro-pleasures

Si ordina insieme (92%), spesso in coppia (55%) o in famiglia (49%), con inevitabili negoziazioni di gusto. La Gen Z trasforma l’ordine in rito collettivo: chat, dibattito e ordini paralleli da ristoranti diversi per evitare drammi. I Millennials oscillano tra tavolate e binge therapy. La Gen X? Squadra fedeltà: i locali “di sempre” sotto casa. Curiosità: Napoli è la più social del gruppo: il 70% ordina in compagnia contro il 59% nazionale.

Perché clicchiamo “ordina”? Perché non si può uscire (45%), per sperimentare cucine nuove (33%), per cenare fuori orario (24%). A guidare la scelta c’è un quartetto molto umano: papille (47%), pancia e sazietà (30%), testa con opzione healthy (13%), occhi ed estetica (11%), come ci racconta il nuovo Osservatorio Just Eat realizzato con Toluna*.

osservatorio just eat
Courtesy photo

Il food è anche sensazione: il 19% cerca texture particolari, il 22% si fa sedurre dal look del piatto. Ma vince il realismo: velocità, costi di consegna e prezzo dettano legge. Sull’eterno “telefono vs app” si nota una spaccatura: la Gen X non teme la chiamata, Gen Z e Millennials restano digital-first, più rapidi e meno frizioni.

E sì, quasi 4 italiani su 10 hanno spacciato un piatto d’asporto per homemade. È il delivery camouflage: perfetto per cene tra amici, aperitivi casalinghi, pranzi di famiglia. Cover story preferite? Lasagne, pasta al forno, dolci: credibili, confortanti e decisamente time-saving. La Gen Z lo vive con ironia, mentre tra i Millennials sopravvive la furbizia low profile: il 60% non confessa mai. Se chiedono la ricetta: sorriso, pausa, cambio discorso. E suona il campanello.

osservatorio just eat
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Delivery & chill, la nuova coccola

Ordinare è self-care: per il 57% rientra nella routine benessere. Film, coperta, pelle che respira e cena che arriva da sola. La Gen Z è la più wellness-oriented: per molti, un piccolo momento di relax che rimette in asse mente e appetito.

Anche la forma e il colore contano: il 67% cura la presentazione, ma solo il 42% ammette di scegliere per “instagrammabilità”. Non è ostentazione, è atmosfera, cura della scena domestica. E addio stereotipi: per il 61% il cibo è genderless. A ispirare? Il feed: il 46% prende spunto da serie e film, il 57% replica trend social. Nuova triade pop: social, streaming, Just Eat.

Il benessere è al centro: mindful eating e ritorno di matcha, kefir e fermentati (+50% ricerche in due anni). L’esperienza si fa multisensoriale (ASMR incluso), e l'influenza della cultura coreana non si ferma: kimchi e tteokbokki diventano pop mentre gli ordini crescono.

osservatorio just eat
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E infine un racconto visivo: Just Eat ha coinvolto SantoManifesto, collettivo creativo che ha tradotto gli insight dell’Osservatorio in due manifesti illustrati, veri “quadri del quotidiano” che raccontano con ironia e autenticità come viviamo oggi il delivery, tra convivialità, comfort e identità. Edizione limitata acquistabili online: per portare a casa, letteralmente, una cornice pop delle nostre nuove abitudini del gusto.

Ordiniamo per fame, sì. Ma in realtà stiamo cliccando emozioni, perché dietro ogni ordine c’è una micro-storia di tempo, appartenenza e voglia di stare bene.


*Ricerca condotta da Toluna per Just Eat a ottobre 2025 su un campione rappresentativo della popolazione italiana attraverso 1.000 interviste CAWI (Computer Assisted Web Interviewing).