Cringe ormai lo diciamo tutti, è il modo in cui etichettiamo momenti imbarazzanti, awkwards come direbbero gli americani, che ci mettono a disagio, impaccio per noi che assistiamo allo scempio e anche per chi ne è protagonista. Deriva dall'inglese to cringe che significa appunto "umiliarsi, rabbrividire, rannicchiarsi, indietreggiare dal disgusto". Un significato più suggestivo e grafico di così è impossibile. Shippare, anche questo è ormai entrato nell'uso comune: significa sperare che due persone si mettano insieme, tifare per loro e per il loro amore. Shippiamo soprattutto protagonisti delle serie tv ma anche cantanti e attori che, nella nostra testa, accoppiati starebbero benissimo. E poi ancora FOMO (fear of missing out, la paura di perdersi cose belle, è finito pure nel glossario dell'Accademia della Crusca. C'è pure il suo contrario, la JOMO), ghostare (quando si sparisce senza dare spiegazioni) ovviamente, dissing (Fedez e Tony Effe chi?!) e demure, trend recentissimo ed entrato ormai nell'uso comune (è un modo ironico per definirsi o definire cose e persone come modeste e aggraziate): sono, questi, vocaboli che abbiamo sentito e usato in modo coerente in una conversazione decine di volte e che, oltre ogni limite anagrafico, sono diventati parte integrante del nostro comunicare, esprimere emozioni, opinioni, paure.

La lingua cambia così come cambiamo noi, è una cosa viva, dinamica: le parole riflettono le cose del mondo, e, quando evolviamo, evolvono anche le cose di cui parliamo e il modo in cui ci riferiamo a loro. Per questo conoscere le parole o le espressioni più usate dalla GenZ e della Gen Alpha, oltre quelle più note, non è solo un modo per tenersi al passo con le mode o per fare bella figura durante le cene, ma anche un sistema per capire questi cambiamenti, per vedere il mondo con altri occhi, per imparare a capire chi siamo e cosa stiamo diventando.

NPC, Glow Up, Bae: come si usano e cosa significano le parole più usate dalla GenZ

Secondo la ricerca della piattaforma di corsi di inglese online Preply, oltre 493 mila persone, nell'ultimo anno, hanno cercato su Google la definizione di NPC: quando la si usa ci si riferisce sostanzialmente a qualcuno che rimane sullo sfondo, sul modello dei personaggi non-giocatori dei videogiochi, che agisce in modo prevedibile o senza personalità. Quando si parla di Glow Up (362 mila e più di ricerche su Google) invece ci si riferisce a un cambiamento, non solo fisico ma anche emotivo, che stimola ammirazione e stima: vuol dire "sbocciare, fiorire" e intende essere un complimento per qualcuno che è, appunto, cambiato in meglio, senza intenzione di giudizio su com'era prima. A un glow up si potrebbe reagire con un sonoro "Slay!" (46 mila ricerche), che è appunto un modo per marcare un'azione, un gesto o un look particolarmente riusciti. Chi fa un glow up e si merita uno slay spesso ha anche il Rizz, che nel 2023 è stata eletta parola dell'anno dall'Oxford Dictionary. Quando ci si rivolge a qualcuno chiamandolo Bae (Before Anyone Else) significa che quella è la nostra persona, ovvero The One. Occhio invece a farsi dare della Karen, regina incontrastata di Tik Tok, prototipo della donna bianca di mezza età che vive in polemica, non fa altro che litigare col prossimo e a cui non sta mai bene niente: sui social ci sono centinaia di video di Karen in real life che fanno cose assurde rendendo la vita altrui difficilissima. Sus vuol dire "sospetto", più che slang è un'abbreviazione del termine suspicious (che arriva dal videogioco Among Us). E poi ci sono, No Cap e Cap vogliono dire rispettivamente "dire la verità" e "bugia". Il glossario è servito.