La femminilità può assumere tante espressioni diverse ed è proprio questo, forse, che rende così difficile ogni tentativo di descriverla. Figuriamoci, poi, quando si tratta di rappresentarla attraverso un'immagine, colta dall'obiettivo della macchina fotografica di chi ha deciso di raccontarla.
Spesso, infatti, non si tratta di una questione puramente estetica, ma anche di saper cogliere il complesso universo che si nasconde dietro la definizione stessa di "femminilità" dove fragilità, orgoglio, spregiudicatezza e ambiguità si fondono insieme in un un mondo personale intimo e a volte sfacciatamente contraddittorio.
È per questo motivo che Giulia Bersani, fotografa di 25 anni residente a Milano, preferisce che siano proprio le ragazze da lei immortalate a mostrare al suo obiettivo l'immagine di sé che preferiscono e con cui si sentono maggiormente a proprio agio. Nessun tentativo di forzare l'interpretazione, quindi, perché Giulia preferisce definirsi una semplice osservatrice e lasciare le sue muse libere di esprimersi con naturalezza.
Un compito che le riesce alla perfezione e che ci regala scatti in grado di raccontare con spontaneità proprio quel complesso mondo dove la ricerca della propria libertà, la ridefinizione costante della propria identità sessuale, le insicurezze e quel giusto senso di vanità prendono forma nelle protagoniste delle sue fotografie.
Qual è il percorso di una fotografa come Giulia Bersani? In questa intervista ci racconta come ha iniziato, cosa pensa della rappresentazione della femminilità in Italia e ci parla della sua collaborazione con uno dei cantautori indie più seguiti del momento, Francesco De Leo.
Ciao Giulia, partiamo dalle presentazioni: parlami del tuo percorso e di com'è nata la tua passione per la fotografia.
"Ciao! All’ ultimo anno di liceo mi sono iscritta ad un piccolo corso di fotografia ed ho scoperto che mi affascinava molto. Un anno dopo, iniziata l’università, non riuscivo a pensare ad altro; ancora non esisteva un mio stile coerente, non avevo idea di quello che facevo, ma sapevo che per stare bene avrei dovuto andare avanti a sperimentare con le foto. La notte sognavo di inquadrare persone e situazioni, appena riuscivo mi organizzavo per fotografare amiche che si prestavano come cavie, anche a costo di trascurare l’università, e in pochi mesi mi è diventato chiaro che avrei dovuto iscrivermi ad un altro corso di fotografia e poi un’ altro ancora. Alla fine ho scelto la Bauer".
Cosa pensi della rappresentazione della femminilità in Italia?
"Vorrei che fosse un po’ più completa. Credo che ci siano infinite sfumature del concetto e che ogni persona abbia una sua femminilità unica. Vorrei che si osservasse di più, in modo rispettoso, senza cercare di catalogare e ricondurre a modelli".
Dal rapporto con il proprio corpo, l'intimità e la maternità: qual è la tua visione invece? Qual è il messaggio dietro i tuoi scatti?
"Sono temi delicati. Io mi limito ad osservare e non credo ci sia un messaggio univoco. In genere le ragazze che fotografo, come me, cercano di accettarsi e di sentirsi libere, in pace con il proprio corpo, le proprie scelte e la propria mente. Ovviamente non è facile, ognuno ha i suoi momenti di insicurezza e sarebbe irrealistico pensare di eliminarli. Come fotografa una cosa che istintivamente cerco di fare è di desessualizzare, almeno in parte, il corpo nudo. Stare nudi è così bello, è un peccato che venga sempre associato alla sensualità più che alla libertà e naturalezza".
Molti brand stanno cercando di cambiare la propria rappresentazione della bellezza: cosa ne pensi? Quali sono i tuoi preferiti?
"Penso “perché no?”. Da un lato non vorrei che la diversità venisse strumentalizzata per vendere, dall’altro devo ammettere che forse alla fine male non fa. In effetti credo che ultimamente la moda stia aiutando molto a modo suo a cambiare la percezione della gente comune contro razzismo, sessismo, transfobia, omofobia ecc".
Francesco De Leo: parlami della tua collaborazione con lui. Che musica ascolti?
"La mia collaborazione con lui per il suo ultimo album “La Malanoche” è stata interessante perché mi ha lasciato libertà completa. Mi ha dato un paio di spunti dopo di che ho interpretato di testa mia e ne siamo stati tutti contenti. Diciamo che non è la persona più facile del mondo da fotografare perché non sta un attimo fermo ma anche quello è stato divertente. Lo seguivo da quando stava con l’Officina della Camomilla che all’epoca era uno dei miei gruppi italiani preferiti. Che musica ascolto? Un po’ di tutto, a seconda dell’umore e della stagione. La mia preferita in assoluto è Bjork".
I tuoi tre account Instagram preferiti
"È difficile sceglierne tre.. i primi che mi vengono in mente sono questi:


















